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- Biografia
- Nato
a Brighton (UK) nel 1961, Luther Blissett è un esponente di spicco della
Mail Art e della Neoist Cultural Conspiracy, conosciuto in molti paesi.
Il suo nome è "plagiato" da quello di un calciatore nero del Wat- ford,
capocannoniere del campionato inglese nell'edizione 1982-83
(protagonista anche di una sfortunata stagione nel Milan appena
ripromosso in serie A, stagione '83-'84. Attivo sin dalla fine degli
anni '70 col suo vero nome (Harry Kipper), LB attira l'attenzione della
stampa popolare inglese nel 1981, con la performance "English Roundabout",
a cui si ispirerà il gruppo pop degli XTC per l'omonima canzone
dall'album "English Settlement", 1982; travestito da "Bobby", LB si
piazza al centro di un incrocio molto trafficato a Tower Hamlets, East
London, e inizia ad impartire agli automobilisti direttive sconcertanti,
finendo per provocare un colossale ingorgo e dileguandosi prima del
(probabile) linciaggio. Nei giorni successivi i Tabloids strillano "Chi
era il falso Bobby?", finché LB non rilascia a "The Sun" un'intervista
in cui annuncia nuovi "street guerrilla acts" e si richiama alle teorie
dell'Internazionale Situazionista. Nel 1984 la sua performance "The
Neoist Guide Dog" sconvolge Glasgow: tenuto al guinzaglio da un'amica
non-vedente, LB cammina a 4 zampe e sale sugli autobus.Quando un
ispettore, più sconvolto che incollerito, vuole fargli la multa perché
privo di biglietto, i passeggeri - benché attoniti - lo difendono
gridando: "I cani per ciechi non pagano la corsa!". Nel 1985 LB
s'intrufola nel furgone di un'agenzia d'affissioni di Lancaster e
sostituisce ai mani-esti pubblicitari della Pepsi manifesti QUASI
uguali... Gli ignari attacchini tappezzano la contea con lo slogan "THE
CHOICE OF A NEW DE-GENERATION", che in breve farà il giro del mondo.Nel
1988, ispirati dal suo romanzo "Pure Mania" (una discussa apologia delle
bande skin-head della capitale), alcuni teenagers del gruppo anarchico
Up Against The Wall diffondono volantini in cui il volto di Margareth
Thatcher è sovrapposto a quello di una malata di linfosarcoma della
mammella, mentre in un riquadro al leader laburista Neil Kinnock viene
fatto esclamare: "SMASH ENGLAND!". Segue un'ondata di arresti e denunce
che coinvolge anche Blissett (ritenuto il "grande vecchio"
dell'operazione) e il tabloid di ultrasinistra "Class War", che aveva
ripubblicato il volantino. LB viene assolto ma da quel momento Scotland
Yard cerca di coinvolgerlo in qualsiasi cosa accada a Londra e dintorni
(contestazioni, sommosse, sabotaggi, scandali, persino affissioni
abusive ecc.). Una vera e propria persecuzione che costa a Blissett
alcune commissioni da parte di gallerie d'arte o enti pubblici, e che ha
il suo culmine all'inizio di maggio 1994, quando un ispettore troppo
zelante accenna alla stampa del presunto coinvolgimento "di un artista
d'avanguardia residente nel Leicestershire" nell'attentato bombarolo di
Bishopsgate, rivendicato dall'IRA. Non ne segue alcuna incriminazione
formale, ma Blissett decide un paradossale contrattacco: trasforma il
proprio nome d'arte in uno pseudonimo collettivo internazionale. "Luther
Blissett" diviene un personaggio "aperto", ridefinibile, a patto che
chiunque in ogni parte del mondo usi quel nome per "firmare" le proprie
performances, opere d'arte, contestazioni, rivolte, scandali,
boi-cottaggi, fanzines, lettere ai giornali...Lo scopo ultimo è creare
UNA MITOLOGIA DELL'IMPROBABILE E DELL'UBIQUO e creare situazioni al cui
interno non esista responsabilità individuale. Recentemente sono apparsi
dei Luther Blissett in scandinavia, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca,
Ungheria, Egitto, Portogallo e Canada. Il nome si propaga attraverso il
network della Mail Art e per vie telematiche. In Italia qualcuno inizia
a raccogliere l'invito, e si spera che i Luther Blissett cartacei,
radiofonici, telematici, musicali, "politici" spuntino come funghi. Non
c'é alcuna condizione né limitazione all'uso del nome collettivo. Non è
necessario iscriversi a niente né avvisare nessuno.
