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Vittorio Baccelli

 

MAIL ART 17


Il situazionismo può esser definito una forma di pensiero ultraradicale che ha profonde radici nel lettrismo: presi conoscenza di queste idee negli anni 70 attraverso i fumetti che Max Capa diffondeva con la sua fanzine Puzz, conobbi poi Cesarano e altri del suo gruppo, ma questa è un'altra storia. Solo attraverso il dissenso si produce conoscenza e creatività. Lo stesso concetto di vita quotidiana diventa centrale nelle analisi della mail art di discendenza FLUXUS o DADA e porta il peso d'ancor più vicine teorie situazioniste: il deturpare, appunto di situazionista memoria, è spesso presente nella mail art, solo per restare all'esteriore. In queste teorie ultraradicali si evidenzia come l'espressione e lo sfruttamento dei regimi neocapitalisti si concretizzi nella deiezione dell'umano sull'orizzonte di una vita quotidiana banale e priva di qualsiasi significato. Si tratterà allora di realizzare il significato dell'arte: la creatività nella vita quotidiana. Se esiste una scissione tra una realtà senza significato, che è la banalità e la piattezza della vita presente, e un significato senza realtà (anche il mercato dell'arte che separa l'umano dalla creatività) è ovvio che si dovrà ricongiungere questi due momenti resi separati dalla società dello spettacolo e dall'economia dello scambio. Questa dialettica viene sintetizzata dai situazionisti nel concetto di superamento dell'arte. Teorizzazioni stimolanti queste, ma da digerire con molta attenzione!!! Nel settore della mail art che si definisce poesia postale (Piero Simoni, livornese ne fu capostipite in Italia) il pericolo di riproporre il mito del poeta è tanto maggiore quanto più si definisce il mezzo creativo, ma il mailartista è sempre e comunque un poeta postale. Il superamento del mito è reso possibile da una poesia che letteralmente invada i campi e gli strumenti degli altri media e veicoli la comunicazione poetico/postale con parole-oggetto, cassette, ideogrammi, poetogrammi e poesie visive. E il mailartista assieme a centinaia di colleghi partecipa ad una rassegna, e ogni rassegna è un'operazione culturale a sé stante e il "valore" emerge non dalla somma delle opere, ma dalle sinergie che si creano tra loro. Tornando all'arte postale europea che potremo definirla non tecnologica, rispetto a quella USA, salta subito all'occhio che essa basa la sua produzione attraverso riviste autogestite. La mail art europea ha preso il via in Francia e Inghilterra grazie a mostre internazionali quali la Biennale di Parigi del '71 e l'itinerante FLUXUSHOE del '72, diffondendosi poi a macchia d'olio in pressoché tutti gli altri paesi. Alcuni dei principali archivi funzionano anche come mezzo di diffusione di notizie come quello di Klaus Groth in Germania col suo primo bollettino uscito nel '72 dal titolo "International Artist Cooperation", o l'ICC, cioè "International Cultureel Centrum" di Guy Schraen in Belgio. Forma una scuola a parte con sue caratteristiche peculiari e ben riconoscibili, la posta che proviene dai paesi dell'est quali DDR, Polonia seguiti da Jugoslavia e Ungheria: controlli di censura su buste troppo insolite sia in uscita sia in entrata,
 

restrizioni nell'uso delle fotocopiatrici, costo dell'affrancature (questo purtroppo comincia ad essere anche un problema dell'EU), della carta e d'altre materie prime, hanno fatto sì che venisse privilegiato l'uso miniaturizzato di tecniche tradizionali praticabili in casa senza bisogno di costose attrezzature, come ad esempio le serigrafie, le xilografie, i timbri incisi su gomma, foto-cartoline sviluppate nella propria camera oscura. Il tutto racchiuso in buste sobrie esternamente ma preziose nei contenuti quasi sempre su temi ecologico-pacifisti. Stranamente, ma non troppo considerando le forti difficoltà economiche e i gravi problemi di disoccupazione a cui la Germania unita ha dovuto far fronte dopo la caduta del muro, quasi tutti i mailartisti della defunta DDR hanno interrotto o molto ridotto le proprie attività. Al tempo stesso la Germania è il paese che con maggior determinazione si è mobilitato con mostre e pubblicazioni specifiche per conservare la memoria storica delle proprie tradizioni mailartistiche. Curato da un manipolo d'addetti ai lavori, Friedrich Winnes, Lutz Wuhlrab, Birger Jesch, Joseph W. Huber, ha visto la luce il primo volume divulgativo a grande circolazione dedicato all'arte per corrispondenza nella DDR, molto dettagliato sia nella storia sia nelle illustrazioni. Interessantissimo il capitolo dedicato alla censura e alla schedatura dei flussi internazionali di posta creativa compiuta di comune accordo e con paranoica meticolosità da polizia e autorità postale in burocratica sinergia. C'è poi il caso singolare dell'Italia che relativamente alla propria estensione presenta la più alta densità d'artisti postali del pianeta, seconda solo agli USA, come numero di partecipanti nella quasi totalità dei cataloghi e progetti. I motivi di un tale attivismo sono probabilmente molteplici. Predisposizione del genio italico alla interdisciplinarietà, amore per il gioco, sensibilità allo spirito democratico e libertario della rete. Fatto sta che dalle prime esposizioni organizzate dal CDO, "Centro Documentazione Organizzazione" di Parma a partire dal '78, confluiscono nel fenomeno anche diverse linee di tendenza e discendenza quali i contatti con l'area FLUXUS coltivati da Maurizio Nannucci e dal gruppo Zone di Firenze, i vari circoli di poeti visivi, le liste d'operatori portate in Italia dall'esule sudamericano Horacio Cabala, i contatti con le ex riviste underground autoprodotte tenuti da Lucca dall'animatore del "Bureau de l'Art" Vittorio Baccelli che poi darà il via al suo ancora attivo Archivio Storico. A tutto questo fa aggiunta l'infaticabile opera d'autore, divulgatore, presentatore portata avanti da Vittore Baroni dalla sua residenza prima al Forte dei Marmi e poi a Viareggio. Così nella penisola c'è stato un susseguirsi mai più interrotto di progetti, pubblicazioni e opere d'ogni genere e dimensione.

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