storia

         

          Gizzeria, sorge sul versante tirrenico e si affaccia nel Golfo di Sant'Eufemia dove è sorto il centro balneare di Gizzeria Lido. Non vanta origini remote, pur essendo parte di un comprensorio archeologico di notevole importanza. Le sole notizie certe della prima costituzione del paese non vanno al di là del periodo Bizantino.
Molto controversa è, anche, l'etimologia del toponimo Gizzeria. C'è chi lo ritiene derivante dal greco Izwsios = essere collocata.
La forma Izaria è, invece da ricondurre alla migrazione albanese. In epoca normanna il nome era stato, al contrario, Yussaria. Da Izaria derivò successivamente Jzaria (1510), poi mutatosi, per ragioni fonetiche, in Jazzaria o Jizzeria. Il nome attuale è in uso dal 1753.
La storia del paese, dopo la distruzione da parte dei Saraceni, avvenuta verso la fine dell'anno mille e precisamente il 981, secondo quanto dicono alcune fonti storiche, è prevalentemente centrata, nei primi secoli, sul monastero greco di San Nicola, un piccolo agglomerato di pochi abitanti, alloggiati per lo più in pagliai ed abituri.
Il cenobio, che sorgeva su un terreno appartenente ai Cavalieri di Malta, ha avuto dapprima una sua vita autonoma, durata fino a quando Roberto il Guiscardo, latinizzandolo, la concesse alla famosa badia benedettina di Sant' Eufemia.
Intorno a questa comunità, si sviluppava così il primo nucleo dell'abitato di Gizzeria, un paese che non avrebbe avuto però un'ulteriore sviluppo se non fosse stato rinvigorito dall'apporto di alcuni profughi albanesi, venuti nell'Italia meridionale per domare la rivolta dei baroni calabresi, capeggiata da Antonio Centelles, il quale si era ribellato al re di Napoli Alfonso I di Aragona.
Le truppe albanesi, guidate da Demetrio Reres, inviato appositamente dall'eroe nazionale Scanderberg, contribuirono valorosamente a riconquistare la Calabria. Stabilitosi, infine, il Reres a Reggio, furono i suoi compagni a fondare, tra il 1448 e il 1450, Gizzeria e numerosi altri paesi della provincia di Catanzaro.
I primi coloni albanesi, quasi tutti poveri e poco rispettosi dei vicini e del potere feudale, per procurarsi da vivere furono costretti a fare scorrerie per le campagne che davano luogo a continui reclami da parte delle popolazioni danneggiate. Solo quando fu loro preclusa ogni speranza di poter rientrare nella loro terra d'origine, l'Albania, essi furono obbligati ad accettare il vassallaggio dei Cavalieri di Malta.
Dalla costituzione in "universitas", tra il 1558 e il 1574, la sua storia come quella di molti altri piccoli centri calabresi, non offre per secoli elementi di particolari novità. Solo alla fine del '700, e dall'avvento dei Francesi, il paese sembra scuotersi da tale atavico torpore, riservando una buona accoglienza ai reparti dell'esercito rivoluzionario, salvo poi a ricredersi nel 1806, quando Gizzeria accolse a fucilate quei Francesi che dovevano rimanervi per tre anni.
Nel '48 è segnalata la presenza di diversi gizzerioti nella battaglia dell'Angitola, nel corso della quale avrebbero dato buona prova del loro valore contro le milizie borboniche. Anche una cellula mazziniana vi sorse e prosperò, animata precipuamente da Antonio Miceli e da quell' Alessandro Toja, che ritroveremo poi tra i "mille" di Garibaldi.
Le sole vestigia di tale percorso storico sono costituite dagli edifici di culto e dai pochi palazzi medio-alto borghesi, con qualche ricerca di ornamentazione ricalcante moduli "neoclassici".
Gli albanesi avevano portato nelle nuove terre, assieme alla lingua, le loro tradizioni, i loro costumi, i loro usi. La comunanza con altre famiglie venute da altre zone della Calabria, in particolare dopo i due disastrosi terremoti del 1638 e del 1783, gli scambi commerciali, le relazioni, i matrimoni con gente dei paesi vicini, modificarono notevolmente il carattere della popolazione, preparando la progressiva scomparsa dell'idioma arbëresh.
Durata fino a tutto l'800, oggi la lingua albanese non è più ricordata ed una piccola traccia rimane solo in qualche singola parola, mentre sopravvive, con qualche variante, il tradizionale costume femminile.
Durante il fascismo il territorio di Gizzeria venne ridotto notevolmente. L'intensa attività di bonifica, preparata dal governo nel 1928 e rivolta alla completa valorizzazione dei terreni dissestati idrogeologicamente, sottopose, infatti, la Piana di Santa Eufemia, acquitrinosa e fonte continua di malaria per i pochi abitanti (in tutto 200), ad un opera di risanamento. Ripristinato, così, l'equilibrio naturale della pianura, il governo fascista costruì anche il nuovo villaggio di Santa Eufemia, edificato secondo gli schemi dell'architettura del tempo con una pianta ottagonale e con una piazza nella quale convergevano otto strade e attorno a cui gravitavano le nuove strutture.
Tra i personaggi illustri ricordiamo: Antonio Miceli (sec. XIX) patriota. Gli abitanti si chiamano Gizzeròti.

 

ritorna