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Ruggero Maggi

 

GAC acronimo per indicare il più grande e forse il più controverso artista nella storia dell'arte contemporanea italiana. Guglielmo Achille Cavellini si muoveva a suo agio tra l'autostoricizzazione che lui stesso aveva creato e quel non ben definibile percorso artistico ai ...confini della realtà (tanto per citare una ben nota serie tv che all'inizio degli anni '60 fece sognare tanti piccoli navigatori televisivi come me). Una realtà ai tempi considerata underground. Una fitta rete di contatti tra artisti e non solo - chiamata Arte Postale - che, a ben vedere può essere considerata l'antesignana di ciò che viene ormai chiamato network internazionale.

Torniamo a GAC con cui ho avuto il piacere di condividere per alcuni anni il mio percorso sia artistico che umano. Il momento forse più intenso di questa condivisione è stato senz'altro il viaggio in Belgio organizzato in suo onore nel 1984, in cui abbiamo vissuto a stretto contatto. Fausto Paci, altro grande e caro amico, insignito dallo stesso GAC della qualifica di ambasciatore cavelliniano ed alla cui missione si può dire abbia dedicato il resto della sua vita artistica, conoscendo i miei trascorsi di vecchio frequentatore della Mail Art e soprattutto la grande amicizia che mi legava a GAC, mi ha chiesto di scrivere qualcosa appunto per ricordare questa essenziale tappa del percorso cavelliniano. Non desidero redigere un noioso resoconto od un diario, quindi toccherò solo un paio di momenti salienti, che sono rimasti vividi nella mia memoria.

L'arrivo a Bruxelles di GAC con centinaia di maschere riproducenti il suo volto che l'osservavano alla sua uscita dall'aereo. Le maschere - che avevo realizzato con un semplice sacchetto del pane dopo un ...profetico sogno dove l'intera terra era abitata da esseri con il viso di GAC! - le avevo spedite a Guy Bleus, organizzatore dell'evento, chiedendogli di andare a ricevere il nostro amico con tanti GAC...clonati! Guy aderì al mio invito e GAC si trovò sotto la scaletta dell'aereo (incredibile come Guy ed i suoi amici fecero ad arrivare fin lì ...altri tempi!) tanti piccoli sè stesso che lo festeggiavano!

 



Un altro flash temporale mi fa rivivere l'atmosfera fumosa ed adrenalitica di una sorta di...fossa dei leoni. Mi sembra fosse proprio a Bruxelles o forse ad Anversa. Centinaia di ragazzi attendevano il grande GAC che sempre sorridente e disponibile (una profonda carica umana lo ha sempre contraddistinto) firmava imperterrito braccia, volti e in molti casi seni delle ragazze che, con assoluta nonchalance, alzavano le magliette per farsi lasciare un segno, una scritta dal Maestro italiano! Intanto all'esterno Metallic Avau lavorava con foga creativa ad un grande murale, mentre all'interno risuonava nel frastuono generale la contagiosa risata di Carlo Pittore, grande amante del nostro paese, chiamato anche, non a caso, Pittore Euforico. Altro stacco: un pomeriggio luminoso ma non troppo con centinaia di persone vestite con i loro costumi tradizionali che ci vengono incontro all'entrata di un delizioso paesino belga e sorridendo ci conducono in un grande spiazzo dove, su enormi tavoli, avevano formato la bandiera italiana con centinaia di bicchieri colmi di vino rosso e bianco (io mi soffermai maggiormente su questi due!) e con un non ben identificato liquore verde che preferii lasciare ad altri.

E ancora l'azione assolutamente improvvisata intorno all'Atomium di Bruxelles, in cui era ospitata una mostra di Mail Art dedicata a GAC. Credo si possa, in realtà, considerarla come antesignana del flash mob (con il termine flash mob – dall'inglese flash-breve esperienza e mob-moltitudine – si indica un gruppo di persone che si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un'azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi). Di fronte al simbolo del tanto odiato atomo che in quell'epoca era portatore di nefasti messaggi di guerra mi venne istintivo sdraiarmi a terra in maniera provocatoria e Cavellini, con la sua sensibilità, capì al volo sdraiandosi immediatamente di fianco a me, seguito a ruota da tutti gli altri partecipanti al festival. Un'azione silenziosa che durò - tra lo stupore dei turisti che stavano visitando il monumento proprio in quel momento - sino all'arrivo della polizia, che ci fece alzare.

Infine l'ultima serata ad EEKLO presso il centro di sperimentazione artistica DE MEDIA che ben conoscevo avendovi già esposto in un paio di occasioni. Si parlava, si discuteva di Mail Art ancor prima dei famosi congressi decentralizzati che sarebbero stati ideati da H.R.Fricker e Gunther Ruch (che ricordo con molto affetto e che proprio quest'anno ci ha salutato per l'ultima volta tornando al...mittente, come direbbe Marcello Diotallevi). Uscii per fumarmi in pace una sigaretta quando, nascosta nell'ombra, vidi una figura umana acquattata a terra e con mia grande sorpresa, mista ad un sano...terrore (vorrei vedere voi!), con in mano una pistola! Col cuore che cominciò a dare segni evidenti di un incipiente attacco di tachicardia, chiesi al giovane sempre acquattato a terra, di spiegarmi il perché di tutto ciò e lui di rimando, con il tono più tranquillo possibile, mi disse che sarebbe voluto passare alla storia come colui che aveva ucciso il grande GAC!

Alla mia determinata (anche se interiormente il cuore danzava con ritmi a lui non consueti!) insistenza per saperne di più, il volto del giovane si distese in un largo sorriso lasciandomi subito intendere di avere di fronte un performer ...pazzo finché volete, ma comunque uno che …parlava la stessa lingua (quella artistica intendo) e non un mitomane alla ricerca del suo quarto d'ora di celebrità!

Avvertii comunque gli accompagnatori di GAC, non dimentichiamoci che nell'84 GAC aveva già settant'anni! L'inossidabile GAC naturalmente rubò la scena al giovane virgulto belga completando a suo modo la performance pregando il killer di dargli il tempo, prima di sparargli, di togliersi il suo celebre vestito bianco di Valentino per non sporcarlo di ...sangue!!! Dimenticavo di dirvi che la pistola era naturalmente a salve e che il gesto creativo non comportò nessun danno, salvo che il giovane performer, alzandosi di scatto da terra e dalla sua posizione fetale e probabilmente tradito dall'emozione di trovarsi finalmente di fronte al suo bersaglio, andò a sbattere con un ginocchio contro un albero o qualcosa di simile e fu lui l'unico a subire le conseguenze del suo gesto malsano. Sono però sicuro che considerò l'accaduto comunque come uno dei gesti “creativi” più interessanti della sua carriera... l'uomo che sparo' a Cavellini!

VIVA GAC ORA E SEMPRE!!!!!
Ruggero Maggi

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