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Ho saputo che stai preparando una
scheda su di me per il tuo Archivio Ceris... Dammi un indirizzo utile e
ti mando qualche cartolina... circa la mia biografia, ti scrivo sotto
una delle infinite possibili...tratta dal mio Archivio Incompleto www.lutherblissett.net
... è un pò datata e non parla degli sviluppi Italiani del Progetto
negli anni 90, ma rende l'idea,
modificala a piacimento...
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- Web
site:
www.lutherblisset.net
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E-mail:
luther4all@yahoo.it
- Luther's
blog: http://luthersyou.blogspot.com/
- Links: www.guzzardi.it/arte/archiviomailart/artistimailart/lutherblisset.html
Uno spettro a molte facce
si sta aggirando per l'Europa
Dall'inizio degli anni
Novanta, Luther Blissett si è affermato come personaggio immaginario sulla
scena delle controculture giovanili europee. Adottando questo pseudonimo
collettivo, migliaia di persone di diversi paesi hanno prodotto beffe
mediatiche, controinchieste militanti, testi teorici e di narrativa. Con
un obiettivo preciso: la guerriglia contro il sistema ufficiale
dell'informazione.
Perché centinaia,
migliaia di persone decidono di adottare lo stesso pseudonimo, di
condividere - non senza contrasti - la stessa reputazione, per
firmare azioni politico-culturali, performances, scritti teorici o di
narrativa e, in generale, "opere dell'ingegno"? A cosa si deve il successo
del nome "Luther Blissett" tanto sul world wide web quanto nel mondo
"reale", nelle strade delle città europee, nell'editoria su carta
stampata, nelle installazioni della Biennale di Venezia?
Da anni semiologi, antropologi, studiosi delle sottoculture giovanili e
del loro rapporto con le tecnologie si interrogano su quali siano
esattamente le caratteristiche di questa sfuggente comunità aperta...1
Come può definirsi "comunità" quello che sembra soltanto un incostante
flusso di informazioni palesemente contraddittorie? Da anni i giornalisti
coniano strampalate definizioni, una meno calzante dell'altra: «pirati
telematici», «terroristi culturali», «artisti radicali» ecc. Da anni
Luther Blissett continua a spiazzare gli osservatori e a mettere in crisi
ogni definizione che non nasca direttamente dalla prassi di chi sceglie di
adottarne il nome.
1. Luther Blissett
Project.
Fin dai primi anni Novanta, "Luther Blissett" si è affermato come
personaggio immaginario sulla composita scena delle controculture
giovanili (e non solo) europee. Firmandosi con questo pseudonimo
collettivo e multi-uso, diverse persone in diversi paesi (attivisti
politici e sociali, artisti, scrittori, saggisti - insomma, "operatori
culturali" di vario genere) hanno prodotto riviste e fanzines (sia
elettroniche sia cartacee), saggi e opere di fiction, dischi, performances,
pièces teatrali, siti web, controinchieste militanti e soprattutto azioni
di "guerriglia mass-mediatica" (beffe ai danni degli organi di
informazione: false notizie, depistaggi, messa in circolazione di leggende
urbane ecc). In Italia il nome inizia a circolare nell'estate 19942.
Nel gennaio 1995, Blissett propina alla trasmissione tv Chi l'ha visto?
il caso di un inesistente artista inglese, tale Harry Kipper (un pun
inglese: "Kippered herring" significa "aringa affumicata"), disperso tra
Nord Italia ed ex-Jugoslavia. Una troupe viene sguinzagliata per mezza
Europa a intervistare presunti amici e colleghi di Harry, in realtà tutti
complici della beffa, la cui rivendicazione fa scalpore e attira su
Blissett l'attenzione dei media nazionali. Da quel momento, parte una
lunga serie di beffe, sempre più clamorose3.
Tra le tante
caratteristiche del pensiero e dell'azione di Blissett, quella che più
lascia perplessi è la feroce, violenta critica al concetto di "Individuo",
inteso come soggetto principe del diritto borghese («Uomo Egoista», lo
definì Karl Marx). In nome di che cosa questo concetto viene continuamente
sbertucciato, cortocircuitato, spinto al paradosso? In certe fasi del
Progetto, è sembrato che Blissett opponesse all'individualismo liberale un
collettivismo da Rivoluzione Culturale, cementato dal culto di un
inesistente Grande Timoniere (appunto, Luther Blissett); in altre, è
sembrato che la critica all'in-dividuum fosse fatta in nome della
divisibilità del singolo, di un'apologia della schizofrenia e del
desiderio sfrenato, con evidenti echi deleuzo-guattariani. La mia
immodesta opinione è che non si possa comprendere il "comunitarismo" di
Blissett senza partire dal concetto di "mitopoiesi", creazioni di mito.
