Di antiche origini, nel corso del XIII
secolo venne infeudata ai Sangiorgio. Nel 1300, però, era
passata nel dominio di casa Abenante; fu successivamente dei Ruffo di Montalto, dai quali, nel 1472 passava a Diego di Cavaniglia conte di Montella. Dopo le mutevoli vicende
feudali collegate alla discesa di Carlo VIII, che
registravano un passaggio agli Aragona, Re
Federico ne fece vendita, assieme agli altri beni al fratello Ferdinando
per otto mila ducati. Casabona, già Casinova, Terra Casiboni, Casalbuono, toponimi
tutti derivati dal latino Casabundia, "prossima a
cadere". Infatti, Casabona, secondo alcuni, fu distrutta dal terremoto del 1638;
secondo altri dal terremoto del 1783. Gli uni e gli altri, però, concordano che dopo il
terremoto rimase in piedi solo il Convento di San Bernardino,
intorno al quale si raccolse una parte della popolazione (cento fuochi) mentre altre
famiglie si erano trasferite a Belvedere Malapezza (Belvedere), a Monte Spinello
(Spinello) ed a Rocca di Neto. Alcune restarono nel vecchio abitato che venne così a
chiamarsi "Casabona il vecchio"; queste famiglie, in seguito,
abbandonarono definitivamente il sito, per trasferirsi nel nuovo insediamento che finì
col chiamarsi "Casabona il nuovo".
Secondo Strabone potrebbe essere l'antica Chone, o Chene, o ancora Coone, ma è certo che abbia avuto origini molto remote come
attestano i reperti di cui è disseminato il territorio. Una leggenda la vuole fondata da
Filottete, fu certamente anche popolata dai soldati albanesi di Reres
dopo il 1446, ed in particolare la frazione Zinga, limitrofa
a Pallagorio. Durante il periodo francese fu prima legata a Cirò e poi a Strongoli; nel
1807 ebbe l'autonomia comunale.
L'abitato attuale é stato ricostruito su una zona più sicura lungi dai continui calanchi
e frane.E' posto su una collina di tufo marino alla sinistra del torrente Vitravo (Neto)
ed il suo territorio si estende lungo appunto le valli del Vitravo
e dello stesso Neto. Nel territorio debellata la malaria,
favorito dalla Riforma Agraria, dalla irrigazione della Sinistra del Neto e
dall'acquedotto del Lese, la struttura è prevalentemente agricola, con adeguata
produzione di olio, vino, cereali, favette, agrumi, ortalizi. Intenso l'allevamento del
bestiame.
L'intera valle del Neto è zona ricca di emergenze archeologiche. Più abbondanti, come di
consueto, le tracce archeologiche per il periodo del IV° e III° sec. sia lungo il Neto,
sia nelle valli minori.
Nell'intera zona si ha una frequentazione dispersa, la quale faceva, probabilmente, corpo
con la piazzaforte di Petelia.
Da Rocca Bernarda, Mesoraca, Pallagorio, Cerentia, Caccuri, Verzino si hanno ritrovamenti
quasi sempre casuali che documentano tale modello di stanziamento. Casabona subì altri
danni nel sisma del 1832. Ricordiamo come eventi importanti: la festa di San Nicola il 6
Dicembre e la Fiera 24-25 aprile. Gli abitanti si chiamano Casabonési.
Zinga C.A.P. 88070
Frazione di Casabona limitrofa a Pallagorio. Nel 1446 il
casale Zinga fu popolata dai soldati albanesi di Demetrio Reres giunti in Calabria (seconda migrazione
degli albanesi in Italia ).