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           Maurizio Vitiello su Itinerari natalizi alla ricerca dell'anima napoletana

NEL CORPO DI NAPOLI

 

 
 
.......... Danza leggero il riverbero del mito antico sul respiro dei nostri giorni.
.......... Una delicata e struggente leggenda narra che Napoli sia stata fondata intorno alla perenne dimora della bellissima sirena Partenope, sulla quale i pescatori del luogo avevano innalzato un tempietto.
.......... La dolce sirena, innamoratasi perdutamente del dio Vesuvio, ma da questi ripetutamente respinta, disperata per non essere corrisposta, uscì per sempre dal mare, dove li soltanto poteva vivere.
Si sdraiò sulla spiaggia, sotto l'attuale collina di Pizzofalcone, e con gli occhi rivolti al suo amore attese la morte.
.......... Gli dei, commossi da un così grande amore e ancor di più da un cosi massimo sacrificio, fecero crescere, intorno al corpo dell'infelice creatura, fiori e piante meravigliose che in breve coprirono tutte le colline del Golfo e diedero al mare il colore azzurro dei suoi occhi e crearono l'angolo più bello del mondo, cosicché chiunque vi avrebbe abitato sarebbe stato felice e colmo di amore per tutto e per tutti.
.......... Oltre alle leggende continua a fiorire la vasta letteratura che tratta di Napoli.
.......... Dai tempi del "Grand Tour" al secondo dopoguerra, dal "boom economico" italiano dei primi anni sessanta ai giorni odierni su Napoli e il suo hinterland si sono espressi il "fior fiore" degli scrittori e dei giornalisti.
.......... Alcuni hanno sottolineato le grandezze, altri hanno denunciato le innegabili contraddizioni che ancora si avvertono, ma tutti hanno precisato la singolarità e convenuto sull'unicità di questa metropoli, che vanta una sedimentazione bimillenaria.
.......... Insomma, da punto di riferimento della "Magna Graecia" a moderna anima intellettuale (e, qui, conviene ricordare che l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, con sede a Palazzo Serra di Cassano, risulta un illuminante faro internazionale, fondamentale per la filosofia di ieri e per quella contemporanea) è stata sempre sostenuta da una fertile creatività.
.......... Forse, questa città ha sempre captato il "fil rouge" di energia che scaturisce dalle viscere della terra su cui s'erge il Vesuvio, che si staglia massiccio sul panorama, ormai famoso. E il "fil rouge" trasferisce vitalità generosa e rara forza a chi s'accende, si tende e spasima di creatività.
.......... Gli operatori napoletani cancellano il nulla per affidare alle diverse redazioni delle composizioni artistiche emozioni sottese ed espressioni convinte di un immaginario sempre inseguito, in una temperatura di suggestioni.
.......... Sfidano, in fondo, l'incognita del vivere alimentata dal gioco quotidiano delle incertezze.
.......... Il tracciato di artisti-artigiani prende spunto da opere o è il seguito di opere che vivono in città o si manifestano nel territorio circostante: dalle sete (che ci fanno ricordare il tentativo economico-sociale di San Leucio, a pochi chilometri dalla vanvitelliana Reggia di Caserta, il cui primo opificio fu fondato da Ferdinando IV di Borbone nel 1789, riunendo, in una "comune" ante litteram, tutti i setaioli del vicino contado, assieme ad abili artigiani del settore, fatti venire dalla Francia, da Genova e dal Piemonte) alle manifatture ceramiche (che ci rimbalzano al 1743 quando divenne operante a Capodimonte la famosa fabbrica voluta da Carlo di Borbone o a quella tipica di Cerreto Sannita o di San Lorenzello) dagli argenti (splendido quello spazio, sacro e profano al contempo, dedicato agli argenti, progettato da Aldo Loris Rossi, nel Salone da Ballo del Museo di Capodimonte, per la "Civiltà del 1700 a Napoli", voluta dal compianto Raffaello Causa, prima rassegna della serie espositiva dedicata all'arte napoletana nei secoli) ai costumi teatrali (che ci riportano gli atteggiamenti della vita elegante di una Capitale).
.......... Ed, ancora, dai bronzi alle varie fusioni (che ci ricordano che gli apprezzati motivi della migliore statuaria romana rinvenuta a Pompei e ad Ercolano è stata ripresa da fonderie che ora sono laboratori ed officine museali) alle scenografie o agli "scogli" presepiali (che presentano angoli e spaccati di una "metropoli della memoria") che accolgono "pastori" (che ci rimandano a quelli settecenteschi a cui si dedicarono scultori di calibro, come Giuseppe Sanmartino) sino alle i presepiali, dagli strumenti musicali alle tavole imbandite (che fanno eco a quelle pazienti ore di lavoro di artigiani di due secoli fa, che non dimenticavano di ribaltare i segni della vita comune nel presepe, come fecero in pittura un Micco Spadaro o un Giuseppe Recco).
.......... Ed, infine, dal corallo e dal cammeo (vanto indiscusso di Torre del Greco, vivo ornamento - dai poteri apotropaici - il primo e delizioso segno di distinzione delle signore il secondo) alle tarsie (che ci riportano alla mitica Sorrento, cantata da Elvis Presley a Lucio Dalla) ai ricami, ai pizzi e ai marmi, come dire dal sottile geroglifico tessile alle volute morbide plastiche.
.......... Le ragioni di una civiltà proseguono grazie alle mani e alla voglia di distinguersi di questi artigiani-artisti che onorano la Regione Campania. In questi giorni, tra San Gregorio Armeno e "Spaccanapoli", tracciato-memoria della napoletanità, un'agitazione grande fa pulsare la zona.
.......... Un'affollatissima serpentina umana si snoda per acciuffare anche il soffio dell'anima napoletana, che impera tra centro antico e centro storico.
.......... Tra inizio dicembre e metà gennaio da tutto il mondo si precipitano qui per acquistare "pastori" e grotte.
.......... L'intero quartiere, con la proliferazione di altri punti-vendita occasionali, vive alterato più di un mese, a prescindere dalle botteghe artigiane che per tutto l'anno lavorano alla costruzione di presepi e "pastori".
.......... Artisti, registi, politici, gente comune approfitta di una meditata tappa napoletana per riversarsi in questo luogo dell'anima.
.......... La folla, la grande folla cerca sé stessa; il Bambin Gesù, San Giuseppe, la Madonna, l'oste e il musicante, sono pretesti. La minuta identità di ognuno è inseguita nella riproposizione annuale della nascita di Cristo.
.......... Il miracolo della vita, della propria vita, si va a leggere nell'enclave di "San Gregorio Armeno" nelle notti napoletane, che non inseguono l'alba, ma il sogno.

Maurizio Vitiello

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