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ABITARE LO SPAZIO, ABITARE IL TEMPO (QUATTRO
PASSI NEL VIRTUALE)
- "Window on
Manhattan" Collage su cartoncino Formato A/3 Anno 1980
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Indossata la muta in latex sensoriale
e avviato il protocollo digitale di accesso, siamo pronti ad
effettuare il viaggio nell'iperspazio.
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Superata l'ultima soglia, ancora
installata su un principio di realtà, eccoci sospesi come funamboli
sulla vertigine dell'immaginario high tech. Performances estetiche
prefigurano eventi spaziali stupefacenti.
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Ogni effetto appare liberato dalla
sua causa, che per mezzo del transfert d'ordinanza ci consente di
abitare in astratto un labirinto a n variabili che ha luogo in un
“non luogo”artificiale.
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La fascinazione estetica scorre
accanto alla trasfigurazione della realtà ma appare affatto
destabilizzante. Qui il vero, per dirla con Dostoevskij, è sempre
inverosimile; è la menzogna a renderlo verosimile!
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L'utopia sembra condensarsi nella
prossimità dell'istante. Ora e subito.
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L'era digitale annuncia la fine
dell'innocenza e l'inizio della simulazione clonata. Spazio e tempo
coincidono nella relatività di un paradosso mentre passato e futuro
sono il corto circuito su cui si installa un vuoto pneumatico che
isola la coscienza.
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Tutto è fermo e niente può aver luogo
perchè ha già luogo nell'istante stesso in cui si colloca
nell'immaginario virtuale alimentato dalla fantasmagoria dei sogni
nel cyberspazio autoreferenziale.
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Per la prima volta la storia degli
eventi compie un punto di svolta, tutto ciò che implicava una catena
di cause ed effetti svanisce, evapora in un delirio di ossimori.
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Fin qui, abitare lo spazio e il tempo
con la disperante nudità sensoriale del nostro corpo, un fragile
imballaggio di molecole in dotazione dalla nascita, ci ha
consentito di percorrere una traiettoria secondo una temporalità
lineare. In realtà si tratta di un circuito ellittico che ci
riporterà comunque al grado zero.
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Questo viaggio, in transito verso
territori metropolitani inesplorati, complice il rendering iperreale,
oltre ogni plausibile specchio deformante di Alice, non è
irreversibile, implica ancora un ritorno ad Itaca, ma saremo in
grado di decifrarne il criptogramma prima che si consumi la vita?
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Tutto ciò non ha posto argini alla
marea dei nostri dubbi che alimentano domande di senso, sprovvisti
come siamo di scorciatoie dogmatiche: Dio ha traslocato senza
lasciare nessun recapito.
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Forse un'imminente Rinascita ci
restituirà l'Innocenza perduta. Per cui, se non sarà l'Apocalisse …
vorrò sintonizzarmi con l'alba prenatale, amniotica e trasparente,
satura di percezioni visive ancora non contaminate da filtri e
anamorfismi virtuali.
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Gabriello Grandinetti
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