Una testa vuota di Grandinetti

La Mail Art più che una nuova tendenza artistica è stata considerata come l’evoluzione e l’esperienza culturale dello spirito del Fluxus. Un movimento internazionale questo, che si distinse per una serie di azioni, interventi, creazioni di spirito squisitamente neodada. Dal Fluxus proviene uno dei padri della Mail Art, l’americano Ray Johnson. Nel 1962 mandò per posta e per la prima volta nella storia dell’arte, i suoi lavori a critici e storici dell’arte pretendendone insieme al ritorno un giudizio critico ("Add to and return to"). Johnson usava il servizio postale per i suoi contatti perché gli permetteva di raggiungere artisti e critici senza grosse spese di trasporto e senza inutili presentazioni di rito. Fondò su questo concetto rivoluzionario la New York Corrispondance School of Art Scuola d’arte "per corrispondenza" appunto, perché considerava tutti gli elaborati spediti e scambiati rigorosamente per posta, vere e proprie opere d’arte. Le buste, i francobolli, i timbri autoprodotti e tutte le opere di ogni tecnica o tema finirono per confluire in un’operazione artistica a vasto raggio sfociata oggi anche nel network. Lo spirito della Mail Art era ed è uno solo: L’opera è dono, scambio culturale, non certo una venale proposta di vendita come si considerava nell’arte così detta tradizionale. L’ultima opera d’arte di Johnson però non è un messaggio epistolare bensì una macabra performance… la sua morte. Il

Una installazione di Christo

suicidio di Ray infatti appare ancora oggi un mistero, un irrisolvibile ed enigmatico puzzle di strani avvenimenti che ruotano intorno alla sua scomparsa. La sua morte era stata già prevista. Era stata ben congegnata, organizzata e ben documentata come sappiamo. Alcuni bambini, unici testimoni oculari dell’evento, lo hanno visto infatti nuotare a dorso tranquillamente, vestito di tutto punto nelle acque gelide del Sag Harbor di New York dove si era gettato prima di sparire per sempre nel vortice delle sue acque. Una performance così bizzarra, una morte annunciata, se vogliamo, non ha precedenti nella storia dell’arte. Infatti tre giorni dopo la sua morte, a conferma di quando detto è stata recapitata una fantomatica e sibillina lettera presso i suoi familiari in cui si leggeva chiaramente: “Se hai ricevuto questa lettera vorrà dire che sono morto”. E’ stato però On Kawara, uno dei massimi esponenti dell’arte concettuale americana, ad aver conferito aura di progettualità alla Mail Art. Nata come gioco eversivo ai margini del sistema "I got up" del 1969 è il susseguirsi di più

Un'opera di Padin

operazioni (cartoline postali inviate tutti i giorni per 4 mesi ad artisti, critici, amici, con l’indicazione dell’ora in cui si era alzato dal letto) e "I am still alive" (Sono ancora vivo) del 1970 (telegramma inviato a Sol Lewitt, che ne trasse 74 variazioni). In questo modo la Mail Art si collocava come l’ala più dinamica e democratica", per così dire, di un’arte che rifiutava gli oggetti per affidarsi ai messaggi immateriali e alle operazioni sul linguaggio della comunicazione. La Mail Art è sicuramente lo scambio culturale di idee, creatività fra artisti visivi, audio e letterari. E’ considerata a giusta ragione l’ultima avanguardia artistica dell’arte moderna e per il suo continuo e camaleontico rinnovarsi, vuoi per il variegato operato, vuoi negli avvicendamenti frequenti di nuovi autori e di nuove proposte culturali è ritenuta immortale. Dagli anni “60” una vasta diffusione di opere ed artisti testimonia una sua tendenza infinita e in continua espansione. Sono nati gruppi internazionali in stretta relazione e la costituzione di associazioni, esposizioni, progetti, conferenze, seminari, musei ed archivi che la rendono una cultura e un movimento internazionale senza precedenti.

Claudio Grandinetti

 



 

 
M.I.M.A. Museo Internazionale Mail Art
by Claudio Grandinetti

 

Via Popilia n° 208/B  87100 Cosenza ITALIA

 

Info: claudiograndinetti@tiscali.it
claudiograndinetti@yahoo.it
 
Tel. 0984 33480 - Cell. 330863221

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