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- .......... Danza leggero il riverbero del mito antico sul respiro dei nostri giorni.
- .......... Una delicata e struggente leggenda narra che Napoli sia stata fondata
intorno alla perenne dimora della bellissima sirena Partenope, sulla quale i pescatori del
luogo avevano innalzato un tempietto.
- .......... La dolce sirena, innamoratasi perdutamente del dio Vesuvio, ma da questi
ripetutamente respinta, disperata per non essere corrisposta, uscì per sempre dal mare,
dove li soltanto poteva vivere.
- Si sdraiò sulla spiaggia, sotto l'attuale
collina di Pizzofalcone, e con gli occhi rivolti al suo amore attese la morte.
- .......... Gli dei, commossi da un così grande amore e ancor di più da un cosi
massimo sacrificio, fecero crescere, intorno al corpo dell'infelice creatura, fiori e
piante meravigliose che in breve coprirono tutte le colline del Golfo e diedero al mare il
colore azzurro dei suoi occhi e crearono l'angolo più bello del mondo, cosicché chiunque
vi avrebbe abitato sarebbe stato felice e colmo di amore per tutto e per tutti.
- .......... Oltre alle leggende continua a fiorire la vasta letteratura che tratta di
Napoli.
- .......... Dai tempi del "Grand Tour" al secondo dopoguerra, dal
"boom economico" italiano dei primi anni sessanta ai giorni odierni su Napoli e
il suo hinterland si sono espressi il "fior fiore" degli scrittori e dei
giornalisti.
- .......... Alcuni hanno sottolineato le grandezze, altri hanno denunciato le
innegabili contraddizioni che ancora si avvertono, ma tutti hanno precisato la
singolarità e convenuto sull'unicità di questa metropoli, che vanta una sedimentazione
bimillenaria.
- .......... Insomma, da punto di riferimento della "Magna Graecia" a
moderna anima intellettuale (e, qui, conviene ricordare che l'Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici, con sede a Palazzo Serra di Cassano, risulta un illuminante faro
internazionale, fondamentale per la filosofia di ieri e per quella contemporanea) è stata
sempre sostenuta da una fertile creatività.
- .......... Forse, questa città ha sempre captato il "fil rouge" di
energia che scaturisce dalle viscere della terra su cui s'erge il Vesuvio, che si staglia
massiccio sul panorama, ormai famoso. E il "fil rouge" trasferisce vitalità
generosa e rara forza a chi s'accende, si tende e spasima di creatività.
- .......... Gli operatori napoletani cancellano il nulla per affidare alle diverse
redazioni delle composizioni artistiche emozioni sottese ed espressioni convinte di un
immaginario sempre inseguito, in una temperatura di suggestioni.
- .......... Sfidano, in fondo, l'incognita del vivere alimentata dal gioco quotidiano
delle incertezze.
- .......... Il tracciato di artisti-artigiani prende spunto da opere o è il seguito
di opere che vivono in città o si manifestano nel territorio circostante: dalle sete (che
ci fanno ricordare il tentativo economico-sociale di San Leucio, a pochi chilometri dalla
vanvitelliana Reggia di Caserta, il cui primo opificio fu fondato da Ferdinando IV di
Borbone nel 1789, riunendo, in una "comune" ante litteram, tutti i setaioli del
vicino contado, assieme ad abili artigiani del settore, fatti venire dalla Francia, da
Genova e dal Piemonte) alle manifatture ceramiche (che ci rimbalzano al 1743 quando
divenne operante a Capodimonte la famosa fabbrica voluta da Carlo di Borbone o a quella
tipica di Cerreto Sannita o di San Lorenzello) dagli argenti (splendido quello spazio,
sacro e profano al contempo, dedicato agli argenti, progettato da Aldo Loris Rossi, nel
Salone da Ballo del Museo di Capodimonte, per la "Civiltà del 1700 a Napoli",
voluta dal compianto Raffaello Causa, prima rassegna della serie espositiva dedicata
all'arte napoletana nei secoli) ai costumi teatrali (che ci riportano gli atteggiamenti
della vita elegante di una Capitale).
- .......... Ed, ancora, dai bronzi alle varie fusioni (che ci ricordano che gli
apprezzati motivi della migliore statuaria romana rinvenuta a Pompei e ad Ercolano è
stata ripresa da fonderie che ora sono laboratori ed officine museali) alle scenografie o
agli "scogli" presepiali (che presentano angoli e spaccati di una
"metropoli della memoria") che accolgono "pastori" (che ci rimandano a
quelli settecenteschi a cui si dedicarono scultori di calibro, come Giuseppe Sanmartino)
sino alle i presepiali, dagli strumenti musicali alle tavole imbandite (che fanno eco a
quelle pazienti ore di lavoro di artigiani di due secoli fa, che non dimenticavano di
ribaltare i segni della vita comune nel presepe, come fecero in pittura un Micco Spadaro o
un Giuseppe Recco).
- .......... Ed, infine, dal corallo e dal cammeo (vanto indiscusso di Torre del
Greco, vivo ornamento - dai poteri apotropaici - il primo e delizioso segno di distinzione
delle signore il secondo) alle tarsie (che ci riportano alla mitica Sorrento, cantata da
Elvis Presley a Lucio Dalla) ai ricami, ai pizzi e ai marmi, come dire dal sottile
geroglifico tessile alle volute morbide plastiche.
- .......... Le ragioni di una civiltà proseguono grazie alle mani e alla voglia di
distinguersi di questi artigiani-artisti che onorano la Regione Campania. In questi
giorni, tra San Gregorio Armeno e "Spaccanapoli", tracciato-memoria della
napoletanità, un'agitazione grande fa pulsare la zona.
- .......... Un'affollatissima serpentina umana si snoda per acciuffare anche il
soffio dell'anima napoletana, che impera tra centro antico e centro storico.
- .......... Tra inizio dicembre e metà gennaio da tutto il mondo si precipitano qui
per acquistare "pastori" e grotte.
- .......... L'intero quartiere, con la proliferazione di altri punti-vendita
occasionali, vive alterato più di un mese, a prescindere dalle botteghe artigiane che per
tutto l'anno lavorano alla costruzione di presepi e "pastori".
- .......... Artisti, registi, politici, gente comune approfitta di una meditata tappa
napoletana per riversarsi in questo luogo dell'anima.
- .......... La folla, la grande folla cerca sé stessa; il Bambin Gesù, San
Giuseppe, la Madonna, l'oste e il musicante, sono pretesti. La minuta identità di ognuno
è inseguita nella riproposizione annuale della nascita di Cristo.
- .......... Il miracolo della vita, della propria vita, si va a leggere nell'enclave
di "San Gregorio Armeno" nelle notti napoletane, che non inseguono l'alba, ma il
sogno.