- "Sonia Delaunay, artista, moglie del
pittore Robert Delaunay, ha elaborato nel corso della sua continua ed estenuante ricerca
pittorica un linguaggio assolutamente personale, comunque capace di cogliere in maniera
orfica e febbrile gli impulsi proclamati dell'assalto futurista allo statuto dell'arte.
Intanto va confermata la completa autonomia di Sonia rispetto all'opera del marito Robert,
quanto a estrema modernità e radicalità di intenti.
- Lei più di lui, ha applicato coerentemente
il progetto di rifondazione futurista del mondo, vestendo e rivestendo gli oggetti
quotidiani di forme scomposte e simultanee insieme.
- Esse naturalmente, nel loro risultato
compiuto, si sottraggono al puro riferimento biografico della condizione femminile
dell'artista per accedere ad un campo di appartenenza condizionato non soltanto
dall'identità personale.
- In realtà l'arte non è maschile o
femminile, in quanto il suo prodotto appartiene a quella zona di androgina
indeterminazione giocata sull'elaborazione del linguaggio e della forma.
- Se nell'antichità poche donne hanno
realizzato opere d'arte, questo è dovuto a una situazione storica che ha separato
pubblico e privato, guerra e pace, tecnica e sentimento del quotidiano, storia e cronaca
esistenziale" (Achille Bonito Oliva dal testo in catalogo)
Era il 1923 quando Sonia Delaunay, interpellata da una Casa di moda di Lione, comincia ad
interessarsi a disegni e tessuti, scoprendo le infinite possibilità che questo nuovo
campo di applicazione avrebbe portato alla propria arte e descrivendole nei suoi diari a
colori, i Libri neri.
Proprio questo periodo è oggetto dell'esposizione "Sonia Delaunay. Ritmo e Colore, 1923-1934" che
presenta oltre 100 opere dell'artista, ospitate nella cornice della Galleria di Piazza San
Marco.
- La mostra che la Fondazione Bevilacqua La
Masa, in collaborazione con il Centro Italiano per le arti e la cultura, dedicano a questa
protagonista dell'arte del Novecento, si lega così al percorso tutto femminile che era
iniziato lo scorso anno con Frida Kahlo.
Il riesame dell'attività pittorica di Sonia Delaunay attraverso l'analisi delle gouaches contenute nei Libri neri o ad essi legate -
espressioni di stati d'animo, poesie, per sua stessa ammissione - permette di identificare
una tipologia di forme e sistemi cromatici ricorrenti poi in tutto il resto della sua
produzione artistica.
- I Libri neri sono la testimonianza autografa a colori
della progettazione di Sonia Delaunay e accompagnano il visitatore, come un filo di
Arianna, in quei dieci anni di vita dell'artista che furono forse i più travagliati e nei
quali la sua attività fu aperta a diverse esperienze, tra le quali la realizzazione di
bozzetti e costumi per il teatro e la moda.
- E proprio in quest'ultima disciplina Sonia
ha analizzato con visione anticipatrice lo sviluppo del pret-a-porter (fu detta "donna del futuro",
appellativo che la lusingava): anche se in realtà la sola cosa che la entusiasmava era
inventare e realizzare abiti - non adatti alla moltiplicazione - se non addirittura
impossibili da indossare.
È comunque certo che nelle opere di quegli anni emerge la sua ricerca bidimensionale con
soluzioni formali e cromatiche che anticipano i tempi.
- Attraverso i suggestivi colori di queste gouaches e l'invenzione dei primi
abiti simultanei si scopre un'artista che lavora con la dinamica della luce e accosta
nelle opere di pittura il colore e il segno con una padronanza tecnica di raffinata
eleganza stilistica.
La mostra presenta inoltre una piccola galleria di foto dell'epoca in bianco e nero con
ambientazioni di arredamenti e foto di modelle che indossano abiti e accessori creati
dalla Delaunay nel suo famoso Atelier
Simultané.