tradizioni

    

          Le manifestazioni pił significative, tipiche della chiesa Greco-Ortodossa, o come dir si voglia del rito Greco-Bizantino, si hanno durante i riti della settimana santa. Le celebrazioni e tutte le cerimonie pasquali avvengono nella splendida cornice della cattedrale di San Nicola di Mira. Sono allietate da una specie di zufolo rudimentale, che i paesani chiamano titarota, formato dalla corteccia di ramo di fico quando č in vegetazione. Il richiamo ai riti dell’antichitą classica č evidente: il flauto č lo strumento che ci ricorda le feste bacchiche, il fico č dedicato a Bacco. In particolare, i lungresi, con questi strumenti, salutano il sole che nasce il giorno di Pasqua e allietano le celebrazioni sacre della buona parola che secondo le tradizioni del rito greco, proprio in quell’ora, si celebrano davanti alla porta della chiesa. Il Venerdģ Santo si svolge una solenne processione e vengono eseguiti canti delle Kalimere. Il Sabato Santo si spargono in chiesa, fiori, che preannunziano la Resurrezione di Cristo. Nella mezzanotte tra il Sabato santo e la domenica di Pasqua, si entra nel periodo delle rusalet e si festeggia al suono delle campane che, presso in Greci, in quell’ora annunciano la resurrezione di Cristo. Poi alcuni gruppi intonano inni sacri della liturgia greca sotto le finestre della gente che ancora dorme, altre comitive si dilettano invitando il villaggio alla festa col canto popolare.
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          Attesa č la festa di Sant'Anna che si svolge il 26 luglio. E' consuetudine della popolazione trascorrere la festa in montagna, presso il
Santuario di Sant'Anna.
A luglio si svolge pure  la festa della Madonna del Carmine e
 
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         il 6 dicembre quella di San Nicola di Mira, con la tradizione di accendere dei falņ (kaminet e Shėn Kollit) durante la vigilia.

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          Da ricordare che nei giorni di Carnevale ( tra le pił sentite ricorrenze del luogo), il paese č rallegrato dal suono di zampogne e fisarmoniche. Varie compagnie girano suonando e facendo tappa presso le famiglie di tutto il paese. Si organizzano tarantelle e vengono intonati i famosi "vjėrshe" di Lungro. La festa si protrae ininterrottamente per tre giorni, richiamando l'attenzione dei centri vicini.

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Nel matrimonio, lo sposo esce col coltello, incontra la sposa e la conduce a casa sua.

Costume tradizionale

Diversi sono i tipi del costume femminile di questa zona dell’Arbėria calabrese: il costume nuziale che, dopo il giorno delle nozze, (martesa) viene indicato come quello di gala; poi l’ordinario, con la variante per le occasioni di lutto; infine, quello destinato alle giovani in attesa di marito. Il costume nei tre centri albanofoni ha poche varianti, con qualche lieve differenza sulla terminologia. Tralasciando quelli di Acquaformosa e di Firmo, esaminiamo con cura il costume di Lungro.

1. Il costume (stolia) di gala (llastri).

Il costume di gala si differenzia prima di tutto per la preziositą delle stoffe, dei ricami e degli ori.

La vestizione inizia con la camicia bianca di cotone o di lino (linja tė bardhė pėlhurie), lunga fino al polpaccio, con ampia scollatura a punta bordata da un merletto (mėlleti), ricamato a mano, plissato ed inamidato, dove vengono poi appuntate le spille che reggono la catena d’oro. Per confezionare la camicia occorrono quattro metri di tessuto lavorato al telaio. All’altezza del seno viene applicata una stoffa in cambrģ di due metri. Il merletto in tulle (mėlleti i rikamartur), largo cm. 15, viene ricamato con filo di seta bianca, inamidato e stirato a piegoline schiacciate a mano.

Si prosegue con le due o tre sottovesti (sutanina). Le prime due si indossano immediatamente sopra la camicia (ljnia) e sono di cotone a quadrettini a tinte chiare, mentre la terza, pure di cotone bianco, presenta una larga bordatura di pizzo ricamato a mano. Le sottovesti sono tutte arricciate in vita.

Un tempo le spose di corporatura magra ed ora le fanciulle che amano nei giorni particolari indossare il costume, venivano avvolte attorno ai fianchi da una imbottitura (kulaēi), legata sul davanti da due fettucce.

Si procede poi indossando la prima gonna o sottogonna (kamizolla) di raso (llastri) di colore rosso o varianti di rosso, lunga fino ai piedi, plissettata e bordata da una larga fascia (cm.15) di gallone d’argento (galun i rėgjėnd), sorretta da due bretelle (qiēėzet) di stoffa color verde. Attorno alla vita, quando la sottogonna viene cucita, si formano dei nodi (dhilpt).

