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Di
alcune riflessioni sull’Arte alternativa di Lamberto
Caravita
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-“Arte / ‘arte/ s.f. 1.
Attività umana regolata da accorgimenti tecnici e
fondata sullo studio e sull’esperienza/ 2.L’attività
individuale o collettiva, da cui nascono prodotti
culturali o comportamento o sim.che sono oggetto di
giudizi di valore, reazioni di gusto o sim., e il
risultato di questa attività.” *
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-“Alternativo / alterna’tivo
/ agg. Adetto di manifestazione di cultura, d’arte e di
qualsiasi attività in genere, che vengono accettate o
scelte liberamente, in contrapposizione a tutto quanto
viene imposto dal sistema di vita dominante.”*
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* (definizioni tratte da
“Il Nuovo Zingarelli – Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli” – Zanichelli Bologna)
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Arte alternativa ovvero
l'arte come importante mezzo di comunicazione sociale;
l'arte come strumento di aggregazione e di liberazione;
l'arte semplicemente come espressione di sé, senza
pretese. Una rete
di contatti che permette a persone tra loro sconosciute
di incontrarsi e realizzare progetti, e che sfrutta
tutte le potenzialità di questa rete per raccogliere e
distribuire informazioni riguardo a manifestazioni,
incontri ed eventi.
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Per parlare di Arte
alternativa bisogna rifarsi alle sperimentazioni
post-sessantottesche che dilagarono in tutta Europa e
America viaggiando a pari passo con le esperienze pop e
di espressionismo astratto che in quegli anni
costituivano l’arte ufficiale.
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Infatti a partire dai
primi anni sessanta e successivamente per tutti i
settanta, l’arte figurativa in piena sperimentazione ha
cercato di allargare i suoi confini che ne delimitavano
il territorio includendo nuove esperienze fino ad allora
estranee all’arte intesa in senso tradizionale:
entrarono in campo esperienze sensoriali di tipo
tattile, olfattivo ed uditivo atte a guidare il fare
artistico da una funzione oggettuale verso una di
carattere prettamente mentale.
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1. All’inizio fu Fluxus
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Il cambiamento in atto
si deve a Fluxus, movimento alternativo nato agli
inizi degli anni sessanta, come una sorta di
aggregazione di singoli artisti sia americani che
europei e giapponesi tutti collegati al fenomeno
dell’happening, dove la sperimentazione musicale la
faceva da padrone: azioni sceniche dal vivo che
coinvolgevano sia visivamente che emotivamente il
pubblico presente documentate con registrazioni sonore,
fotografie, films Super 8, video, pubblicazioni,
fanzines, ecc.
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Dal fenomeno Fluxus
nascono:
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1-
la Mail Art (Arte Postale) cioè
una produzione e diffusione come scambio di piccole
opere, interventi, idee, ecc, che viaggiano per posta
senza la presunzione di essere opere d’arte; si fa
risalire la nascita di questa fenomeno al 1963 grazie
all’artista americano Ray Johnson (della Mail Art ne
parlerò ampiamente più avanti visto che da anni opero in
questo preciso settore).
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2-
La Performance o events una
azione “scenica” analoga all’happening sopra citato,
lavorando con il corpo, la voce, il movimento e
l’ambiente circostante contaminato da materiali,
immagini, suoni, ecc il tutto documentato
audiovisualmente a testimonianza dell’evento trascorso.
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3-
La Body-art, letteralmente arte
del corpo dove l’artista usa il proprio corpo come
materiale artistico sul quale sperimentare o il corpo di
altre persone da lui coinvolte; sviluppatasi nei primi
anni settanta deriva dalla performance e quindi dagli
happenings.
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4-
L’installazione è la disposizione
di oggetti costruiti ex novo o casuali, anche naturali,
assemblati tra loro che costituiscono un tutt’uno con
l’ambiente in una sorta di esperienza mentale che evoca
concetti altri (collegabile con l’Arte concettuale
dove “arte” è il concetto espresso e non l’oggetto).
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5-
La Video-arte ovvero l’arte nel
video o meglio il video come lavoro d’arte, nasce
dalle riprese che documentano gli happenings Fluxus di
Jhon Cage e degli altri del gruppo, ripresi dall’allievo
di Cage, Nam June Paik che diventerà l’esponente
principale (ancora oggi) di questa pratica artistica.
