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           Maurizio Vitiello su Carmelo Arden Quin

Breve scheda su Carmelo Arden Quin

 

Carmelo Arden Quin

Carmelo Arden Quin è nato il 16 marzo 1913 a Rivera, in Uruguay, ed attualmente  risiede a Parigi. Inizia nel 1932 l’attività artistica e gli studi di storia dell’arte, diritto, letteratura e filosofia. Conosce nel 1935 Joaquin Torres-Garcia. Dal 1936 milita contro il fascismo spagnolo. Affronta molti viaggi e compie escursioni.. Nel 1941 è co-fondatore della rivista”Arturo”. Costituisce nel 1943 i1 ”Gruppo Arturo” con Edgar Bailey, Gyula Kosice, Tomás Maldonado, Lidy Prati, e stende il primo premanifesto madi, detto “Manifesto di Arturo”. Nel 1944 elabora i primi lavori a rilievo frazionati da aperture sullo spazio esterno: pitture dai supporti poligonali e sculture mobili, coplanari, quadri oggetto. Nel 1945 è presente alla prima esposizione “Arte-Concreto-Invencion” e legge il secondo premanifesto.  Nel 1946 fonda e promuove il “Movimento Madi” con Martin Eignacio Blaszko, Esteban Eitler, Salvador Presta, Gyula Kosice, Rhod Rothfuss. La prima mostra di arte madi, a cui fa seguito l’edizione e la lettura del secondo “Manifesto Madi”, avviene nello studio di Lucio Fontana all’Ateneo di Montevideo. Nel 1948 si trasferisce nella capitale francese ed incomincia a frequentare i maggiori artisti ed esponenti della cultura internazionale. Nelle sue opere utilizza la plastica e dal 1953 realizza i “mobiles”, sculture mobili a motore. Presenta le opere del “Movimento Madi” a San Paolo, in Brasile. Opera molto e nel 1956 partecipa all’esposizione "réalités nouvelles". Da quest’anno inizia la serie di collages e découpages. Con Michel Seuphor redige un nuovo manifesto madi, che viene pubblicato. Con Jesus Soto conosce Roitman e Fouquèt. Entra in contatto con il “Movimento Concreto Paulista” e con Cardeiro, Campos e Fayez. Pubblica “Opplimos” e nel 1962 “Ailleurs”. Dal 1971 allestisce numerose personali e rassegne di gruppo in musei, gallerie pubbliche, private in Europa ed in America e continua la sua attività di promotore culturale. Pubblica poemi, romanzi e libri d’arte. Nel 1978 alla Galleria Alexandre de la Salle a Saint Paul de Vence riassume tutto il lavoro svolto dal 1934 al 1978. Belleudy, Le Cousen, Chubac, Decq, Caral si associano a Carmelo Arden-Quin per continuare a promuovere il Madi nel territorio francese. E’ nel 1986 la sua prima personale italiana alla Galleria Sincron di Brescia. Nel 1991 viene promossa la prima rassegna “Madi Italia-Francia” che diventerà itinerante, realizzata da “Arte Struktura” di Milano. Organizza un incontro internazionale Madi a Gyor in Ungheria e fonda il Museo di Arte Moderna a Maubeuge. Ottiene successi, nel 1996, con la personale ad “Arte Struktura” di Milano e al Museo d’Arte Contemporanea di Buenos Aires in Argentina. Con “50 aeios después” obra cultural de ibercaja è a Saragozza in Spagna. Nel 1997 partecipa alla grande rassegna “Madi” al Museo Reina Sofia di Madrid in Spagna  A queste seguono moltissime manifestazioni e rassegne di alto livello culturale in Europa e nel mondo. La produzione di arte astratta dell'America Latina negli anni '40 e '50 è stata influenzata dal lavoro di Lucio Fontana e dall'esperienza europea di Tomás Maldonado, che hanno praticato motivi moderni, accettati dalla cultura e dall'arte del continente sudamericano in quegli anni. Movimenti quali Madismo, Asociación Arte Concreto – Invención e Perceptismo hanno avuto rapporti con Futurismo, Arte Concreta e Costruttivismo Europei. Il linguaggio dell'Astrattismo, come simbolo di razionalità e ricerca di progresso, si trasferisce dal vecchio continente all'America Latina, grazie anche all'opera di Lucio Fontana e all'esperienza europea di Tomás Maldonado. Le origini di questi movimenti, iniziano con l'astrazione negli Anni '20, caratterizzati dalle opere di Pablo Curatella Manes, Emilio Pettoruti, seguono gli Anni '30 con Juan Del Prete (Arte Concreta a Parigi e a Buenos Aires), Joaquin Torres-García (Universalismo Constructivo a Montevideo), Lucio Fontana (Arte Concreta Europea), il Madismo di Carmelo Arden Quin, Juan Bay, Anibal J. Biedma, Martín Blaszko, l'Asociación Arte Concreto Invención di Antonio Caraduje, Manuel Espinosa, Claudio Girola, Alfredo Hlito, Enio Iommi, Tomas Maldonado, il Perceptismo di Raul Lozza e Rembrandt V.D. Lozza. Tra questi si distingue fortemente il Movimento MADI, fondato a Buenos Aires nel 1946 da Carmelo Arden Quin e da altri artisti