La seconda gonna o sopragonna (cofa), in lamé o raso, č anch’essa plissettata e con il bordo in gallone d’oro (galun ari) che, una volta indossata viene drappeggiata in vita formando, sul retro, una specie di conchiglia e riversandosi poi a ventaglio (rrota) sul braccio destro.

Sopra la camicia lunga, all’altezza delle spalle, viene posto un fazzoletto di seta, generalmente con frange (thekėt) sulla bordatura, per far risaltare il ricamo del merletto.

L’insieme del costume viene completato indossando il corpetto (xhipuni) di lamé celeste, con le maniche ricamate in oro a motivi floreali; gli orli delle maniche e le spalle sono coperte da larghe fasce di splendido gallone dorato.

Tra gli accessori pił importanti e preziosi č da ritenersi senza dubbio il copri tupé (kesa), un diadema tessuto di seta e trapunto con fili d’argento.L’acconciatura dei capelli (kėshetė) č molto complicata ed č sempre affidata ad una esperta: Le chiome si dividono in quattro parti: le due centrali vengono raccolte e coperte con una pezzuola bianca di lino, le altre due laterali vengono avvolte ciascuna con altra stoffa in raso nero. Nelle grandi occasioni e sempre con il costume di gala, naturalmente, la parte centrale dell’acconciatura viene abbellita con l’applicazione della "kesa".

Il costume nuziale si completava con uno scialle (pani) di velo bianco bordato con ricami in filo d’oro.

Per gli altri tipi di costume lo scialle (pani) si presenta a forma rettangolare (cm. 70 x cm. 120) di lana rossa, con frange (thehė) in seta ai tre lati, arricchito con dei ricami ai bordi del filo di seta giallo e nero.

L’abbigliamento regale (stolia) viene impreziosito dagli antichi gioielli di famiglia. Aderente al collo si usa il nastrino di velluto nero con appeso un medaglione d’oro, di varia forma. Una lunga catena d’oro, con altro medaglione, adorna l’ampia scollatura racchiusa dal merletto, su cui fanno altrettanto bella mostra, spille d’oro antico, come d’oro antico sono anche gli orecchini a pendolo, opera di orafi di scuola napoletana.

2. Il costume di mezza festa

L’abito di mezza festa č, invece, composto dalla camicia (linja) bianca di cotone (pėlhurje) con il merletto (mėlleti), dalla sottoveste (sutanina) di cotone, dalla gonna (kamizolla) di seta (sutadhoprie) rossa plissettata con fascia verde sul fondo, dal corpetto (xhipuni) di raso con ricami in cordoncino bianco e, in casi particolari, d’argento.

3. Il costume ordinario

Quello ordinario, di tutti i giorni, si presenta con la camicia (linja) senza merletto; con la gonna di cotone o lana che viene raccolta nella parte posteriore, incrociando le due estremitą della bordura, fermandole con una spilla e dove viene applicata anche l'altra parte rimasta pendente (koēianė); con il corpetto di cotone o di lana nero e ricami in cordoncino bianco; con il grembiule (vandisini) nero a piccoli fiori bianchi.

4. Il costume di lutto

Altra variazione si riscontra nel costume che le donne usavano indossare per partecipare ad un funerale. Al posto della sottogonna (kamizolla) veniva indossata la gonna (cofa) di colore verde, con applicato al fondo il gallone giallo. Prima ancora si indossava il grembiule che serviva per coprire la sottana quando la gonna veniva alzata in entrambi i lati. E con questo tipo di abbigliamento che le donne usavano indossare durante la Grande e Santa Settimana (Java e Madhė) per recarsi in chiesa ad assistere alle solenni liturgie che ricordano la Morte del Signore.

La donna colpita da un grave lutto, come la vedova (kativa) si abbigliava con un altro tipo di costume, anch’esso comunque, composto dalla camicia (linja) senza merletto, dalla sottoveste (sutanina) a fondo nero con fiorellini a pois piccoli, dal corpetto (xhipuni) nero con ornamenti a nastrino nero, dalla gonna (kamizolla) nera plissettata con borduranera, dal grembiule (vandisini) nero, calze bianche e scialle (pani) nero.

5. Il costume delle giovani

E le ragazze da marito? Anche per loro, un tempo, vi era una variante del costume albanese. Si chiamava "kandush": camicia bianca senza merletto, gonna nera e corpetto nero senza ricami.

 

 

costume

Costume di gala

sposa di Lungro

Costume  nuziale

abito lungro

Abito tradizionale di Lungro tratto dal volume
"Costumi degli albanesi d'Italia"

 

 

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