Tempo al tempo.
2. Una definizione?
"Luther Blissett" è uno pseudonimo multi-uso, adottabile da chiunque per
costruire un personaggio virtuale, una versione postmoderna del folk
hero, "anti-eroe dai mille volti", Waldganger la cui
reputazione è costantemente de-costruita e re-inventata da coloro che
adottano il nome. "Luther Blissett" è metodologia dell'anti-copyright
e manifestazione della Gemeinwesen. Vi gira la testa?
3. Un glossario?
Anti-copyright. «Per noi un individuo non è una entità, una
unità compiuta e divisa dalle altre, una macchina per sé stante, o le cui
funzioni siano alimentate da un filo diretto che le unisca alla potenza
creatrice divina o a quella qualsiasi astrazione filosofica che ne tiene
il posto, come la immanenza, la assolutezza dello spirito, e simili
astruserie. La manifestazione e la funzione del singolo sono determinate
dalle condizioni generali dell'ambiente e della società e dalla storia di
questa. Quello che si elabora nel cervello di un uomo ha avuto la sua
preparazione nei rapporti con altri uomini e nel fatto, anche di natura
intellettiva, di altri uomini. Alcuni cervelli privilegiati ed esercitati,
macchine meglio costruite e perfezionate, traducono ed esprimono e
rielaborano meglio un patrimonio di conoscenze e di esperienze che non
esisterebbe se non si appoggiasse sulla vita della collettività [...]»
(Amadeo Bordiga, 1924). E ancora: «La tecnologia dapprima, poi la scienza,
si trasmettono di generazione in generazione come una dotazione dell'Uomo
Sociale, della Specie, che in tutti i suoi individui vi ha lavorato e
collaborato. Nella nostra costruzione il Profeta, il Sacerdote, lo
Scopritore, l'Inventore, vanno verso una pari liquidazione. L'Uomo Sociale
in queste pagine è detto anche Individuo Sociale, il cui senso non è
"persona umana" come cellula della Società; ma invece società umana
trattata come un organismo unico che vive una sola vita [...] Questo
organismo, la cui vita è la Storia, ha un suo Cervello, organo costruito
dalla sua millenaria funzione, e che non è retaggio di alcun Teschio e di
alcun Cranio. Il Sapere della specie, la Scienza, ben più che l'Oro, non
sono per noi privati retaggi, ed in Potenza appartengono integri all'uomo
Sociale» (Amadeo Bordiga, 1957). In ossequio a questa posizione (oggi resa
finalmente praticabile, grazie alle nuove tecnologie di
riproduzione/ compressione/distribuzione dei prodotti intellettuali),
tutto quanto viene firmato col nome multiplo è rigorosamente privo di
copyright, liberamente riproducibile, modificabile, perfezionabile senza
dover rispondere ad alcuna Autorità.
Gemeinwesen.
[tedesco: essere comune] Termine usato da Karl Marx nei suoi scritti
giovanili (1844) e poi "evocato" nelle pieghe dei celebri Grundrisse...
(Lineamenti per la critica dell'economia politica, 1859). Indica la
dimensione collettiva della vera comunità umana, che non s'identifica con
alcuna comunità esistente (Gemeinschaft) o gruppo limitato, ma con
la molteplicità e la ricchezza delle relazioni che il proletariato avrebbe
potuto e dovuto creare nella stessa cooperazione sociale capitalistica,
«una volta gettata via la limitata forma borghese», oltre comunità
fittizie quali la "cittadinanza" e oltre la stessa lotta di classe. La
Gemeinwesen è il principio comunitario che non si «rapprende» mai in
una data Gemeinschaft. Proprio come la comunità aperta di Luther
Blissett.
Le nuove figure del lavoro vivo create dall'estendersi delle tecnologie
informatiche - abituate a lavorare "in rete", a produrre comunicazione
sociale, a collaborare (come richiede il modo di produzione
post-fordista) - sono le più vicine a un'esperienza di Gemeinwesen.
