storia

         

          Pare che il nome derivi dal latino fagus, faggio nome che formava l'essenza boschiva dei suoi dintorni. A  866 m. sul livello del mare Faeto è il paese più alto della provincia di Foggia. Un elemento peculiare di Faeto è la lingua franco-provenzale, ancora oggi in uso ma che và però scomparendo. Varie sono le ipotesi circa l'introduzione nella comunità dell'antica "langue d'Oil". La più accreditata è quella che fa perno soprattutto sull'editto di Carlo I d'Angiò dell' 8 luglio 1269. Secondo questa ipotesi, l'origine di questa isola linguistica francoprovenzale prende il suo avvio esattamente dal gruppo di soldati mandati dal sovrano Angioino a presidiare il centro fortificato di Crepacore (collocato nella zona limitrofa alla chiesa di San Vito (Abbazia benedettina di Salvatore de Faitie) corrispondente all'altura denominata in seguito "Castiglione"). Questi soldati, terminata la guerra, richiamarono le loro famiglie insediandosi definitivamente sul luogo. Verso il 1340 abbandonarono la zona portandosi nella località dove sorge ora Faeto. A determinare questo abbandono di Crepacore e la scelta dei nuovi siti furono vari fattori. Sia il clima della zona rivelatosi non buono, che la constatazione dell'estrema pericolosità del posto (sono noti i tragici sviluppi della vicenda Angioina, con le divisioni e le lotte scoppiate, subito dopo la morte di Carlo I d'Angiò, fra i vari rami della sua Casa, e quindi è immaginabile lo stato della via Traiana con eserciti che salivano e scendevano tra il Sannio e la Puglia, seminando distruzione, terrore, insicurezze: l'essere collocati su quella strada da elemento positivo si era trasformato in elemento negativo, troppo rischioso). A tutto ciò si aggiunge l'offerta di sicurezza che potevano garantire i due Monasteri benedettini del SS. Salvatore e di Santa Maria, per l'insediamento più numeroso nella località dove sorge l'attuale centro di Faeto. Prima della presenza francese Faeto apparteneva alla diocesi di Troia e poi, nel 1440, insieme a Castelluccio Valmaggiore e a Celle San Vito, fece parte della baronia di Valmaggiore. Molto probabilmente subì una ripopolazione di albanesi dopo il 1461. Anno in cui ci fu una grande battaglia a Lago di Sangue, posta tra Greci, Orsara di Puglia e Troia, tra tuppe Angioine guidate da Piccinino e l'albanese Coiro Stresio venuto in aiuto a Ferrante I d'Aragona. Coiro Stresio sgominò le truppe angioine e per questo motivo in dono gli furono concesse terre e possibilità di insediamenti di famiglie albanesi nella zona.
La ricchezza di Faèto è costituita dai boschi che la circondano e dal magnifico panorama che si ammira dal suo belvedere (Alta valle del Celone). Oggi l'obiettivo è proprio quello di valorizzare questa enorme e preziosa risorsa che attira turisti e naturalisti da ogni parte. Già da alcuni anni infatti molti turisti tendono a stabilirsi a Faèto durante i mesi estivi e le vacanze invernali per ritemprare il corpo e lo spirito. Oltre alla possibilità di effettuare passeggiate ed escursioni nei boschi Faèto è rinomata anche per la produzione di un ottimo prosciutto e ogni anno, il 4 agosto, vi si svolge una sagra nota a livello regionale. Insieme ad altri paesi della zona fu danneggiato dal terremoto del 23 novembre 1980. Gli abitanti si chiamano Faètani.

 

stemma di Faeto

Stemma comunale

panorama di Faèto

Panorama

santo

santo 2

I Santi Protettori di Faèto:
San Prospero e San Salvatore

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