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           Maurizio Vitiello su Aversa
QUATTRO IDENTITA’ NELL’ERA DEL DIGITALE
Ciro Barbaro Balducci, Francesco Iuliano, Roberto Sanchez, Salvatore Starace

 

 
Galleria d’Arte “KLIMT
diretta da Antonio Benigno
Via Lennie Tristano, 25, 27-29
 (parallela al “Parco Pozzi”)
 81031 Aversa (CE)
tel. 081/811.30.63 cell. 328/864.88.65
 
 
QUATTRO IDENTITA’
NELL’ERA DEL DIGITALE
Ciro Barbaro Balducci, Francesco Iuliano
Roberto Sanchez, Salvatore Starace
 
Idea e cura della mostra
Maurizio Vitiello
 
Inaugurazione, ore 18-22
sabato 20 settembre 2003
 
Interventi di lettura critica delle opere d’arte,
 coordinati da Maurizio Vitiello,
 ore 19, sabato 20 settembre 2003, di
Sergio Garzia, Marco di Mauro,
 Nando Romeo,  Antonino Scialdone
 
 
da sabato 20 settembre a sabato 4 ottobre 2003
 
Orario
lunedì-sabato 10-13 / 17-20
domenica 10-13
domenica pomeriggio su appuntamento
 
Comunicato stampa
 
Negli accoglienti ambienti della Galleria d’Arte “KLIMT”, diretta da Antonio Benigno, in Via Lennie Tristano, 25 (parallela al “Parco Pozzi”) 81031 Aversa (CE) [e-mail galleriadarte@virgilio.it  tel. 081/811.30.63 cell. 328/864.88.65] sarà inaugurata sabato 20 settembre 2003, dalle ore 18 alle ore 22, la mostra ideata e curata da Maurizio Vitiello, intitolata “Quattro identità nell’era del digitale”, con opere in tecnica mista di Ciro Barbaro Balducci, Francesco Iuliano, Roberto Sanchez, Salvatore Starace.
Alle ore 19 interventi  di lettura critica delle opere d’arte, di Sergio Garzia, Marco di Mauro, Nando Romeo e Antonino Scialdone, coordinati da Maurizio Vitiello,
L’esposizione resterà aperta da sabato 20 settembre a sabato 4 ottobre 2003.
Orario: lunedì-sabato 10-13/17-20; domenica 10-13; domenica pomeriggio su appuntamento.
 
Con viva preghiera di cortese pubblicazione
e sollecita diffusione. Grazie!
 