L’occasione si ebbe nel 1964 quando in America venne
messa in vendita la prima telecamera economica*
portatile con video-registratore che permise di fare
televisione autonomamente. E da quel momento preciso si
sostituirà all’idea di televisione come oggetto, l’idea
di televisione come linguaggio artistico.
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*rispetto a quelle
fino ad allora commercializzate
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In questi trent’anni le
forme d’arte alternativa si sono susseguite affinandosi,
moltiplicandosi, informatizzandosi, attraversando le
neo-avanguardie, affiancando il ritorno alla pittura con
la transavanguardia, per poi contestarla con il
graffitismo e il neo-concettuale, seguendo il ritorno
alla fotografia utilizzando il mezzo digitale, di corsa
verso una cultura globale che a partire dagli anni
novanta del secolo scorso fino ad oggi è più viva che
mai.
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2. Mail Art (quando l’arte
arriva per posta) : le origini
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La Mail Art, un arte a
tutti gli effetti, un arte viva in continuo evolversi,
si colloca fuori dagli schemi rappresentando attraverso
l’espressione creativa il libero scambio delle idee.
Rientra a pieno merito tra i movimenti artistici ma a
differenza di quelli cosidetti storici praticati da una
ristretta cerchia, la Mail Art in quanto arte
alternativa, è aperta a tutti e da tutti può essere
praticata. Chiunque infatti può produrre un’opera ,
scrivere un indirizzo, affrancare e spedire, un’arte
insomma di diffusione, dove non basta realizzare
un’opera come in altre discipline artistiche, bisogna
poi anche spedirla.
Con l’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione,
anche questa forma si è evoluta, dalla cartolina sì è
passati prima alla FAX Art poi attualmente grazie ad
Internet siamo arrivati alla
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e-Mail
Art . Nel mondo i
mailartisti sono sempre in aumento, Anna Boschi,
poliedrica artista bolognese, da anni impegnata in
questo campo scrive “…attualmente la principale
caratteristica del movimento mail-artistico è il
NETWORK, un vero e proprio circuito artistico
internazionale che s’intreccia intorno al pianeta con
richieste di partecipazione a progetti a tema, tramite
messaggi visivi, verbali e sonori, incontri, dibattiti e
performances di gruppo…”.
Incerte e controverse le origini della Mail Art, Enrico
Baj nel suo libro “Impariamo la pittura” (Rizzoli 1985)
le fa risalire al 1954, al poeta e critico francese
Edouard Jaguer e al movimento “Phases”, alle cui mostre,
organizzate in quegli anni per corrispondenza,
parteciparono artisti di fama mondiale come Max Ernst,
Karel Appel, Fontana, lo stesso Baj, ecc.
Poi nel 1962, l’americano Ray Johnson fondò la “New York
Correspondance School of Art” primo stadio di quello che
sarà in seguito il vasto movimento della Mail Art.
Nella ricorrenza del XX Anniversario di questa data, nel
1982 fu stilato a Parma il “1° Manifesto sulla Mail
Art”, Romano Peli, uno dei firmatari nonché redattore,
anni fa me ne inviò una copia, nonostante oggi molte
cose siano cambiate, ritengo possa ancora considerarsi
un testo di riferimento per una corretta attività
mail-artistica.
Andando più indietro nel tempo nella ricerca delle
origini della Mail Art, veri antesignani si possono
considerare le storiche avanguardie artistiche dei primi
del novecento:
i Futuristi italiani, Balla, Depero e in particolare
Cangiullo con la sua “Lettera Futurista tipo Cangiullo”,
una cartolina-modulo predisposta per brevi messaggi, con
la quale la “rete” degli artisti futuristi era in
contatto.
Il movimento DADA’ con le cartoline-collage di Max Ernst
o Kurt Schwitters o le operazioni di cartolina seriale
di Marcel Duchamp. E infine i surrealisti Paul Eluard e
Salvador Dalì con le loro “fascinose” cartoline dal
gusto “surreal-erotico”.
Ma se per queste avanguardie storiche erano rari gli
scambi postali, diverso è stato per il movimento
americano FLUXUS, fondato a New York nel 1961 da George
Maciunas , movimento al quale anche Ray Johnson
collaborò anche se in maniera sporadica. Francobolli,
timbri, azioni postali con cartoline “impossibili” che
rendevano arduo il lavoro del postino, sono alcuni dei
prodotti usciti dalla creatività di Maciunas e soci.