aniconici, che già avevano collaborato alla rivista Arturo nel 1944, in pieno periodo peronista, spinti dal desiderio di modificare la tradizionale concezione del quadro, sia accorpando diverse superfici dipinte sia abolendo la cornice, che per secoli ha imprigionato i dipinti. MADI rappresenta il traguardo avanzato raggiunto dall'arte aniconica, dopo il Concretismo e il Costruttivismo che ha coinvolto inizialmente molti artisti latino-americani e, poi, di altri paesi, facendo proseliti dalla metà degli anni Ottanta e, soprattutto, dall'inizio dei Novanta, soprattutto in Italia. Sul Madi si sono espressi molti apprezzati critici. Giorgio Di Genova segnala un’ultima mostra Madi come  "un momento di riflessione sulle prospettive della creatività moderna, ma anche sulle possibilità del linguaggio dell'arte fine a se stessa e che su se stessa riflette, poggiando e basandosi esclusivamente sugli strumenti del suo specifico linguaggio, non piegati alla schiavitù della mimesi della natura o della realtà, ma utilizzati in quanto rappresentativi di se stessi per un puro gusto estetico, nel quale tanta parte ha la componente ludica, importante pilastro, più di quanto non si creda, del creare artistico". L’opera Madi di Carmelo Arden Quin continua ad essere pensiero, sperimentazione, invenzione, condizione di coscienza e conoscenza, rielaborazione di tecniche tradizionali e ricerca stimolante di forme e materiali nuovi, in rapporto con gli sviluppi della società contemporanea. Carmelo Arden Quin è un grande, lo si capisce; lo si comprende al volo. Le sue opere propongono una delicata armonia, una soave curvilinea aderenza alle prossimità infinite dello spazio e un ritmo interno che si fa onda musicale. Il suo registro linguistico è netto, fluido, convincente, materno e paterno nell’accogliere il respiro del mondo. Ricapitolando: il Movimento Madì nasce in Argentina nel 1944 nell'ambiente dell'arte non-figurativa che si era creato intorno alla rivista "Arturo" e tra gli ispiratori e fondatori vi sono Carmelo Arden Quin, Gyula Kosice, Edgar Bayley e Rhod Rothfuss, cui si aggiunsero intellettuali e artisti come Tomàs Maldonado, Torres Garcia, Vincente Huidobro, Martin Blaszko, Salvador Presta ed altri. Il Madi è un'arte di invenzioni, originali e ludiche, che partito dall'Argentina si è trasformato in un movimento internazionale con esponenti in Uruguay, Stati Uniti d’America, Giappone, Francia, Spagna, Italia, Belgio e Ungheria. La prima mostra Madi si tenne a Buenos Aires nel 1946 mentre in Italia, ad esempio, solo nel 1955 a Firenze, mostra cui partecipò come unico italiano Salvador Presta. In conclusione, il movimento Madi rappresenta l’estrema maturazione logico-operativa dell’assunto concretista, l’ultimo stadio della ricerca aniconica, che ebbe il suo precursore in Vassilij Kandinskij, nel lontano 1910. Da allora l’arte concreta ha seguito strade divergenti: dal costruttivismo al suprematismo, dal vorticismo al neoplasticismo, fino ad arrivare al Movimento Madi, che nasce nel clima dell’Argentina peronista. L’Argentina non aveva, come la Francia o la Russia, una tradizione d’arte aniconica. Fu, comunque, in grado di rielaborare, autonomamente, gli stimoli provenienti dalla vecchia Europa. L’uruguaiano Joaquin Torres-Garcia e l’italiano Ernesto Rogers fecero da sponde intellettuali alle idee che varcavano l’oceano. Torres-Garcia, stabilitosi nella dolce Parigi degli anni ’20, fondò insieme a Michel Seuphor il gruppo “Cercle et Carré”, con l’omonima rivista, cui aderirono Arp, Kandinskij, Le Corbusier, Mondrian, Pevsner ed altri. Teorizzavano una nuova estetica, che sostituisse la geometria alle immagini figurative, e precisavano la concretezza razionale in alternativa al “ritorno all’ordine”. Il gruppo durò poco, ma il volitivo impegno costruttivista di Torres-Garcia proseguì in Uruguay, dove fondò, nel 1936, la rivista “Circulo y Cuadrado”, come secondo momento di “Cercle et Carré”. Per la nascita del Madì fu determinante anche l’apporto dell’architetto Rogers, che esportò in Argentina le  idee di Max Bill, esponente di “Abstraction-Création”, e di Georges Vantongerloo, del gruppo “Cercle et Carré”. Su questi presupposti culturali, nel 1946, Carmelo Arden Quin fonda il movimento Madi. Le discussioni teoriche trovano ampia conferma e dettagliato riscontro nelle riviste. A "Removedor", dove Joaquín Torres García diffonde, a partire dagli anni '40, le teorie dell'Universalismo Costruttivo, fanno seguito "Arturo" (1944) e "Arte Madi