 
Scheda su Ciro Barbaro Calducci
 
Il "CODICE A BARRE" di Ciro Barbaro Balducci
 
Per una nuova frontiera visiva
 
Ciro Barbaro ieri sperimentava ed oggi continua a sperimentare, in modo completamente diverso, senz’altro, ma con esiti indubbiamente efficaci.
Ieri organizzava opere di sapore "informel" e per mantenere unite le sue composizioni, non volendo far uso di colle, né sintetiche e né animali, spillava gli spessori materici, che andava a selezionare, e, poi, per estrema ratio, faceva passare sotto macchine industriali avanzatissime le sue elaborazioni per farle uscire "sotto vuoto spinto".
Venivano, così, fuori opere ben compresse e leggibili sotto una plastica trasparente.
Le opere di Ciro Barbaro venivano, quindi, considerate determinazioni estetiche, seppur anomale, di grande interesse e di fine intrigo ironico.
E nel panorama dell’arte contemporanea di fine sec. XX i lavori di Ciro Barbaro risultavano di specifica valenza.
Queste opere le realizzava a Reggio Emilia ed oggi, che si divide tra la tranquilla Caserta e l’amata Sicilia, concretizza ben altre accezioni visive.
Sorprenderà, senz’altro, quest’ultima sua ricerca, tutta tesa a verificare combinazioni telematiche.
Sperimentando e sperimentando dinnanzi al computer, spendendo ore ed ore notturne, è riuscito ad immagazzinare la fotografia di un proprio lavoro, un quadro della serie "BrutArt", nelle linee del "codice a barre".
Il "codice a barre", che è rintracciabile su quasi tutti i prodotti, si configura in una rapido rettangolo con una sequenza di ravvicinati e brevi segmenti neri, più o meno spessi.
Una penna ottica può leggere il "codice a barre", che serba una memoria, e vengono, così, i dati conservati elegantemente trasferiti e/o riportati in un elaboratore elettronico e, così, si potranno aggiornare, ad esempio, entrate o uscite di un prodotto di un supermarket.
Tra il "codice a barre" e il computer c’è feeling e la via di trasmissione avviene, con il prelievo dei dati, tramite la penna ottica.
Chi avvicina la penna ottica al primo "codice a barre" inserito in un album che Ciro Barbaro gelosamente rigira tra le mani e la strofina, con un brevissimo ed accorto andirivieni, vedrà comparire sul videoterminale l’immagine di un’opera dell’artista, che, poi, può essere ulteriormente amplificata. grazie ad un particolare proiettore, su un grande schermo.
Un bel giorno, se ne avessimo voglia, potremmo modificare le immagini alle pareti dell’ufficio o dello studio,
e consolidare una propria voglia estetica o una propria galleria personale, regolandoci con una penna ottica per toccare un solo "codice a barre", ma anche di più.
Quindi una pittura di Ciro Barbaro può essere letta grazie anche ad un procedimento tecnologico avanzato, ma andiamo a considerare la sua ultima produzione.
Ciro Barbaro, fondamentalmente, si diverte, oggi, a dipingere principalmente possibili ritratti femminili.
Che sia "Giulietta" o "Lorenza", il soggetto femminile che ritrae, non ha importanza per il nostro artista, ma diventano necessarie, significative ed utili colorazioni vive, violente, fortemente cangianti, vivide e liberatorie, nonché segni tracciati, con efficacia, motivati da un’energia febbrile, quasi eccitata, di tono e vigore espressionistico.
L’artista senza esitazioni, senza preamboli, senza raffinatezze, senza calligrafismi e senza problemi stende impalcature di visi sulle tele, formulate con segnature estreme, su cui spiccano cromatismi accesi.
Le elaborazioni di Ciro Barbaro solleticano l’occhio e sollecitano una fruizione diretta.
Anche il vezzo di scrivere sulle tela con un segnaletico, forte ed incidente bianco vari riferimenti, titolo, soggetto, firma e un ironico "BRUTART" rende ogni opera di Ciro Barbaro una legittima interrogazione, commovente nella sua icasticità. perché fortemente rappresentativa e prosciugata di retorica.
Una chiara vena inventiva, senza lacci e priva di congetture, emerge.
E’ una pittura che osa distinguersi.
Le figurazioni dell’operatore risultano sincere, dirette, anche se venate da interrogativi umorali, e di netta partecipazione moderna, perché evidenziano con tratti spezzati e duri, eppur diligentemente veloci, squarci e contesti di vita.
L’artista, con redazioni pittoriche incisive e notazioni rapide, riesce ad assumere una posizione propria e certa, agganciata, comunque, ai solchi di ambiti espressionistici.
La pittura-pittura di Ciro Barbaro, che snoda sequenze ed inquadrature di bionde, di brune, di rosse, raccoglie un universo femminile, straniato e, nel contempo, ironico.
La mano dell’artista, con particolare lucidità, lancia e regola con il pennello, imbevuto di acrilici, facce femminili "sopra le righe", nude nella loro clamorosa lucida dissociazione e lampeggianti come semafori esistenziali.
 
Maurizio Vitello
 
Scheda su Francesco Iuliano
 
Coerenti libertà espressive nella pittura compatta di Franco Iuliano
 
Franco Iuliano vive ed opera in quella fascia di terra che lambisce le falde del Vesuvio esposte al mare.
E’ un artista che lavora con tranquillità e discrezione.
Franco Iuliano, con estrema serietà, ha sempre cercato di esplicitare, con un codice linguistico notevolmente variegato e moderno, un’attualità di immagini intense e potenti.
Difatti, segmenti e cromie hanno consolidato visioni future, campiture consistenti, squarci estremi, luminosità trasparenti.
Certamente le opere di Franco Iuliano riescono a fornirci dati incontestabili che riguardano, principalmente, l’affondo della materia e, conseguenzialmente, della luce.
Con significativa abilità, stende inchiostri, lucidi per scarpe, pastelli ad olio, sia su tele grezze e sia su cartoncini, di vario formato e spessore.
L’uso di cromatismi bruni su tele a forte trama rende una pittura di sicuro impasto, perché palpitano equilibri di umori, battono sfere di sentimenti e s’allargano onde di progetti sensibili.
La pittura di Franco Iuliano è riconosciuta come "cifra" di alto livello, è comprensibile e, con facilità,
identificabile.
Si riesce a captare la volontà dell’artista di significare, con tratti, brevi e decisi, guidati da una grafia esperta, abbinati a vettori cromatici, determinati da gesti misuratissimi, un calibratissimo ventaglio di motivi di strutture visive.
Franco Iuliano ha scelto trame grezze per arrivare a corrompere gesto e luce e per far sì che attecchisse una strofinata calamita di colori, regolata da reticoli di segni, segnacoli e segnature.
 