Nelle pieghe del lavoro post-fordista va formandosi una comunità allargata
che vive con crescente insofferenza l'espropriazione e lo sfruttamento
della ricchezza (anche "immateriale", relazionale, emotiva) che essa
produce, a opera di parassitiche multinazionali.
La maggior parte delle persone che adottano il nome di Luther Blissett,
infatti, rientra nella sempre più diffusa tipologia del lavoratore
"immateriale" e/o "atipico" (programmatori, web designers, operatori
culturali, grafici, copy writers, traduttori, lavoratori del "terzo
settore", "lavoratori autonomi di seconda generazione", "popolo delle
partite Iva", ecc).
Folk hero. L'eroe
popolare non è semplicemente l'eroe della mitologia, colui che
«s'avventura oltre il mondo del quotidiano, in una regione di meraviglie
soprannaturali, dove s'imbatte in potenze favolose e vince una battaglia
decisiva, dopodiché torna da questa misteriosa avventura recando in sé il
potere di fare del bene agli altri uomini» (Joseph Campbell, 1949). No,
l'eroe popolare è una leggenda vivente, la sua lotta non è
un'allegoria del ritrarsi nella psiche, bensì ha luogo nel "mondo del
quotidiano", o perlomeno in una sua versione idealizzata. Che quest'eroe
sia realmente esistito o meno, i racconti delle sue gesta sono sempre
stati materia di manipolazione collettiva, per dare una speranza di
rivalsa e una temporanea consolazione a una limitata Gemeinschaft,
come una classe contadina oppressa da tiranni e feudatari di origine
straniera (Robin Hood, Wong Fei Hung), o l'aristocrazia rovesciata dalla
Rivoluzione Francese (la Primula Rossa), ecc. Questo mito rivive nelle
narrazioni guerrigliere, da Ho Chi Mihn agli Zapatisti ecc. Luther
Blissett è un folk hero postmoderno, che non fa riferimento a
un'etnia né a un'élite, bensì a un vasto bacino di "lavoro immateriale"
che si estende su tutto il pianeta.
Waldganger. Il
mito nordico del ribelle che "va al bosco", come Robin Hood e altri
personaggi del genere. Nel 1951 lo scrittore reazionario tedesco Ernst
Jünger scrisse un pamphlet intitolato Der Waldgang (tit. it.
Trattato del ribelle, Adelphi, 1990), in cui descriveva la società
come governata da modelli plebiscitari e sistemi panottici di controllo
sociale. Per sfuggire al controllo, il ribelle doveva darsi alla macchia e
organizzare la resistenza. Nel millenovecentocinquantuno! Che dovremmo
dire noi oggi? Intercettazioni, videosorveglianza ovunque, tracce
elettroniche delle nostre operazioni bancarie, continue violazioni della
nostra privacy...4
Darsi alla macchia è più importante che mai. Questo mito è strettamente
associato alla guerra di guerriglia, ai cambiamenti d'identità, alle
operazioni clandestine e allo spargimento di boatos...5
4. Da che parte è il
bosco?
Lo sviluppo orizzontale e trans-nazionale di Internet porta con sé una
cooperazione sociale potenzialmente autonoma dalle imposizioni
degli stati e delle gendarmerie sovranazionali. Il paesaggio della Rete è
la sintesi di diverse insubordinazioni e di alcune importanti vittorie
politiche (per esempio la mancata approvazione del Computer Decency Act,
grazie alla campagna "Blue Ribbon" del 1996-97), ed è continuamente
modificato dal conflitto. La Rete viene continuamente modificata dalla
pirateria informatica e dalla violazione del copyright. La proprietà
privata delle idee è continuamente sfidata e molto spesso sconfitta. Come
"istituzione", la Rete sta attraversando una crisi di crescita che ha
ripercussioni sull'intera società. A sua volta, questa crisi è un motore
di conflitto.
E' la Rete il bosco da cui colpire. Questa non è una visione acritica (o
utopica) del networking; ovviamente c'è un grande divario tra potenza e
atto, ma potenza e atto sono ormai vis-à-vis, è un duello, e la
Rete è l'OK Corral. Dobbiamo mantenere questa nostra "istituzione"
incompiuta e aperta a qualunque possibilità, impedendo allo stato di
colmare il suddetto divario con la censura, e al capitale di colmarlo con
la pura mercificazione. Non è solo una battaglia per la libertà
d'espressione: è... guerra di popolo. Lotta di classe. Per combatterla,
abbiamo bisogno di una nuova mitopoiesi. Ogni fase storica della guerra
tra classi ha bisogno di una propulsione mitologica. Oggi ci occorrono
mitologie aperte, interattive, nomadiche, nuovi folk heroes e
waldgangers, ma anche inedite situazioni comunitarie, che Blissett
chiama «Picard e Daton su El-Adril».
