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Gabriello Grandinetti

 

ABITARE LO SPAZIO, ABITARE IL TEMPO (QUATTRO PASSI NEL VIRTUALE)

© Architetto Gabriello Grandinetti
"Window on Manhattan" Collage su cartoncino Formato A/3 Anno 1980
Indossata la muta in latex sensoriale e avviato il protocollo digitale di accesso,  siamo pronti ad effettuare il viaggio nell'iperspazio.
Superata l'ultima soglia, ancora installata su un principio di realtà, eccoci sospesi come funamboli sulla vertigine dell'immaginario high tech. Performances estetiche prefigurano eventi spaziali stupefacenti.

 

 
Ogni effetto appare liberato dalla sua causa, che per mezzo del transfert d'ordinanza ci consente di abitare in astratto un labirinto a n variabili che ha luogo in un “non luogo”artificiale.
La fascinazione estetica scorre accanto alla trasfigurazione della realtà ma appare affatto destabilizzante. Qui il vero, per dirla con  Dostoevskij, è sempre inverosimile; è la menzogna a renderlo verosimile!
L'utopia sembra condensarsi nella prossimità dell'istante. Ora e subito.
L'era digitale annuncia la fine dell'innocenza e l'inizio della simulazione clonata. Spazio e tempo coincidono nella relatività di un paradosso mentre passato e futuro sono il corto circuito su cui si installa un vuoto pneumatico che isola la coscienza.
 
     
 
Tutto è fermo e niente può aver luogo perchè ha già luogo nell'istante stesso in cui si colloca nell'immaginario virtuale alimentato dalla fantasmagoria dei sogni nel cyberspazio autoreferenziale.
Per la prima volta la storia degli eventi compie un punto di svolta, tutto ciò che implicava una catena di cause ed effetti svanisce, evapora in un delirio di ossimori.
Fin qui, abitare lo spazio e il tempo con la disperante nudità sensoriale del nostro corpo, un fragile imballaggio di molecole in dotazione dalla nascita,  ci ha consentito di percorrere una traiettoria secondo una temporalità lineare. In realtà si tratta di un circuito ellittico che ci riporterà comunque al grado zero.

 

              
 
Questo viaggio, in transito verso territori metropolitani inesplorati, complice il rendering iperreale, oltre ogni plausibile specchio deformante di Alice, non è irreversibile, implica ancora un ritorno ad Itaca, ma saremo in grado di decifrarne il criptogramma prima che si consumi la vita?
Tutto ciò non ha posto argini alla marea dei nostri dubbi che alimentano domande di senso, sprovvisti come siamo di scorciatoie dogmatiche: Dio ha traslocato senza lasciare nessun recapito.
 
      

 

Forse un'imminente Rinascita ci restituirà l'Innocenza perduta. Per cui, se non sarà l'Apocalisse … vorrò sintonizzarmi con l'alba prenatale, amniotica e trasparente, satura di percezioni visive ancora non contaminate da filtri e anamorfismi virtuali. 
 
Gabriello Grandinetti
 
 
 
 
 
 

 

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