- .......... L'artista senegalese Ousmane Ndiaye Dago é nato a Ndiobene nel 1951.
- .......... Ha ottenuto il Diploma in Arti Plastiche all'Istituto Nazionale di Belle
Arti del Senegal e il Diploma in Arti Grafiche all'Accademia Reale di Belle Arti di
Anversa (Belgio) nel 1981.
- .......... E' attualmente professore di Arti Grafiche a Dakar, dove vive e lavora, e
guida da direttore artistico la rivista "Lika".
- .......... Ha realizzato copertine di libri e grafica per i musicisti senegalesi
(Yousson Dour, etc.).
- .......... Ha esposto alla Biennale di Dakar e alla Biennale di Arti Grafiche di
Brno (Repubblica Ceca).
- .......... Un'importante ed interessante esposizione delle sue fotografie recenti si
è tenuta a Dakar nel 1999, durante il "Mese della Foto".
- .......... Ha partecipato nel 1996 e 1998 al Festival dei Tre Continenti a Nantes
(Francia).
- .......... Si ricorda una sua mostra a Cartagena (Spagna) nel 1999.
- .......... Un libro sul suo lavoro fotografico, intitolato l'Odes Nues" è
stato pubblicato a Nantes (Francia).
- .......... Accompagnati dalla brava ceramista Renata Petti e dal valido pittore Ciro
Palladino, abbiamo avuto la possibilità, e la fortuna, di visionare la mostra "FEMME
TERRE" allo spazio "FRANCO RICCARDO arti visive" (Via Santa Teresa al
Museo, 8 80135 Napoli; tel./fax 081/544.43.00).
- .......... Le immagini dell'artista-fotografo senegalese, invitato a partecipare
alla prossima edizione (2001) de "La Biennale" di Venezia risultano efficaci
studi compositivi.
- .......... Entrano nel nostro spirito d'osservazione con determinata e ravveduta
sintesi, che congloba estetismi ed annotazioni antropologiche.
- .......... Riferisce Sarenco, tra l'altro: "Le modelle nere vengono
"trattate e sbiancate" con un impasto di colori e la loro nudità prosperosa si
muove con grazia contro fondali di "pittura d'azione", mentre Enrico Mascelloni
sottolinea, tra l'altro: "Ma le bellezze nere, calcinate in un bianco marmoreo,
sanguinano abbondantemente e l'occhio ironico dell'artista non sa non esser tragico. Come
non cercarci in quell'effluvio così abbondante e così ben impaginato anche i macelli
della storia recente e persino il sangue dei leoni? Ma il nostro non ama l'estetismo
stucchevole dei reportages; preferisce gruppi senza volto, corpi sporcati dalla pittura,
femmine assai attraenti ma fumanti materia organica che simula elegantemente quel sangue.
C'è in Dago un sadismo rituale che ha molto a che fare con la nuova ritualità
dell'Africa."