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Anna Boschi

 

MAIL ART :  ARTE CHE VIAGGIA PER POSTA
 
Quando qualcuno viene per la prima volta a contatto con una mostra di arte postale (mail art) , la sua sorpresa è quella di trovarsi di fronte a numerosissimi lavori artistici, di qualsiasi tecnica e dimensione, giunti da tutte le parti del mondo, ed è  immancabile che gli sfugga  la stessa frase: “Ma io credevo che la mail art fossero soltanto cartoline!”
E’ proprio questa la grossa confusione che esiste attorno a questa libera forma espressiva, anche perché – pur essendo presente fin dai lontani anni Sessanta - non è ancora completamente inserita nel  sistema ufficiale dell’arte avendo al suo interno regole come “no jury, no selection, no criticism - no money”, ma attualmente Università, Istituzioni, Musei si stanno attivamente interessando al suo fenomeno, sia dal lato socio-politico che da quello storico, in previsione di poterla ufficializzare.
 
Si tratta invece  di un vero “network” artistico che ha caratterizzato il XX secolo, al di fuori dei canali tradizionali dell’arte, ma non completamente “underground” poiché spazi pubblici, privati e Comuni hanno sempre accettato di esporre opere di mail art relative a progetti a tema, spesso da loro organizzati od anche personalmente  proposti dall’artista/mailartista che ne ha  poi curato la mostra.
La mail art racchiude due parole : mail = posta – art = arte, quindi non cartoline, ma arte che viaggia per posta.  E’ questa la sua caratteristica principale : viaggiare per posta, raggiungere un altro artista di un’altra Nazione tramite la posta, poter esporre – soprattutto da parte degli artisti di Nazioni meno fortunate della nostra – in qualsiasi parte del globo con la sola spesa di una busta e di qualche francobollo – ricevere poi documentazione  della mostra e – punto centrale ed importante  della poetica della mail art – aver intrecciato relazioni con artisti di tutto il mondo uniti in un racconto corale colmo di significati e valori profondi, quali partecipazione, condivisione, superamento delle barriere sociali-politiche-ideologiche.
Pertanto le dimensioni non hanno limiti, se non quelli “postabili”, e le opere possono essere di qualsiasi misura, espressione, tecnica, a scelta dell’artista..  Sono cartoline se l’artista ama  esprimersi in quella dimensione e  possono essere francobolli d’artista,  libri d’artista, copy-art, fotografie se l’artista/ mailartista è solito operare  in quel  determinato contesto.
Nel network circolano moltissimi progetti relativi agli ARTISTAMPS e agli ART-BOOKS,
veri gioielli di concettualità, linguaggio e fantasia.
Non sempre  gli artisti aderiscono al progetto con una interpretazione a tema, bensì spesso inviano una loro personale  opera,  coscienti  però di far parte di questo coinvolgente  abbraccio universale.
Ed anche questo rientra nello spirito della mail art.
 
Questo straordinario circuito deve la propria vita all’artista americano Ray Johnson
(aderente al  gruppo Fluxus  sorto negli Stati Uniti nel 1958) il quale -  prendendo un indirizzo autonomo fuori da tutti i vincoli di mercato -  con la fondazione per parodia nel 1962 della New York CorresponDance School of Art  raccolse in breve tempo  le più ampie adesioni  anche di artisti come Rauschenberg, Yves Klein,  Ben Vautier, Joseph Beuys, Dick Higgins, June Nam Paik, Daniel  Spoerri  e  nel giro di oltre quarantanni è divenuto un vero network internazionale che comprende artisti multimediali di  tutte le Nazioni del mondo e ruota intorno  al pianeta con richieste di partecipazione a progetti sociali, politici, ludici e di attualità.
 
Anna Boschi

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