Interessanti sono da visitare:
la Rocca
di Entella che è la
costruzione in cui si credette di riconoscere il sito originario della mitica città
Elima;
l'altra grande costruzione è il Castello
di Calatamauro che, forse di origine bizantina, fu conquistato dai Musulmani nel IX
sec. e divenne presto una roccaforte araba. Proprio questa era una posizione strategica
molto adatta a difendere questa zona che costituiva un pò il cuore pulsante della cultura
musulmana in Sicilia. Quando gli "infedeli" furono spazzati via dai Normanni, il
castello sopravvisse ma non ebbe un ruolo rilevante, almeno fin quando non arrivò la
dominazione aragonese. Con la dinastia spagnola il maniero tornò al suo antico splendore
e fu costituita la baronia di Calatamauro, come appannaggio
della famiglia reale;
Abbazia di Santa Maria del Bosco;
Al confine fra il territorio di Contessa Entellina e quello di Bisacquino,
alle falde del monte Genuardo, all'interno di quel che rimane di un antico e vasto bosco
ricco di querce (ve ne sono ancora alcuni esemplari secolari) è immersa l'austera e
grigia mole dell'Abbazia di Santa Maria del Bosco, il complesso monastico più grandioso
della Sicilia, con i suoi 7000 mq.
Già nel 1200 viveva qui una piccola comunità di monaci eremiti che negli anni si era
dotata di un convento e di una chiesa, dedicata alla Vergine per onorare una icona che,
secondo la leggenda, era stata rinvenuta nell'incavo di un albero. Nel Trecento, gli
eremiti confluirono nell'ordine benedettino e a questo succese poi quello dei frati
olivetani. La comunità si ingrandì e si arricchì di feudi e priviliegi e si avvertì il
bisogno di una sede più degna e autorevole. L'abbazia godeva del diritto d'asilo e gli
abbati, tra l'altro, avevano la facoltà di assolvere da quei peccati per i quali
solitamente era richiesta l'autorizzazione della Santa Sede, privilegio assai raro e
ambito, in tempo di scomuniche politiche.
La costruzione del nuovo, attuale complesso venne iniziata nel 1592 e si protrasse fino al
1646. I lavori, commissionati dai religiosi, apportarono un certo benessere all'intera
zona e il monastero divenne uno dei più importanti centri di potere e ricchezza della
Sicilia. Nel 1784 gli Agostiniani calzati presero il posto degli Olivetani.
Il grande complesso consiste di un grande edificio rettangolare, tagliato al centro da
un'ala e diviso all'interno in due parti da altrettanti chiostri di carattere
classicheggiante. Il primo è di forma quadrata e composta da 36 snelle colonne con
capitelli dorici intervallate da archetti e nicchie. Al centro campeggia una fontana
secentesca su basamento ottagonale.
Il secondo, più tardo, ha pianta rettangolare con semplici archi a tutto sesto su liscie
colonne sollevate da alti plinti e con capitelli dorici. Al centro, anche qui, un elegante
fontana, risalente al 1713. L'abbazia consta di quattro elevazioni: due seminterrati
occupati dai locali di servizio, un pianterreno con i due chiostri, il noviziato, il
refettorio, lo scalone regio e altri locali di servizio e il primo piano con le celle dei
frati.
Al grandissimo refettorio si accedeva dal secondo chiostro: la sala fu realizzata nel 1644
per volere dell'abate olivetano Leonardo Ragusa e si orna di un grande affresco, purtroppo
in pessime condizioni, realizzato nel XVIII secolo e raffigurante la "moltiplicazione
del pani". Alla parte superiore si accede tramite due preziose scalinate di steatite:
qui si sviluppano interminabili corridoi sui quali si affacciano le antiche celle dei
frati (circa un centinaio), l'antica libreria, la foresteria, vari ripostigli e la
cappella privata dell'abate, annessa al suo appartamento, nel quale soggiornarono ospiti
illustri, fra gli altri il re di Sicilia Ferdinando I.
La chiesa, progettata dal Vanvitelli e realizzata tra il 1643 e il 1757, è serrata tra il
monastero e il massiccio campanile dalla cuspide piramidale. A croce latina e con un'unica
navata, essa fu costruita utilizzando una bella qualità di pietra grigia. La facciata è
composta da conci squadrati con lesene e capitelli corinzi e al suo centro campeggia un
rosone tompagnato che simboleggia la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli.
La chiesa, dalla struttura imponente, purtroppo è stata molto danneggiata dal terremoto
che sconvolse la Valle del Belice nel 1968 e da crolli successivi. Resta solo il ricordo
delle feste religiose e dei pellegrinaggi che l'animavano, e le opere d'arte che la
arricchivano sono state trasportate altrove. Tra esse ricordiamo il magnifico busto,
capolavoro di Francesco Laurana, che ornava il sepolcro qui posto, della regina Eleonora
d'Aragona, devotissima benefattrice del monastero, oggi alla Galleria Regionale di Palazzo
Abatellis a Palermo.La soppressione degli ordini religiosi e l'esproprio di tutti i loro
beni non risparmiò Santa Maria del Bosco che, smantellata e saccheggiata, venne venduta
all'asta. Fu così che entrò a far parte del patrimonio del barone Ferrantelli, e venne
trasformata in azienda agricola. Oggi appartiene a un nipote del primo proprietario, il
barone Guglielmo Inglese.
Il passaggio in mani private, comunque, ha sortito il positivo effetto di arrestare il
degrado della fabbrica. Diversa la sorte della basilica che, rimasta a far parte dei beni
del vescovado di Monreale, aspetta tuttora un restauro in grado di riportarla
all'originario splendore.
C.D.F.
- la Chiesa
di San Nicola, donata nel 1520 dal conte Cardona
Peralta ai profughi albanesi, fu costruita sul luogo in cui esisteva una chiesetta
dedicata a Maria SS. Annunziata. Venne ampliata e adattata alle esigenze del rito
bizantino con iconostasi, a tre navate con altari laterali. Danneggiata gravemente durante
il terremoto del 1968 fu successivamente restaurata. La facciata si presenta in pietra;
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- la Chiesa
Maria SS. Favara fu costruita vicino alla Fonte della
Favara in cui fu trovata una lastra di pietra con il volto della Madonna. Inizialmente una
chiesetta rurale, dal 1751 al 1771 venne ampliata e abbellita di stucchi. L'interno si
presenta a tre navate. L'abside contiene la Vara in legno rivestita in lamine d'oro con la
statua di Maria SS. della Favara (1660) ornata nel 1878 da marmi. Nelle navate laterali si
trovano affreschi e statue raffiguranti San Francesco, Sant'Antonio e San Pasquale. Nel
1893 fu costruito l'organo a canne (Casimiro Allieri di Bergamo) recentemente restaurato.
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