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"Object
Mandala Floor Pieces with Words" Installazione dedicata a Emily
Havey |
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- Biografia
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.In un racconto a Henry
Martin a proposito del proprio lavoro, Ay-O dice:
."Lavori come Xe e Hole (Buco) sono nati a New York all'inizio
degli anni sessanta, come parte del ..mio
.rifiuto della pittura, e in
special modo della pittura astratta che era nota come "New York
..School".
lo
.sentivo il bisogno di fare qualcosa di veramente originale. Da Xe
e Hole mi sono poi ..mosso verso un
.lavoro di installazione -
Tea House (Casa da tè) - che mi avvicinò rapidamente a quel
..gruppo
di artisti
.che stavano sviluppando una forma di lavoro completamente
nuova, che diventò poi ..nota come
."happening". John Cage era una figura
centrale nel gruppo, l'incontro con lui mi consentì
..d'intuire che
.gli
oggetti quotidiani "ready made" erano la più autentica tra le mie fonti
di ispirazione, ..la vera base del
.mio lavoro d'artista. Questa intuizione
iniziale é quindi diventata la convinzione
..inequivocabile che l'arte
."concreta" é l'unica forma d'arte che io voglio creare. L'arte
"astratta" è la
.sua
.assoluta antitesi...
La
.mia arte trovava il
suo punto di partenza nel mio stesso corpo e io arrivai a
.pensare
intensamente a
.questo come a un mezzo di esplorazione dei sensi con i
quali sono nato. Questi pensieri mi hanno portato dapprima a Finger/Arm/Body
Box (Scatola dito/braccio/corpo) (tatto), ad un lavoro che spruzza
profumo direttamente dal muro (olfatto), alla preparazione di un pranzo
(gusto), a un concerto alla Carnegie Hall (udito), e quindi alla serie
dei lavori Rainbow (Arcobaleno) (vista) che sto ormai facendo da
35 anni... la mia arte è quindi un'esplorazione dei sensi umani... "
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AY-O, artista FLUXUS, a
VENEZIA
Mandala per Emily
Harvey, gallerista scomparsa nel 2004.
L’artista giapponese
AY-O, attivo membro del gruppo Fluxus, ha inaugurato una mostra a
Venezia alla Fondazione Emily Harvey il 7 giugno 2007, dalle ore 18.
L’artista giapponese non era certo al su primo approdo in laguna, dato
che già nel 1966 era stato invitato alla Biennale. Una mostra dei suoi
splendidi Arcobaleno, di cui ricordiamo il neo-Dada "Rainbow Manifesto"
dei primi anni ’60. Il suo lavoro nella sua completezza è sempre
attinente ai sensi: olfatto e gusto, tatto,vista e udito, ma anche la
coscienza come sesto senso ed è tutto questo che ha evidenziato nella
sua performance a Venezia, come già nella sede di New York della
Fondazione Emily Harvey. E’ a Emily Harvey, gallerista di New York,
appassionata agli artisti del gruppo Fluxus che AY-O ha dedicato la sua
performance veneziana di giovedì 7 giugno 2007, dal titolo Oggetti
Mandala. Trattasi di oggetti della vita quotidiana riposizionati
dall’ artista in una griglia predisposta. Con AY-O hanno
partecipato all’esecuzione della performance la sottoscritta Tiziana
Baracchi, artista multimediale veneziana che ha partecipato alla
Biennale nel 2003 e nel 2005, e Jürgen O.Olbricht artista
arrivato per la manifestazione da Kassel, che ha partecipato a
Documenta, molto noto nell’ambiente artistico tedesco ma anche docente
universitario internazionale per aver insegnato in Canada, USA e
Svizzera. Da molti anni sono in contatto con Jürgen O.Olbricht, ma non
avevo mai incontrato AY-O: eppure è stato come incontrare degli amici di
sempre e operare insieme come se fosse stato cosa di tutti i giorni.
Tiziana Baracchi
Ubi Fluxus ibi Motus
Un titolo di una mostra
alla Biennale del 1990 quando le Biennali avevano ancora qualcosa da
dire, da proporre sia sul piano estetico sia sul piano politico. L’oggi
è assai diverso con il monopolio di certe gallerie, di un certo tipo di
mercato che svilisce il ruolo di Venezia: solo una enorme vetrina. Tanto
vale affittarla e non far finta di essere parte attiva quando si sa di
essere accettati a tavola come cugini poveri. Ma l’ignoranza suffragata
dall’arroganza costituisce caratteristica del nostro tempo.
Dell’effimero e non del concreto. Ma a Venezia accadde ancora qualcosa
ma bisogna esserne estremamente attenti. Ecco la presenza di AY-O presso
l’Harvey Gallery un ritornare nella Venezia che ha consacrato Fluxus per
ricordare tutti gli amici che non ci sono più. Un atto di sensibilità
nella confusione del suck americano. Ma noi c’eravamo, abbiamo
avuto l’onore di partecipare e non essere la tappezziera delle grandi
vernissage che poco o nulla hanno da dirci. Ma i più non se ne sono
accorti sempre pronti ad essere clientes in cambio di favori che poco o
nulla hanno a che fare con il significante. AY-O con la sua presenza ce
lo ha ricordato. Un richiamo nella confusione sollevata da sempre per
nascondere il nulla. E qualcuno se ne è accorto come il Kunsthalle di
Bielefeld che ha realizzato una delle più belle mostre, complete su
Fluxus. AY-O c’era con i suoi cubi a testimoniare un fenomeno duraturo e
quindi diventato universalmente legge.
Giancarlo Da Lio
- Links:
-
www.guzzardi.it/arte/archiviomailart/artistimailart/ayo.html

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