MAIL ART ZINES
(articolo di V. Baroni
del 1993 per il catalogo di una mostra di fanzines)
Per chi non ne avesse mai inteso parlare, la mail art è una forma di espressione
multi-mediale (ma perlopiù cartacea) dai confini non ben definiti e definibili, una
"rete eterna" e sotterranea di contatti fra operatori culturali, aspiranti tali
o semplici curiosi di tutto il mondo, andatasi costruendo e ampliando a partire dai primi
anni 60, sul modello di mostre e progetti postali collettivi ideati dall'artista americano
Ray Johnson e altri membri del gruppo Fluxus. Aperta a chiunque, anarchicamente (e
surreal-dadaisticamente) priva di regole prefissate, la mail art contempla essenzialmente
lo scambio gratuito e disinteressato, attraverso i canali postali, di materiali grafici,
poetici, politici, satirici, pornografici o di qualsiasi altra natura, finalizzati ad un
puro e semplice confronto privato di idee ed esperienze oppure ad esposizioni pubbliche a
tema (solitamente tenute in spazi non istituzionali, e di cui viene usualmente inviato ad
ogni partecipante un catalogo o documentazione gratuita, in cambio dei lavori originali),
o anche alla pubblicazione su artigianali rivistine "postali".
Per quanto l'esistenza di riviste di mail art
possa a prima vista apparire un controsenso, essendosi l'arte postale sviluppata proprio
quale alternativa alla comunicazione impersonale, dogmatica e "a senso unico"
dei mass media, la creazione e diffusione quasi sempre gratuita di piccole pubblicazioni
fatte in casa è una pratica estremamente diffusa fra i più attivi
"networkers". E' difatti oltremodo difficile mantenere in vita una
corrispondenza altamente personalizzata, quando il numero dei contatti comincia a passare
dall'ordine delle decine a quello delle centinaia se non addirittura delle migliaia (la
popolazione globale dei circuiti mailartistici è stata stimata aggirarsi attorno alle
centomila unità!): il ricorso alla fanzine permette di evitare una dolorosa selezione
dell'indirizzario.
In Italia, dove l'arte per corrispondenza ha
iniziato a diffondersi solo nella seconda metà degli anni 70, grazie alle operazioni
concettuali di "autostoricizzazione" di Guglielmo Achille Cavellini e alle prime
pionieristiche esposizioni curate dal C.D.O. di Parma, si è assistito nel corso degli
ultimi due decenni alla nascita (e spesso rapida scomparsa) di almeno un centinaio di
testate specificamente mail-artistiche. La capostipite e anche la più longeva fra tali
pubblicazioni è Arte Postale! (con punto esclamativo, per rafforzare il senso di
"diversità" rispetto alle espressioni artistiche tradizionali), fondata dal
sottoscritto nell'Ottobre 1979 e ancora sporadicamente in attività, con 68 numeri usciti
in formati e tirature variabili (dalle 100 alle 500 copie). Nelle sue prime cinquanta
uscite, Arte Postale! ha adottato la formula dell'assemblaggio di pagine originali fornite
dai diversi partecipanti (sull'esempio della storica testata Assembling del critico-poeta
newyorkese Richard Kostelanetz), un procedimento largamente impiegato anche da altri, che
ben evidenzia la natura collettiva, cooperativa e non competitiva di ogni progetto di mail
art che si rispetti. In sintesi, il curatore di una rivista "ad assemblaggio"
richiede l'invio di un certo numero di pagine (solitamente fra le 50 e le 100 copie) su di
un tema specifico o a soggetto libero, i lavori ricevuti vengono poi raccolti in apposito
contenitore o spillati ad una copertina e completati da indirizzario, testo introduttivo e
eventuali altri fogli redazionali. Il processo replica, in veste più effimera e meno
pretenziosa, alcune modalità del multiplo o portfolio d'autore. Le pagine delle
riviste-assemblaggio, in dimensioni che variano dal formato carolina all'A4 della comune
fotocopia, sono infatti solitamente ricche di interventi manuali, colorazioni, collages,
decollages, timbri, oggettini tridimensionali applicati, ecc.: come una piccola,
variopinta ed eterogenea mostra di mail art a domicilio (fra le testate di questo tipo
ricordo Mailartspace International di Romano Peli e Michaela Versari, Bambù di Ubaldo
Giacomucci, Taccuino Apografo di Giuseppe Denti, Copy Book di Lamberto Lambi Caravita,
Sign Post di Serse Luigetti, Rattlestar di Angelo Vitale, Alto di Jean-Paul Morelle, Fuck
e Vittorio Baccelli Magazine di V. Baccelli, Original Art Magazine di Giampiero Bini, Mail
Art Magazine di Roberto Zito, e anche varie confezioni audio-visive del collettivo Trax).
Altre pubblicazioni, molto più simili per
formato e tecniche di stampa alle fanzines circolanti in ambito musicale, si limitano a
selezionare e impaginare testi e immagini significative dal flusso quotidiano di
corrispondenze (oppure raccolgono, tramite invito, materiali originali su un dato tema),
con aggiunta di informazioni su progetti e mostre di mail art, oltre a liste di contatti e
recensioni di riviste similari. Fra le testate ormai "storiche", nate perlopiù
nei primi anni 80, ricordo Art in Opposition di Alberto Gallingani, The Oxidized Look di
Daniele Ciullini, Bela Lugosi Magazine di Lamberto Lambi Caravita (ovviamente a tema
horror), Corto Circuito di Bruno Chiarlone, ArtZine di Bruno Capatti, Poplite di Luca
Brunori e Alessandro Corsi, Last Exit di Antonio Tregnaghi, Techno Body Way di Enrico
Aresu e altri (dedicata al "fumetto postale"), Mail Art Archive di Alessandro
Ceccotto, Ah! L'arte postale di Rino De Michele.