5. Picard e Daton su
El-Adril.
In una puntata di Star Trek - The Next Generation, intitolata "Darmok"(data
astrale 45047.2) l'equipaggio dell'Enterprise s'imbatte nei criptici e
misteriosi Tamariani, il cui modo di esprimersi è totalmente
incomprensibile agli umani e agli altri popoli della Federazione dei
pianeti. I Tamariani sembrano comunicare tra loro enumerando nomi e date,
nessuna loro frase segue una consequenzialità logica o linguistica. Ai
nostri eroi occorre un po' di tempo per capire che i Tamariani citano
episodi della loro storia e mitologia, episodi che costituiscono dei veri
e propri "precedenti segnico-linguistici"a cui ricondurre la situazione in
cui ci si trova. Ad esempio: «Sha'kah quando caddero le mura» può
significare «Fallimento», «Ho sbagliato!», oppure «Che sfortuna!»; «Temba'h,
le sue braccia aperte» si può tradurre con «Generosità», «Prendi questo
dono», o «Grazie di questo dono»; «Mira'h, le sue vele spiegate» sta per
«fuga», «Andiamo via !» o «Io me ne vado»; «Il fiume Temark durante
l'inverno» significa più o meno «immobilità», «Fermo!» o «Stai zitto!»; «Sindah,
la sua faccia nera e gli occhi rossi» significa «morte», «moribondo», «sto
per morire» ecc. Il linguaggio tamariano non è logico-referenziale ma
immaginativo-simbolico, iconico, analogico, ed evolvendosi non ha dato
luogo a quella che noi chiamiamo "identità".
Da quel poco che lo
spettatore riesce a capire, non si tratta di una "omologazione"
totalitaria all'interno di una società intesa in maniera organicistica, o
(in parole più povere) di un livellamento delle differenze individuali in
nome di una tradizione, di una memoria acritica e monumentale. Al
contrario, i tamariani attingono collettivamente a un patrimonio di storie
e di immagini che si modifica costantemente, e i loro rapporti
interpersonali sono una specie di gioco di ruolo nel quale il singolo si
appropria e/o si sveste di tutti i ruoli e di tutte le "identità"; la
condivisione delle esperienze, la comunanza e la compartecipazione
emotiva, sono per loro tutt'uno con l'essere "singoli", in quanto
prescindono dal concetto di individuo: l'Io dei tamariani è molteplice e
multiverso, la loro soggettività è decentrata. Per questo non c'è una vera
e propria distinzione tra soggetto, predicato e complemento oggetto: nelle
frasi che ho riportato ci sono, genericamente, un "non riuscire", un
"donare", un "andare via" e un "non-agire", azioni di cui si ammettono
serenamente la complessità, la ricchezza di significati e l'irriducibilità
a una analisi logica. La situazione che si crea non viene definita e
intrappolata nel linguaggio.
Il linguaggio tamariano non
è segreto né esclusivo, non è un argot che la comunità crea per difendersi
dal mondo esterno. Anzi, i Tamariani vogliono condividere il loro
immaginario e la loro memoria, vogliono ampliarli e contaminarli per
capire e farsi capire. Difatti, poiché è impossibile capirsi senza
conoscere gli stessi miti, occorre crearne assieme di nuovi, così Daton,
il capitano della nave tamariana, si fa teletrasportare assieme al
capitano dell'Enterprise Jean-Luc Picard su El-Adril IV, un pianeta
disabitato e inospitale, dove essi devono collaborare per sopravvivere e
difendersi dalle irradiazioni di una energia distruttiva. Questa
situazione si ispira a quella definita «Darmok e Tjalad a Tanagra» (due
eroi della mitologia tamariana, intrappolati su un'isola abitata da una
Bestia pericolosa). Resta scolpito nella memoria dello spettatore il grido
d'esultanza di Daton allorché Picard inizia a capire i suoi messaggi: «SUQAT,
I SUOI OCCHI NON PIU' COPERTI!». Dei due si salva solo Picard, ma ormai il
precedente è stabilito: d'ora in poi, tamariani e federati potranno
manifestare l'intenzione di comunicare dicendo: «Picard e Daton su
El-Adril».
