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           Maurizio Vitiello su Maria Teresa Di Nardo
                     
RIFLESSIONI GLOBALI E CONFORTI TERRITORIALI
NELLA PITTURA DI MARIA TERESA DI NARDO

 

 
 
.......... La pittrice tarantina segue, da tempo, le vicende dell'arte, con estrema attenzione, e partecipa attivamente alla vita culturale della sua regione, che presenta un'effervescenza creativa, talvolta, non raccolta dalle dinamiche mass-mediali.
Oggi, interessata a farsi conoscere da un più vasto pubblico, intende concretizzare un serio programma di mostre, che ha in mente.
Avviando, così, una serie di progetti espositivi, che la porteranno ad esporre in varie e diverse gallerie della Puglia e di altre regioni della Penisola, e legando il suo nome anche a riflessioni critiche di prestigio, potrà imporsi ad una più allargata osservazione ed approvazione.
Maria Teresa Di Nardo, con sempre maggiore impegno, porta avanti una ricerca che segue le vicende del mondo e non dimentica i fatti della sua terra.
Si tratta, fondamentalmente, di un'impostazione che riflette sul globale e ragiona sul locale.
Il suo impianto "glocal" (parola che prende la prima metà di "global" e la seconda metà di "local") definisce isole, esplosioni e sfilacciamenti di colore, ma non solo, e raccoglie esiti di una pittura attuale, sempre più protesa a sintetizzare respiri che attraversano il nostro pianeta e che, di rimando, s'attagliano agli umori delle radici.
Fortemente colpita dagli eventi terroristici dell' 11 settembre 2001, che hanno seminato morte negli USA, ha deciso di reagire segnando impronte pittoriche vive e palpitanti su tele o calibrando smalti su alluminio.
Vibrazioni cromatiche, acute e lancinanti al tempo stesso, hanno urlato il dolore e contraddistinto una teoria di lavori, che risulta incanalata e qualificata da un senso della misura e si distingue per la gestualità istintiva.
Il suo cuore ha battuto più rapidamente ed effluvi sanguigni e precipitazioni materiche si sono appuntati sui supporti.
A "Deflagrazioni cosmiche" si è succeduta un'altra serie impostata a documentare dall'intimo un'apocalisse metropolitana e a captare anche rabbia e orgoglio di chi vive "ferito a morte" nella civiltà occidentale, richiamata a salvaguardarsi da teorie terroristiche.
Il sangue delle vittime, la crisi di chi stupito era rapito dalle "news" televisive, la successiva rabbia e il rialzato orgoglio sono addensati in una filigrana di terminazioni segnico-cromatiche di abbreviazione calda.
Dinamiche sequenze ora intessono la pittura di Maria Teresa Di Nardo, più libera da vincoli figurali e sempre più aperta ad abbracciare l'ampio ventaglio dell'informale.
L'artista propone una produzione seriale convinta, attraversata da sostenuti rapidi tratti, da brevi ricercati ricami e da dilatazioni cromatiche di calore mediterraneo e sostanziata dal "fil rouge" dell'esistenza.
 
Napoli/Roma, 2002

Maurizio Vitiello

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