In aggiunta alle riviste puramente
mailartistiche, possono essere prese in considerazione anche pubblicazioni autoprodotte
appartenenti ad aree espressive limitrofe, i cui aderenti hanno fatto proprie modalità e
canali dell'arte per corrispondenza. In particolare, svariate pubblicazioni di poesia
visiva e ricerca letteraria hanno trovato nuovo slancio e linfa vitale interferendo con
operatori del network postale, edite sia come preziosi multipli d'arte, in veste off-set
patinata o in semplice fotocopia da poeti affermati come Adriano Spatola (Geiger/Tam Tam)
e Eugenio Miccini (i quaderni di Techne), oppure da autori più sotterranei (Theatre du
Silence di Giampaolo Guerini, Offerta Speciale di Carla Bertola e Alberto Vitacchio,
Fetiche Journal di Walter Gaspari, Dismisura curata da Giovanni Fontana, Colibrì di
Franco Cavallo, Poesia Visiva S.O.S. di Alfredo Slang, ecc.). Confluenze di interessi di
natura "contro-culturale" hanno indotto a dedicare ampio spazio alla mail art
anche ad un certo numero di riviste poetiche, musicali, o politico-letterarie "di
movimento", specie a cavallo fra anni 70 e 80 (cito ad esempio Sorbo Rosso, Na,
If..., Il Sorriso Verticale, Crash, Adenoidi, quest'ultima uscita anche in versione su
floppy disc).
Nonostante l'alta concentrazione di artisti
postali presente nel nostro paese, è curioso notare in retrospettiva l'assenza di una
testata in grado di raccogliere e sintetizzare, in adeguata formula
tipografico-editoriale, il multiforme patrimonio di idee espresso dal network italiano,
ovvero di servire quale punto di riferimento per quanti intendono avvicinarsi per la prima
volta alla pratica della mail art o per chi, abbandonatala temporaneamente, volesse
rapidamente riannodarne le fila. Ovviano oggi solo in parte a tale lacuna i bollettini
Arte Atre e Net Informer, prodotti da Andrea Ovcinnicoff con carattere eminentemente
informativo (spesso si tratta di un'unica fotocopia dattiloscritta e ripiegata), mentre di
particolare utilità, soprattutto per il corposo indirizzario contenuto quasi in ogni
numero, è anche il battagliero foglio di grande formato Lo Straniero, stampato da Ignazio
Corsaro in edizione bilingue italiano-inglese, così come alcuni numeri speciali a
carattere teorico di Arte Postale!.
La ragione principale della mancata
affermazione di una mail art zine italiana articolata e comprensiva è forse da ricercarsi
soprattutto nell'estrema riluttanza, da parte di quanti percorrono i canali postali, a
mettere mano al portafoglio per acquistare libri, riviste o alcunchè venga posto in
vendita nell'ambito del network, rendendo così impossibile il recupero anche parziale
delle spese di produzione (e del tutto impraticabile la strada di progetti ambiziosi). Del
resto, chi sceglie di utilizzare la rete postale lo fa in gran parte proprio per sottrarsi
alla natura commerciale e mercantilistica del sistema dell'arte ufficiale (o
dell'informazione massificata), è quindi più che comprensibile che costui consideri con
diffidenza le rivistine postali con prezzo di copertina, preferendo praticare le
metodologie del baratto e del libero scambio proprie della mail art. Questo non
rappresenta comunque un grande ostacolo alla diffusione delle testate, dato che quasi
tutte le pubblicazioni hanno tirature ridottissime e sono opera di un'unica persona (che
funge contemporaneamente da editore, redattore, grafico, rilegatore, distributore, ecc.),
solitamente più che bendisposta allo scambio "in natura".
Per esperienza personale, dopo aver tentato a
più riprese di dare ad Arte Postale! una veste tipograficamente più
"professionale" (il N.63 ha copertina fustellata a due colori e contiene un
disco 45 giri in omaggio), ho dovuto in effetti riconoscere che la dimensione più fertile
e appagante della micro-editoria postale è proprio quella del baratto spontaneo,
dell'invio a sorpresa abbinato al più libero e completo fai-da-te: libriccini economici
assemblati pazientemente a mano, numerati, colorati, ritoccati, firmati e impreziositi
copia per copia, prodotti nelle fogge e formati più bizzarri, capaci di stimolare
risposte altrettanto insolite e imprevedibili. La funzione più logica e naturale della
mail art zine pare essere insomma quella di una ludica (e spesso ironica) riappropriazione
di uno spazio mito/mediologico di cui quotidianamente siamo costretti a subire
passivamente gli effetti: ognuno finalmente editore di se stesso (e della propria
personale visione del mondo), in barba ad ogni considerazione di buon gusto, censura,
target, marketing, tiratura, pubblicità, periodicità, scadenze, ecc. Per citare un noto
slogan fluxus-situazionista fatto proprio dalla comunità mailartistica: Distruggi la
Cultura Seria!
