storia

         

          Originariamente si chiamava "Arenos" (Arenoso) ed era un borgo di origine medievale. Intorno al 1448 fu rifondato da milizie Sqipetare (albanesi) venute al seguito di Demetrio Reres e dei due figli Basilio e Giorgio in aiuto al Re di Napoli Alfonso D’Aragona per reprimere delle rivolte di baroni avversi al potere centrista della monarchia. Probabilmente questi soldati albanesi furono impiegati per la sorveglianza dell'antico itinerario stradale che portava nel Vibonese, attraverso la valle del torrente Usito. Fu comunque uno tra i primi insediamenti albanesi d’Italia (che in successive migrazioni fondarono numerosi altri paesi in Calabria ed in tutto il sud Italia); il nome ripete quello gentilizio della famiglia CarÓfa, feudatari discendenti da un ramo della famiglia Caracciolo (Duchi di Nocera) che lo tennero in segno di gratitudine per la concessione dei terreni fino al sec. XVI. Ancora oggi a Caraffa si parla un antico dialetto albanese, conservato solo per trasmissione orale, che mantiene molti punti di contatto con le parlate tosche (tosk) dell’Albania meridionale oggi lingua ufficiale della terra delle aquile. Il dialetto del nord Ŕ, invece, il ghego (gheg), da cui, forse per estensione Ŕ nato il termine gjegj con cui vengono denominati gli Italo-Albanesi i quali chiamano se stessi ArbŰreschŰ.
Gli iniziali insediamenti erano rappresentati oltre che da Caraffa, anche da
Usito, dislocato pi¨ a valle nei pressi dell'omonimo torrente, e da Arenoso, posizionato sull’omonimo colle alle porte dell’attuale centro abitato. Ben presto tutti gli abitanti si stabilirono sul costone pianeggiante circondato su tre lati da un profondo burrone che Ŕ tuttora il nucleo storico del paese e che per dei guerrieri, osteggiati dai paesi circostanti, rappresentava una buona posizione difensiva. Nel 1783 il disastroso terremoto che scuote l’intera regione distrugge gran parte del Centro albanofono causando un gran numero di morti. Nel 1807, sotto il dominio francese, Caraffa ottiene autonomia gestionale divenendo UniversitÓ (attuale Comune) del Comprensorio di Tiriolo. Nel 1834 giunge in paese, nel corso di un viaggio che ha interessato tutta la Calabria e la Sicilia, Arthur John Strutt, letterato e pittore inglese, il quale descrive e dipinge in splendidi acquerelli l’abito tradizionale di Caraffa. Molti cittadini partecipano ai moti del Risorgimento e fanno parte della missione garibaldina, unendosi all’impresa dell’Eroe dei Due mondi. Dopo l’UnitÓ d’Italia, Caraffa rientrerÓ nel distretto di Catanzaro ed assumerÓ l'attuale nome nel 1867. Notevole Ŕ stata la partecipazione degli abitanti di Caraffa alle due Guerre Mondiali e numerosi caduti in guerra sono ricordati da due lapidi presenti in piazza Luigi Comi, in prossimitÓ del Monumento ai caduti, e sulla facciata della chiesa madre. Tra le due guerre, di rilievo la partecipazione proletaria per l’occupazione delle terre dei latifondi. Negli anni 70 il glottologo Giuseppe Gangale diede grande impulso per la vivificazione della cultura e della lingua albanese.
Tra i personaggi storici pi¨ importanti ricordiamo:
Lorenzo Monteleone (1826-1882) letterato e filosofo, Maggiore Luigi Comi (1838-1916) garibaldino, Girolamo Comi (1856-1887) tenente dell’esercito perito nella battaglia di Dogali, On. Gennaro Miceli (1901-1976) deputato della Repubblica. Gli abitanti del luogo sono chiamati Caraffoti.

Vena di Maida (Výna)
           Secondo lo storico Gaetano Boca, Vena, sorse sui territori confiscati dal re Alfonso I d'Aragona a Luigi Caracciolo, conte di Nicastro e Signore di Maida. I nuclei albanesi di Vena unitariamente a quelli insediatisi a Zagarona vegliavano sulle mosse del Conte Caracciolo e altri elementi dello stesso casato, possessori di tre castelli nei territori che vanno da Girifalco a Maida, a Curinga e a tutto il Lamentino. Vena conta 1500 abitanti.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vena

Abito tradizionale di Vena disegnato da anonimo

Costume di Vena

Abito tradizionale di Vena tratto dal volume
"Costumi degli albanesi d'Italia"

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