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           Maurizio Vitiello su Rosalba Leo

"TRACCE NEL SAHARA"

 

 
 
.........Rosalba Leo con una nuova produzione, incentrata a raccogliere tracce, linee e vissuti del Sahara, pone all'attenzione della fruizione immagini icastiche.
La giovane artista realizzava, anni fa, opere geometricamente intonate e composizioni con riferimenti nutriti di ordine stilistico ed anche concrete aperture grafiche e reticolati modellati con pulita perizia disegnativa.
E, più recentemente, incapsulava nelle tele i battiti dell'universo indagando ed indugiando nelle spire cosmiche e nelle sinuosità dell'infinito,
Rosalba Leo cercando di assorbire, con puntiglio onirico, vaste spazialità e contrappunti celesti, inseguiva e sottolineava, di riflesso, intimi sommovimenti dell'anima, nonché tendeva a condensare il senso della bellezza e dell'ordine della natura.
Le galassie fiorite dell'artista significavano voglia di purezza ed allontanamento dai risvolti negativi della vita quotidiana. Oggi, con una serie rivolta alla terra sahariana, Rosalba Leo stravolge l'indirizzo telescopico della sua ricerca pittorica ed attratta da un luogo-simbolo del globo cerca di identificare, in un processo di analisi visiva, condensati rarefatti e/o imprigionati, che resistono alla polvere del deserto, alla dissoluzione dell'ambiente e ai cambiamenti peggiorativi territoriali.
Le ultimissime prove dell'operatrice casertana ci conducono a rivisitare, al di là di misure stereotipate, un universo terrestre di situazioni, anche "al limite".
"Cammello", "Acacia del deserto", "Muflone", "Onde di sabbia", "Rilievi", "Tracce", "Gazzelle", tutte tecniche miste, ci raccontano il gioco sottile dell'operatrice, dedita a ritrovare in momenti ed episodi squarci di vita della zona desertica. Anche dall'oceano di sabbia emergono tracce passate che ci istruiscono sulla vita di un tempo.
Anche se la desertificazione aumenta, il Sahara nasconde tesori e rivela, in continuazione, suggestioni multiple.
Non solo le temperature alte ed il colpevole sole a picco, i silenzi che cavalcano le dune e il freddo, che taglia il respiro nella notte, ma anche il ghibli, vento caldo-secco, violento, caratteristico del territorio libico, che trascina nugoli di sabbia finissima e riassetta l'orografia, e i tuareg, berberi nomadi viventi nel Sahara occidentale, ragguagliano sulle variazioni ambientali e sulle relatività esistenziali.
E' significativo che Rosalba Leo voglia indicare non solo i sensi di un territorio ostile, ma i vigori di una storia passata e il filo d'orizzonte contemporaneo. Fondamentalmente, l'artista tende a conciliare nell'odierno momento di espressione figurale una transizione.
Quasi toccata da una presa di coscienza "terrestre" si è allontanata da visioni cosmiche per focalizzare attraverso la disamina dell'universo sahariano palpiti cromatici, rilievi coloristici, estremi impasti.
Si cimenta l'artista a condurre la mano a manipolare pigmenti e colle, resine e materie per arrivare ad impiantare non abbandoni, ma caratterizzazioni della natura e lasciti dell'avventura umana.
Rosalba Leo riscopre le orme degli antichi animali, i graffiti delle caverne, nonché le condizioni attuali.
Non è più rivolto il suo sguardo creativo al cielo, bensì è diretto al mondo sahariano.
Segnando passi diversi, ha ribaltato il senso della ricerca avvicinandosi a ciò che è prossimo, ma ancora non totalmente conosciuto nel suo percorso storico ed anche sconosciuto nella sua incommensurabile valenza misterica. L'Africa affascina e svela.
Intrighi, abbagli, allucinazioni, illusioni, inganni, travisamenti, ma non solo, rilasciano molteplici sogni e concetti e con questi s'accompagnano altri sensi e significati.
Nella voglia di "far pittura" dell'artista emerge la consapevolezza che lo spaccato di questa terra possa ancora nascondere, ma anche offrire ulteriori possibilità di conoscenza.
La sua voglia di contatti ravvisa e non esclude il gusto della scoperta.
Rosalba Leo intende con questa silloge visiva di notazioni rimarcare caratteri ed equilibri dell'ambiente, nonché appunti di alienazioni.
L'artista sa bene che non è affatto facile risalire a contenuti e a caratteri.
Ma sa che ogni rappresentazione deve essere forte, più che adeguata.
Non osa diluire gli effetti e con sedotta emozione replica ciò che ricorda e ciò che le appare da altre fonti, da quelle filmiche a quelle documentali.
Nella realizzazioni di tese elaborazioni intende far convergere amalgamate situazioni pregresse ed urticanti collisioni atmosferiche.
Non cede al gusto del consueto impatto visivo con cui si può o meno riscontrare il Sahara, ma si sforza di regolare battute pittoriche di un testo ancora tutto da leggere e revisionare.
Con legittima predisposizione esplorativa cede solo alla teoria del batticuore.
Pur cercando di serbare, agitando i colori, quei turbamenti che nutre, estroflette, in soluzioni affettive, particolarismi corrispondenti.
Gli innumerevoli impulsi che l'appassionano si mitigano nella meditata esecuzione di dipinti, inclini a restringere il mito del miraggio e ad oltrepassarlo definitivamente.
 
Napoli, 2002

Maurizio Vitiello

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