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3. Appunti circa la mia
appartenenza al Network
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I progetti di Mail Art:
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E’ grazie a Demos Ronchi
se mi sono avvicinato nel 1984 alla Mail-Art, anzi
grazie ad una mostra, postuma, che la famiglia organizzò
dopo la sua morte, in collaborazione con il Comune di
Imola e con l’aiuto di vari amici mail-artisti tra i
quali Vittore Baroni. Nel 1986, l’incontro con l’allora
assessore alla cultura del comune di Imola, fu
determinante per la realizzazione di questo omaggio,
che andò ad affiancarsi, completandola, alla mostra
antologica delle opere dell’artista, donate al comune
dalla famiglia, esposte nella Rocca Sforzesca nel
novembre 1986. Nato a Imola nel 1922, Ronchi scompare
prematuramente nel 1978; artista fertile e corrosivo, la
sua ricerca artistica è costituita da assemblaggi che
ricordano vagamente il ready-made di Man Ray o il dada
di Duchamp. Negli ultimi anni della sua vita, si
avvicina al movimento internazionale dell’Arte
Postale-Mail Art, definendola “Rituale oggettuale (senza
fine)”. All’omaggio risposero ben 193 mail-artisti di 38
nazioni, logo del progetto l’inconfondibile bottiglia
sigillata con ceralacca e con all’interno chiusa, una
sua foto e un messaggio-richiesta di aiuto, che Demos
era solito spedire agli amici o nel corso di
performances, affidare alle acque dell’imolese fiume
Santerno
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Ma le prime due mostre
internazionali di Mail Art, quelle che mi hanno fatto
conoscere nel Network, sono state da me allestite a
Massa Lombarda col patrocinio dell’assessorato alla
cultura, nel luglio del 1984 e l’anno successivo nel
settembre ’85.
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La prima edizione si è
svolta dal 15 al 29 luglio 1984 e ha visto la
partecipazione di 72 artisti di 20 nazioni, non male per
gli inizi, avevo infatti conosciuto la Mail Art da pochi
mesi e il mio Archivio doveva ancora formarsi.
Un evento importante di questa prima edizione, la sera
del 20 luglio, fu la performance in due atti dell’amico
Valentino Baradel di Treviso, ma conosciuto a Londra
dove viveva a quei tempi, intitolata “Poema elettrico
- voce più nastro magnetico” con un
divertente-imbarazzante prologo il giorno precedente,
nel locale supermercato tra gli scaffali, i carrelli e
le file alle casse.
Per quella edizione vennero prodotte una locandina e una
cartolina che riportavano i nomi e la nazionalità di
tutti i partecipanti e un video della performance di
Baradel. L’immagine-logo della mostra, da me progettata,
fu quella di un francobollo con il famoso “bacio” tratto
dal film “il Vampiro” con Bela Lugosi come protagonista,
immagine diventata in seguito il marchio del mio
archivio di Mail Art il “Bela Lugosi’s M.A.Archive”.
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L’anno successivo, la
seconda edizione fu articolata in tre sezioni di Arte
alternativa: 1^ sezione GRAFICA con elaborati di 130
artisti provenienti da 27 nazioni; 2^ sezione EDITORIA,
un omaggio a Guglielmo Achille Cavellini con la sua
bibliografia completa (cataloghi, libri adesivi,
francobolli, manifesti,ecc.) e numerose altre
pubblicazioni di Mail Art provenienti da 13 nazioni; la
3^ sezione SUONO con le produzioni TRAX di
Baroni-Ciani-Ciullini, FREE I.D.L.(Firenze), TRIBAL
CABARET (Roma).
Per quella edizione vennero prodotte una locandina, una
cartolina , un video e un catalogo di 22 pagine con una
selezione di immagini anche dell’edizione precedente;
allegato al catalogo cartolina-logo del Bela Lugosi’s
M.A.Archive e adesivo di Cavellini.