Universale", punto di riferimento del nuovo movimento di Gyula Kosice e Carmelo Arden Quin, fondato nel 1946. "Arturo" e il gruppo Madí rivendicano il ruolo creativo della fantasia contrastando il rigore dell'arte concreta internazionale. S’indirizzano sulle sculture mobili e articolate, per i quadri di formato irregolare, si interessano ai materiali industriali. Le loro valenze si possono riscontrare, ad esempio, nelle opere di Gyula Kosice (Escultura articulada, 1946), Rhod Rothfuss (Composición Madí, 1946), Carmelo Arden Quin (Escultura blanca, 1946), Antonio Llorens (Planos y colores, 1490), Rodolfo Uricchio (Escultura móvil, 1950). La denominazione, alcuni, la fanno risalire alle sillabe iniziali di “materialismo dialettico”. La parola Madi significherebbe MAterialismo DIalettico, proponendo con Materialismo una geometria dove l'oggetto-opera non rappresenta, non esprime, non significa, non è in rapporto con un soggetto, ma è vero in sé, e Dialettico perché descrive in termini empirici lo sviluppo storico del pensiero. Ma  noi confutiamo ciò, perché Carmelo Arden Quin giocò con le lettere della sua identità e ne scelse 4, quasi in puro spirito dada,  e un po’ giustamente egocentrico, al contrario di una visione da fronte comunitario. Poi, tanto per esser chiari, si badi bene e si rifletta: in quel frangente storico, ad esempio, in URSS, patria del  “materialismo dialettico”, non si poteva derogare da un “realismo socialista”, filone lontano anni luce dalla libertà dell’invenzione mentale del Madi , che prospetta una possibile simbiosi integrale delle arti. Difatti, Arden Quin, nella stesura del manifesto, insiste sul superamento dell’ortogonalità, che ha “immobilizzato” le avanguardie dell’arte concreta, e sul tema dell’invenzione, che libera l’espressione artistica dalla schiavitù della mimesi, della rappresentazione naturalistica. Gli artisti Madi non rappresentano la realtà sensibile, ma condensano, esplicitano ed esprimono un pensiero estetico, che risiede esclusivamente nella ratio, che si traduce in strutture geometriche dai colori puri, che acquistano energia, vitalità, dinamismo dall’uso della linea obliqua. In un documento, "Perché madi", scritto da Salvatore Presta, Carmelo Arden Quin, Alexandre de la Salle, Wolf Roitman e Arnaldo Esposito, si precisa, tra l'altro: "Noi gestiamo una rinascita, un sistema visivo non ancora esausto. In pittura: il quadro esagonato, il "coplanal", il "double face" con il piano curvo, convesso, in movimento, in rotazione, ecc. In scultura: con i fili danzanti adoperiamo anche l'aria, l'acqua ed il fuoco così come il magnetismo o l'azione chimica, lavorando prevalentemente con la lamiera, il plexiglas e il cristallo. In poesia realizzando libri trasparenti con parole in movimento. In architettura proponiamo anche la sempre presente, ma mai realizzata simbiosi integrale delle arti (pittura, scultura, architettura) dove l'habitat sia un'opera d'arte totale e così le città sale da museo. In letteratura avanziamo nella tecnica di "ritagliare" e di “avvolgere" lasciando che sia il lettore a mettere insieme delle pagine ed anche a scegliere il finale. L'apporto di notevoli innovazioni madi investe anche nella musica, la danza e il teatro. Per mezzo di nuove componenti e sfidando la moda invecchiata dal cattivo gusto, con opere di grande qualità e bellezza, progrediamo nello spazio inedito lasciato dalle avanguardie e, superati i maggiori traguardi artistici, ci proponiamo anche un grande approccio pubblico. Mediante quest'arte si continua e si sviluppa la creazione, la fantasia e l'ingegno. In quanto al possibile "madi", cessa di essere un modello artistico per farsi progetto a lungo, lunghissimo termine e senza scadenze probabili, di qualcosa di diverso, forse di una società a venire (superando la tragicità della situazione mondiale) dove la rivalorizzazione dell'uomo e della convivenza umana siano una realtà - e in risposta alla critica che si richiama a Hegel e Marx - in cui ogni individuo sarà solamente libero veramente, senza avere più bisogno dello stato. Allora e solo allora, l'arte con le avanguardie non avranno più ragione di essere."
Gli artisti Madi, indirizzati da Carmelo Arden Quin, osano superare frontiere plastiche, riscoprire affidabilità delle materie e dei liquidi, riqualificare l'universo dei segni, ridefinire l'anima delle strutture, elaborare un differente orizzonte dell'architettura visiva.

Napoli, aprile 2004

Maurizio Vitiello

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