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MAIL ART : ARTE CHE VIAGGIA PER POSTA
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Quando qualcuno viene per la prima volta a contatto
con una mostra di arte postale (mail art) , la sua sorpresa è quella
di trovarsi di fronte a numerosissimi lavori artistici, di qualsiasi
tecnica e dimensione, giunti da tutte le parti del mondo, ed è
immancabile che gli sfugga la stessa frase: “Ma io credevo che la
mail art fossero soltanto cartoline!”
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E’ proprio questa la grossa confusione che esiste
attorno a questa libera forma espressiva, anche perché – pur essendo
presente fin dai lontani anni Sessanta - non è ancora completamente
inserita nel sistema ufficiale dell’arte avendo al suo interno regole
come “no jury, no selection, no criticism - no money”, ma attualmente
Università, Istituzioni, Musei si stanno attivamente interessando al
suo fenomeno, sia dal lato socio-politico che da quello storico, in
previsione di poterla ufficializzare.
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Si tratta invece di un vero “network” artistico che
ha caratterizzato il XX secolo, al di fuori dei canali tradizionali
dell’arte, ma non completamente “underground” poiché spazi pubblici,
privati e Comuni hanno sempre accettato di esporre opere di mail art
relative a progetti a tema, spesso da loro organizzati od anche
personalmente proposti dall’artista/mailartista che ne ha poi curato
la mostra.
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La mail art racchiude due parole : mail = posta – art
= arte, quindi non cartoline, ma arte che viaggia per posta. E’
questa la sua caratteristica principale : viaggiare per posta,
raggiungere un altro artista di un’altra Nazione tramite la posta,
poter esporre – soprattutto da parte degli artisti di Nazioni meno
fortunate della nostra – in qualsiasi parte del globo con la sola
spesa di una busta e di qualche francobollo – ricevere poi
documentazione della mostra e – punto centrale ed importante della
poetica della mail art – aver intrecciato relazioni con artisti di
tutto il mondo uniti in un racconto corale colmo di significati e
valori profondi, quali partecipazione, condivisione, superamento delle
barriere sociali-politiche-ideologiche.
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Pertanto le dimensioni non hanno limiti, se non
quelli “postabili”, e le opere possono essere di qualsiasi misura,
espressione, tecnica, a scelta dell’artista.. Sono cartoline se
l’artista ama esprimersi in quella dimensione e possono essere
francobolli d’artista, libri d’artista, copy-art, fotografie se
l’artista/ mailartista è solito operare in quel determinato
contesto.
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Nel network circolano moltissimi progetti relativi
agli ARTISTAMPS e agli ART-BOOKS,
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veri gioielli di concettualità, linguaggio e
fantasia.
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Non sempre gli artisti aderiscono al progetto con
una interpretazione a tema, bensì spesso inviano una loro personale
opera, coscienti però di far parte di questo coinvolgente abbraccio
universale.
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Ed anche questo rientra nello spirito della mail art.
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Questo straordinario circuito deve la propria vita
all’artista americano Ray Johnson
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(aderente al gruppo Fluxus sorto negli Stati Uniti
nel 1958) il quale - prendendo un indirizzo autonomo fuori da tutti i
vincoli di mercato - con la fondazione per parodia nel 1962 della New
York CorresponDance School of Art raccolse in breve tempo le più
ampie adesioni anche di artisti come Rauschenberg, Yves Klein, Ben
Vautier, Joseph Beuys, Dick Higgins, June Nam Paik, Daniel Spoerri
e nel giro di oltre quarantanni è divenuto un vero network
internazionale che comprende artisti multimediali di tutte le Nazioni
del mondo e ruota intorno al pianeta con richieste di partecipazione
a progetti sociali, politici, ludici e di attualità.
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- Anna Boschi

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