6. Una conclusione?
«Picard e Daton su El-Adril» è la necessità di trovare un mito di lotta,
una mitologia comune a tutto l'odierno "lavoro immateriale", quella vasta
cooperazione sociale resa possibile dalle tecnologie informatiche (e non
solo), quella galassia di soggetti che si dibatte per il controllo
poliziesco esercitato dai rentiers della proprietà intellettuale.
La comunità del Lbp è sempre stata tesa a creare una situazione come «Picard
e Daton su El-Adril», il cui risultato sarebbe stato una tipologia
completamente nuova di folk hero, eroe mosso sulla scena del mondo
dai più importanti settori dell'odierno lavoro vivo, quelli che di fatto
rappresentano al meglio lo sviluppo del cervello sociale.
Luther Blissett è stato un primo esperimento, certo coi suoi difetti, ma
importante, perché tendeva al superamento della miseria, della completa
assenza di adeguati miti di lotta, della cristologia d'accatto dei Che
Guevara da T-shirt.
Diventa anche tu Luther Blissett!
Note
1 Cfr, tra le tante fonti di questo
genere, il Rapporto Italia 1999 dell'Eurispes, scheda 41 (L'insurrezione
invisibile: il caso Luther Blissett), pagg 723-748.
2 Nella vita reale, un calciatore
giamaicano di nome Luther Blissett ebbe una certa notorietà in Italia
giocando da centravanti nel Milan nella stagione 1983-84.
3 Per saperne di più sul fenomeno Luther
Blissett: Luther Blissett, Mind Invaders. Come fottere i media,
Castelvecchi, Roma, 1995; Luther Blissett, Totò, Peppino e la guerra
psichica. Materiali dal Luther Blissett Project, AAA, Udine, 1996;
Luther Blissett, Lasciate che i bimbi. "Pedofilia": un pretesto per la
caccia alle streghe, Castelvecchi, Roma, 1997; Luther Blissett, Q,
Einaudi, Torino, 1999; Luther Blissett Project, Nemici dello Stato.
Criminali, "mostri" e leggi speciali nella società di controllo,
DeriveApprodi, Roma, 1999. I primi due libri saranno presto ripubblicati
da Einaudi nella collana Stile Libero.
4 Su come possano conciliarsi l'anti-individualismo
di Blissett e la difesa di un concetto apparentemente borghese come quello
della privacy, cfr Luther Blissett Project, Nemici dello Stato:
criminali, "mostri" e leggi speciali nella società di controllo,
DeriveApprodi, Roma 1999, pagg 165-169.
5 Alcuni giornalisti hanno descritto
Luther Blissett come un "pirata" o un "corsaro". E' un errore. Ok, la
net-culture e le culture underground ortodosse sono piene zeppe di
metafore marinare e, certo, "pirata" è anche chi riproduce illegalmente
materiale protetto da copyright. Ma Luther Blissett è un mito di terra.
Non si respira aria salmastra nei boschi. Il mare è lontano, magari un
orizzonte utopico verso cui il fuorilegge si muove gradualmente. Se c'è un
elemento utopico nella narrazione di Luther Blissett, si tratta
dell'utopia della classe criminale: «mettiglielo in culo e dattela a
gambe», utopia malinconicamente evocata nel film di Gary Fleder Cosa
fare a Denver quando sei morto, un gangster-movie i cui personaggi si
salutano dicendo «Boat drinks!» (nella versione italiana: «Al panfilo!»).
E' il lieto fine di tutti i film i cui protagonisti riescono a fare il
colpo grosso (una truffa, o una rapina): nell'ultima sequenza, li si vede
alle Antille, in barca, col Daiquiri nel bicchiere. E' ovvio che «boat
drinks!» può solo essere una sotto-mitologia propulsiva, non un progetto
realistico, perché non c'è più alcun "altrove", la miseria è dappertutto.
A questo proposito, è molto istruttivo l'epilogo di Getaway di Jim
Thompson. A qualcuno è andata bene: Ronald Biggs, l'inglese che fece la
grande rapina al treno del 1963, scappò in Brasile e, a quanto mi risulta,
è ancora lì. Ma il Waldganger è troppo lontano dal mare, anzi, solo
chi sta nel bel mezzo della terraferma può coltivare «boat drinks!» come
la propria utopia.