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Le Polaroid:
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Sempre lo stesso anno,
dal 25 al 29 giugno 1985, un’altra operazione di Mail
Art venne organizzata in collaborazione con la
Biblioteca e la Consulta del quartiere Fruges di Massa
Lombarda sempre patrocinata dall’assessorato al cultura:
“Corrispondenze istantanee:20+20 Polaroid di Lamberto
Caravita & Eberhard Seifried”. Seifried è un mail
artista tedesco con il quale all’epoca avevamo
instaurato un bel rapporto di amicizia e scambio di
materiali vari non solo legati alla Mail Art, sono molti
anni che non ci sentiamo più, chissà se lavora ancora
nel campo artistico.
La mostra nacque quasi per caso da uno scambio di
Polaroid, all’epoca abitavo nel quartiere Fruges ed ero
membro attivo della Consulta culturale di quartiere che
gestiva tra l’altro la Biblioteca ora soppressa.
La scelta di cimentarsi con uno spazio così ridotto come
può essere quello della fotografia a sviluppo immediato
POLAROID, è derivata dalla voglia di lavorare con un
mezzo singolarmente veloce ed impaziente con il quale è
possibile ottenere ottimi risultati sul piano della
sperimentazione artistica. Le Polaroid prodotte allora
per la mostra, erano in bilico tra pittura e fotografia,
infatti riproducevano interpretandole opere pittoriche,
affichès pubblicitarie e semplici superfici dipinte,
manipolate meccanicamente o manualmente.
Della mostra venne prodotta una locandina e un depliant
nonché una documentazione video.
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La Video-arte:
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Il 9 e 10 ottobre’85 fu
la volta di “VIDEOGRAMMI: notizie dall’avanguardia
elettrica” un video- festival organizzato da me con
la collaborazione di Valentino Baradel (sezione
Video-musica) e Giuseppe Bedeschi (sezione Movie-arte),
sempre patrocinato dall’assessorato alla cultura di
Massa Lombarda e dalla consulta colturale del quartiere
Fruges. Articolato in sei sezioni rispettivamente:
Video-arte, Movie-arte 8mm, Video-poesia, Video- Mail
art, Video-didattica, Video-musica; dell’evento venne
prodotta una cartolina in b/n.
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L’anno successivo, il 20
e 21 settembre 1986 venne ripetuto, allargato, il
video-festival dal titolo “VIDEOGRAMMI 2:corrispondenza
e audiovisivi” dove le corrispondenze erano quella
della Mail art ma anche le corrispondenze tra le diverse
forme di arte alternativa. Le sezioni della rassegna
prevedevano oltre alla Video-arte e alla
Video-musica: - una sezione Audio con
registrazioni da USA, Canada, Japan, Olanda, Germania,
Francia e Italia; - una sezione Audio- storica
con registrazioni futuriste di Martinetti, Depero,
Balla, Farfa Russolo, e Dada con Schwitters, Tzara
ecc.; - una sezione Polaroid con opere da Italia,
Yugoslavia,Inghilterra,Francia,Germania,USA,Japan - una
sezione Diapositive con opere da Italia,
Germania, Spagna, Belgio, Danimarca, Brasile; - una
sezione Film 8mm con opere provenienti da Italia,
Germania, Brasile, Canada;- per quanto riguarda la
sezione Video-Arte, un’ampia rassegna fu quella
inviata dalla Technical University di Berlino con 12
artisti, l’Italia con sette artisti, la Francia con un
artista, la Gran Bretagna con 2 artisti e una serie di
quattro PaintBox; - infine la Video-Musica fu
articolata in 3 sezione: -1. rock storico “alla
ricerca del suono perduto” con filmati di Doors, Joy
Division, Tuxedomoon, Siouxie and the Banshees, Bauhaus,
The Stranglers, Ultravox; -2.Video Wawe’86 con il meglio
della new wawe dell’anno (c’erano dei pezzi bellissimi
di Laurie Anderson , dei Psychic TV ed altri); -3.Non
Stop Clips; -4.VideoRock targato Italia con i gruppi
alternativi dell’anno. Della rassegna sono stati
prodotti una locandina a due colori e un catalogo
autoprodotto con le immagini che documentano la due
giorni e la riproduzione delle Polaroid esposte.Da
quegli anni ad oggi, molti sono stati i progetti di arte
alternativa e Mail Art che ho organizzato ma di questo
ne parleremo in una prossima pubblicazione. Lamberto
Caravita (novembre 2003)
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