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           Maurizio Vitiello su Filippo Alto

UN ASTERISCO PER FILIPPO ALTO

 

 
 
.......... Ho rivisto con piacere, dopo tanti anni, grazie ad un contatto della brava e competente amica gallerista Ester Milano, la signora Alto, moglie di Filippo, tra gli affollati stands dell' "Expo Arte '99", allestiti negli ambienti della "Fiera del Levante, di Bari.
.......... .E proprio al centro del punto espositivo dell' 'Associazione Culturale Ester Milano" ho potuto rivedere una serie di dipinti di Filippo Alto, artista prematuramente scomparso, che ho conosciuto, nel 1973, in una simpatica manifestazione a Melfi.
.......... .Melfi è una cittadina accogliente su cui s'erge il castello, che all'epoca era chiuso. Partecipavo in veste di giovanissimo critico ed è viva nella mia memoria, ancora oggi, quell'interessante esperienza sul campo.
.......... Ricordo con viva simpatia i lucani Giuseppina Lafiosca, Nicola Pavese, i pugliesi Giuseppe Gigante, Filippo Alto, Pansini, Gaetano Montemurro, i napoletani Mario Diana, Aldo Marsico, Ena Villani, Alfredo Avitabile .....
.......... Soggiornavamo in un albergo ospitale e ci si vedeva a tavola tre volte al giorno e con grande apertura si parlava di tutto.
.......... Si scambiavano informazioni sul mondo dell'arte e si discuteva briosamente e, talvolta, con gran passione.
.......... Confronti animavamo lunghe ed esaltanti conversazioni.
.......... Per due volte sedette con noi per un pranzo e per una cena Roberto Murolo, che risaliva, umilmente e faticosamente, la china del successo.
.......... Cantò per noi, anticipando il suo intervento serale in una piazza gremita.
.......... Furono giorni di grande spensieratezza.
.......... Trattandosi di un'estemporanea di pittura, gli artisti provvedevano a sopralluoghi in zone discrete o s'installavano con cavalletto, tela e pennelli al mercato, attraversato da movimentati e vivaci clamori, da mille richiami e da variegati colori.
.......... In alcune pause pomeridiane ci trasferivamo con diverse autovetture sul Lago di Monticchio ....... e se ci attirava un ristorante non ci negavamo una sortita, mentre la sera andavamo in cerca di trattorie per mangiare castagne, bere vino rosso, di quello buono che si fa ricordare, e familiarizzare con i contadini della zona; si sa, l'artista va sempre in giro per cogliere visi e situazioni.
.......... Filippo Alto era l'artista autodidatta che s'era trasferito e viveva a Milano.
.......... Dal 1968, dopo un soggiorno sul lago di Garda, la città meneghina gli offriva risposte concrete.
.......... Si sapeva che aveva mercato e contava su buoni canali di diffusione.
.......... Le riviste nazionali gli concedevano spazio.
.......... E questo all'epoca contava.
.......... I lavori dell'estemporanea furono tutti esposti in un gran salone e la gente di Melfi incominciò ad affluire.
.......... Arrivò anche la commissione giudicatrice e se ben ricordo, tra gli altri, c'era Toni Bonavita, che, poi, gli dedicò un articolo su "Il Tempo" di Roma.
.......... Vinse il primo premio alla Mostra "Croce del Vulture" Filippo Alto, forse interpretando quello che la gente desidera fosse raccontato di Melfi.
.......... I suoi lavori sono indubbiamente la trascrizione di sentimenti legati alla terra.
.......... Molti critici e scrittori hanno commentato la sua produzione e la sua attività, e tra questi: Antonio Rossano, Carlo Munari, Raffaele De Grada, Rossana Bossaglia, Sebastiano Grasso, Roberto Sanesi, Maurizio Calvesi, Carlo Bo.
.......... Certamente la sua pittura, d'impianto semplice che s'accordava a trattare profondi spaccati interiori, intendeva cogliere quegli umori che la natura offre e di cui l'uomo intende e sente il fascino estremo.
.......... Una poesia costante e chiara sottintende e sottolinea, quasi come un "fil rouge", l'intera sua produzione, sempre motivata a riacciuffare un ritorno alle origini.
.......... Le sue memorie metropolitane contraddistinte da porte, finestre, poggioli, che compongono scene sovrapposte o attraversate da volute duplicazioni, recitano il ruolo di simboli attivi.
.......... Alle finestre che si spalancano in multiple versioni, alle porte che fanno immaginare una vita gioiosa, ai poggioli che avvertono la voglia di comodità casalinghe s'afferrano trionfi della natura.
.......... L'architettonico deve far i conti con la piante, il sole e i frutti della terra.
.......... Filippo Alto quando rientrava in Puglia rivedeva i grandi paesaggi e i recinti delle architetture tradizionali e l'emozione e la gioia del ritorno gli facevano riaffiorare alla mente le prime scoperte e i primi dolci abbandoni.
.......... La sua pittura ha ringraziato Dio e gli ha permesso di sorvegliare l'amaro e il dolce delle sue radici.
.......... Ispirato e suggestionato ha tentato di impaginare ritmi di luce, giovanili sequenze, tributi alla terra nei suoi quadri.
.......... E, così, ha sempre ricordato la sua patria pugliese.
 
Napoli, 2000

Maurizio Vitiello

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