Maurizio Vitiello
 
Scheda su Roberto Sanchez
"Le declinazioni geometriche di Roberto Sanchez"
         
Conosco da molti anni l’operatore partenopeo Roberto Sanchez ed ho scritto contributi ed interventi critici per alcune mostre che ha allestito.
Napoli è una terra di fortissima creatività, si pone come zona emblematica di nutritissime accelerazioni e di riepilogative trasgressioni e Roberto Sanchez controllando periscopicamente un ambiente, tra i più sorgivi, interessanti e stimolanti, ha tentato e tenta di sintetizzare umori ed aggettazioni antropologiche in corsive formulazioni neo-geometriche, in cui si rincorrono tenute acriliche e stesure ad olio.
Andamenti ritmici, con arrotondamenti di tempi frenetici e spazi di pausa, e spiccati cromatismi, con colori d’inclinazione cangiante e favoriti da una coltivata espressione mediterranea, nonché andamenti segmentati, con tratti ovattati e spicchi pungenti, puntano insieme a reggere equilibri dinamici, insaporiti da sbriciolamenti ed evaporazioni dei caratteri delle imprimiture delle tinte, e ad innervare impaginazioni in cui fluiscono mobilità e temperamento.
Roberto Sanchez cerca d’istruire una rete di segnacoli e un reticolo di segnature in uno schema raffinato di segni, la cui predominanza è versata ad accogliere una vettorialità, conseguente e susseguente ad una volontà, seppur, in parte, descrittiva, ma, fondamentalmente, aperta a sostenere una pluralità di messaggi visivi, declinati a rielaborare dimensioni metropolitane.
Dinnanzi alle ultime opere di Roberto Sanchez, tra cui pastelli a cera e tecniche miste, disposte a dimensionare l’uomo, che s’interroga sulle varianti del suo status, oggi più che mai "glocal", si afferrano architetture del fare, in un linguaggio cantato, disteso, aperto, scattante e poliedricamente cadenzato a sezionare possibili strutture future.
Maurizio Vitiello
 
Scheda su Salvatore Starace
 
GLI SGUARDI DAL PONTE DI SALVATORE STARACE
 
Salvatore Starace è riuscito a fissare la parte costitutiva della ringhiera del ponte di Seiano (amena frazione del Comune di Vico Equense, sulla costiera sorrentina) in segno estetico.
Si sa che le ringhiere dei ponti proteggono la vita di chi vi transita o di chi vi si sofferma, ad esempio, a rimirare panorami.
Il ponte unisce, attraversa, ma può anche dividere, e può essere rotto, interrotto, ricostruito, superato, scavalcato, sollevato, affondato, sbriciolato, sospeso, risistemato, abbellito, colorato .....
Insomma, il ponte, oltre ad essere via di comunicazione, presenta tutte le caratteristiche per alimentare punti d'osservazione.
E il nostro contemporaneo, con le sue luci e le sue ombre, è valutato e riportato da Salvatore Starace in fresche elaborazioni, in tecnica mista.
L'artista, fondamentalmente, annoda, accoppia, stringe, associa elementi vari, diversi e variegati con il riporto segnico-grafico dei modulo della ringhiera dei ponte di Seiano.
Il fruitore vedrà sempre nelle sue opere il modulo della ringhiera, riproposto, talvolta, con tagli di sezione, associato a ritagli fantasiosi o legato a fatti contemporanei, ripresi da giornali o da riviste.
Quindi, un segno della propria identità territoriale fatto proprio e metabolizzato in senso creativo assiste agli eventi del mondo o accompagna ricerche, squisitamente impostate, di intelligente caratura e di notevole carattere.
Salvatore Starace racconta con tocco premiante.
Abbiamo controllato, a lungo, la sua ultima produzione, che ha accolto ulteriori istanze e risulta ben impostata negli equilibri, e l'abbiamo considerata, immediatamente, di qualità per gli esiti raggiunti.
L'artista, estrapolando sintesi e toni da accorsate o quasi sconosciute pubblicazioni, dispone carte, toccate o invase da colori, affiancandole ad una base modulare, e calibra, così, rapsodiche tracce iconiche.
Addizioni fotografiche di oggetti comuni, in qualità di cunei mediatici, e rilevate particolarità estetiche di elezione, come il modulo della ringhiera del ponte di Seiano, ricombinate in tagli estremi e definite in brillanti soluzioni, segni fantasiosi, segnali politici ed etici, segnacoli di realtà caleidoscopiche costituiscono una cifra corsiva, imbevuta di alcuni tratti correnti e di intriganti velocizzazioni di notazioni corsare.
Le misurate immagini di Salvatore Starace coagulano reliquati visivi ed informazioni attuali, ma, soprattutto, corroborano una sapiente sintassi che sfuma la dimensione figurativa ed impaginano sintetici colloqui col mondo.

Maurizio Vitiello

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