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            Maurizio Vitiello su Maria Pia Daidone
                      
"Sagome Capuane"

 

COMUNICATO STAMPA

Sarà inaugurata giovedì 10 febbraio 2005, alle ore 18.30 alla Libreria Guida (Corso Gran Priorato di Malta, 25 Cortile Palazzo Lanza 81043 Capua 0823/62.29.24  e-mail guidacapua@libero.it) la mostra, organizzata e curata da Maurizio Vitiello, intitolata “Sagome Capuane”, con opere recentissime, in tecnica mista su legno, dell’interessante artista partenopea Maria Pia Daidone, che ha elaborato sagome certe, di sapore antico e magico, che raccolgono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano ad epoche lontane, in cui un graffito si poneva come primo elemento segnico-simbolico di interpretazione e comunicazione sociale.
Sino a mercoledì 2 marzo 2005 con i seguenti orari:  9.30 – 13.00/16.30 – 20.30; domenica e lunedì mattina: chiuso.
 
Scheda della mostra “Sagome Capuane” a cura di Maurizio Vitiello
 
Maria Pia Daidone, partendo dalla serie dedicata ai birilli, di qualche anno fa, ha elaborato una sagoma certa, di sapore antico e magico.
E la nostra memoria critica ci ha accompagnato a ricordare una serie di oggetti, provenienti dalla zona di Rocca San Felice, in genere dedicati alla dea Mefite e a Cerere, conservati al Museo Provinciale di Avellino.
Di particolare importanza risultano i pezzi lignei.
Il grande “Xoanon” e gli altri reperti di intaglio in legno, collocabili tra il VI e il V secolo a.C., furono rinvenuti nella Valle dell’Ansanto, presso il tempio dedicato alla dea Mefite.
Furono ritrovati in perfetto stato di conservazione, favorito, probabilmente, dalla natura del terreno.
“Xoanon”, in greco, significava intaglio e con questo nome si finì per indicare i volti delle divinità intagliate.
I fenomeni geologici, i pericolosi soffioni velenosi e le polle di fango ribollenti impressionarono fortemente le popolazioni di quella zona che trovarono nel culto della dea Mefite la loro protettrice.
Quest’introduzione intende sottolineare che le opere attualissime di Maria Pia Daidone serbano umori ancestrali e riferimenti antropologici e sono in parallelo con le opere succitate.
Le sagome della brava artista partenopea, incise o disposte su legno, trattate da privilegiati cromatismi “noir”, in parte lucidi, perché accarezzate da cere, smalti, inchiostri e vernici, ed in parte matti, perché ombreggiate dalla grafite e da misurate sottrazioni opache, condensano un lavoro di anni, partito dalla figura del birillo.
Maria Pia Daidone ha esposto, negli anni precedenti, in molti centri culturali ed in diverse rassegne in Puglia ed in Molise, ed, in varie occasioni, in altre regioni italiane.
Conta in Campania numerosissime mostre, ed, in particolare, in varie località della penisola sorrentina: ad esempio, a luglio del 2002 ha concretizzato la monografica “Birilli Mediterranei” al “Palazzo Comunale” di Vico Equense,  ad agosto del 2003 nel prestigioso “Museo Mineralogico Campano - Fondazione Discepolo”, sempre della Città di Vico Equense, sapientemente diretto da Umberto Celentano, ha, con “Sagome per un trittico”, delineato e motivato le stimate ricerche e tra dicembre 2004 e gennaio 2005 ha esposto con “Sagome Mediterranee”, mostra glocal, un momento di transito contemporaneo adeguato al luogo dato dal Museo Archeologico “Silio Italico”, dipendente per la cura scientifica dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Caserta, tappa finale del circuito espositivo nella Città di Vico Equense, che l’ha saputa ben accogliere ed apprezzare totalmente, dalle amministrazioni agli artisti peninsulari, sino ai “viaggiatori” e agli “uomini di cultura”, che frequentano la “riviera campana” o la “costa diva”.     
In conclusione, l’artista con questa mostra alla “Libreria Guida” di Capua riesce saggiamente a condensare, con motivata partecipazione, l’orizzonte culturale del suo profilo di intendimenti visivi, in un contesto di indubbio valore.
Le “Sagome Capuane” di Maria Pia Daidone provengono dall’icasticità del mondo antico e si offrono nella qualità di una teoria di dettagli antropologici contemporanei di rilievo.
Queste magiche sagome, di recentissima datazione, su cui insistono anche segni, segnacoli, segnature, graffi, incisioni, strofinature, accostamenti di sacro e profano, raccolgono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano a tempi antichi, in cui un graffito si poneva come primo elemento segnico-simbolico di interpretazione e comunicazione sociale.
Il ventaglio di definizioni dell’artista consacra un “plafond” visivo di caratura storica, che accoglie  nella sua estensione rilievi epocali e caratteri attuali.
 
Maurizio Vitiello
 

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