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- .......... E stato presentato a "Villa Pignatelli" a Napoli il
restauro di due sorprendenti opere del pittore abruzzese Polidoro da Lanciano.
- I due "tondi" del Museo di
Capodimonte, raffiguranti l "Olimpo" e il "Convito degli dei"
- recuperati dopo quasi 90anni ed esposti in
questoccasione hanno avuto una travagliata storia.
- Sappiamo che Domenico Venuti, direttore e
intendente della Real Fabbrica di Porcellana, ebbe lincarico da Ferdinando di
Borbone di acquistare opere sul mercato romano , grazie ai fondi messigli a disposizione
da Ministro Zurlo, acquistò ben 118 opere.
- Il suo principale referente e fonte di
acquisti fu il marchese Giovanni Torlonia, figlio di un cameriere e poi negoziante di sete
francese, aveva esteso la sua originaria attività di commerciante anchegli di sete
a unintensissima e fortunata attività bancaria e di cambio e, nel 1797, aggiunse ai
suoi affari il commercio di statue antiche e poi di dipinti.
- Nellaprile del 1802 Venuti acquistò
da Torlonia, per il prezzo di 18500 scudi, un lotto di ben 38 quadri, fra cui spiccavano
diverse importanti opere di scuola veneta del 500, oggi tutte a Capodimonte tra esse
i due tondi già allora descritti nei documenti come opera di "Polidoro veneziano,
scolare di Tiziano", valutati 1600 scudi.
- Le opere arrivarono a Napoli soltanto nel
1807 e vennero trasferite nel 1829 al Real Museo Borbonico poi Nazionale; vi restarono
fino al 1911 quando furono inviate a Roma. Alla Direzione Generale Antichità e Belle Arti
del Ministero della Pubblica Istruzione e, infine, in "sottoconsegna" a Palazzo
Chigi.
- Furono riconosciute e collegate alle
collezioni napoletane qualche anno fa e nel 1997 vennero riconsegnate al Museo di
Capodimonte.
- Il restauro, reso indispensabile dal cattivo
stato di conservazione e realizzato grazie allintervento della Banca Popolare di
Lanciano e Sulmona, ha restituito alle due opere la vivace cromia tutta veneziana ed una
piena leggibilità.
- L "Olimpo" e il
"Convito degli Dei" possono essere considerati, come si legge nella
pubblicazione che presenta il restauro, "... tra le sue opere più sorprendenti,
mature ed impegnate, lontane dallimmagine di "madonnero" e meschino
copista di Tiziano... Polidoro da Lanciano si rivela compagno di strada più che di
Tiziano- di Schiavone, di Bassano, di Sustris o del giovane Tintoretto. E assieme a loro,
frequentatore della nuova moda esplosa di ornare soprattutto le sale delle cxase più
aristocratiche e fastose con soffitti lignei riccamente intagliati e dorati arricchiti da
tele o tavole incassate riportati" ...Le fonti purtroppo non ci dicono per quale
committente e per quale palazzo veneziano. Quel che è certo è che il pittore abruzzese
vi impegnò al massimo grado le sue capacità, interpretando anchegli, come i suoi
colleghi, leleganza e le forme del "manierismo" tosco-romano attraverso il
filtro colorato e libero della pittura veneta, e riuscendo infine- in una delle
imprese davvero più felici della sua carriera.
- In questoccasione è stata presentato
il volume "Polidoro da Lanciano", realizzato da Vincenzo Mancini, edito dalla
Casa editrice Rocco Carabba.
Maurizio Vitiello
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