San Leo

 

         Santo Patrono è San Leo, sacerdote e monaco benedettino, che, entrato nel convento di San Felice, posto non lontano dalle terre di Cliternia, viveva santamente, predicando e guarendo molti malati. I suoi miracoli gli procurarono tale fama da essere proclamato Santo dal popolo e dal vescovo di Larino. Morì un 2 Maggio attorno all'anno mille e fu sepolto nello stesso convento di San Felice. Questo fu abbandonato per le continue invasioni barbariche e per i frequenti terremoti. Il corpo del Santo stette più di un secolo sepolto sotto l'altare e un giorno i Conti a caccia con a capo il Conte di Loretello, Roberto di Bassavilla, fra il 1154 e il 1182, scoprirono il corpo del Santo. San Leo fu portato da un carro tirato dai buoi a San Martino e deposto nella Chiesa di Santa Maria. Nel 1728, essendo la Chiesa di Santa Maria pericolante, le ossa di San Leo furono portate nella vicina Chiesa di San Pietro Apostolo ed è rimasto qui fino ai nostri giorni.

 

La leggenda di San Leo e la corsa dei buoi
 
Roberto, Gran Conte di Loretello (Rotello), secoli fa bandì una partita di caccia fra i signori dei paesi vicini. I nobili di San Martino in Pensilis, di Ururi, di Serracapriola, di Chieuti e di Campomarino accettarono l'invito e, nel giorno prestabilito, si riunirono nel vicino bosco di Licchiano. Legati i cavalli al tronco di annose querce, i cacciatori si diedero ad inseguire cingliali e caprioli, che in quel tempo vivevano in gran numero nelle selve del basso Molise. A sera stanchi dalla lunga e faticosa caccia, s'avviarono verso le cavalcature per riprendere la via di casa. Da lungi udirono un gran nitrire di cavalli, affrettarono il passo e dopo un po' videro, con somma meraviglia, le bestie devotamente inginocchiate. Pensando che in quel luogo stesse nascosta qualche prodigiosa cosa, cominciarono a scavare il terreno, e dopo molta fatica, rinvennero una lapide che portava incise queste parole: “Qui giace il corpo del Beato Leone”. Rimossa la pesante pietra, videro un'urna modesta, circondata da un'aureola di luce abbagliante, che conteneva intatte le ossa del santo. C'era anche un cestello con un agoraio, un gomitolo di refe e un ditale, oggetti che chiaramente attestavano come San Leo avesse trascorso la vita nella solitudine del vicino monastero di San Felice, poi distrutto da un terremoto. I nobili cavalieri s'inginocchiarono e ringraziarono Iddio della pericolosa scoperta. Ma, ognuno di essi voleva avere per il proprio paese le preziose reliquie, per cui si accese una fiera disputa, e sul tumulo del glorioso santo si sguainarono le spade. Il Gran Conte Roberto, per sedare gli animi, inviò un messo al vescovo di Larino per averne consiglio. Quest'ultimo propose che aggiogassero due buoi ad un carro e, mèssavi sopra l'urna preziosa, si lasciassero correre gli animali liberamente. San Leo li avrebbe guidati al paese nel quale aveva intenzione di restare e di essere adorato. Così fu fatto. I buoi, fra le grida e le preghiere dei cacciatori, iniziarono una corsa precipitosa, vagando sulle circostanti colline. Una dopo l'altra attraversarono le terre dei nobili convenuti alla caccia. Rotello, Ururi, Chieuti, Campomarino dischiusero festanti le porte per accogliere le sante reliquie; ma il carro passò di gran corsa, senza fermarsi mai. Il giorno trenta d'aprile gli abitanti di San Martino in Pensilis videro viaggiare il carro alla volta del loro paese. Si riversarono in piazza e attesero ansiosi. Fra canti di giubilio, il carro entrò nel paese e, attraversandone la strada principale, andò a fermarsi davanti all'antica chiesa di Santa Maria. I buoi, con sorpresa generale, caddero al suolo come fulminati, e l'urna scomparve. Il popolo tutto si precipitò in chiesa per pregare il Signore affinché rendesse l'urna. Ma quella era sull'altare maggiore tra il fiammeggiare di mille candele e il frastuono delle campane che suonavano da sole a festa. A perpetuare la memoria dell'avvenimento, da allora i sammartinesi, il trenta aprile d'ogni anno, con carri tirati da buoi, si son sempre recati a visitare la fossa in cui giaceva San Leo, per poi tornare in paese ripercorrendo la strada fatta dal carro che trasportò le sacre reliquie. Lungo la via spesso si accendevano gare di velocità. Forse così ebbe principio la tradizionale corsa dei carri di San Martino in Pensilis.

 

wpeBE.jpg (1372 byte)