Svelato il volto e la vita
dell'ineguagliato genio
Una scelta accuratissima di opere di Antonio Ligabue rende omaggio al geniale artista
padano nel centenario della sua nascita. In mostra circa 85 capolavori, tra olii, sculture
e disegni, provenienti da collezioni pubbliche e private, magistralmente riprodotti nel
pregiato volume edito da Franco Maria Ricci in tiratura limitata e copie numerate.
Anche quando cominciò ad essere accarezzato dalla fama, Antonio Ligabue, il "buon
selvaggio" della pittura italiana scomparso nel 1965, continuava ad essere un
personaggio inquietante, diverso, strano; per quella sua miseria solitaria, consumata
rintanandosi tra gli alberi, le nebbie e le calure della Bassa Padana; per quell'infanzia
irrequieta e malaticcia vissuta in Svizzera con una madre adottiva; per la sua parlata
mezza tedesca, le ossessioni maniacali, i ripetuti soggiorni in manicomio.
Ma a riscattare tanta sofferta alienazione e un passato da reietto vagabondo approdato nel
luogo di origine del padre - il paese emiliano di Gualtieri - c'era, sorprendente quanto
ogni aspetto del suo essere, una genialità artistica capace di trasformare gli incubi in
incantate visioni colorate, gli ordinati filari di pioppi in giungle popolate da belve
feroci. Tigri con le fauci spalancate, leoni nell'atto di aggredire una gazzella, leopardi
assaliti da serpenti, cani in ferma e galli in lotta: predatori e prede, selvatici e
domestici, Ligabue sentiva gli animali come compagni, li comprendeva e li amava più degli
uomini: e ad essi, più che agli uomini, voleva assomigliare.
Le opere figurative di Ligabue, dense e squillanti, traboccano di nostalgia, di una
violenza ancestrale, di paura e di eccitazione, di dettagli ugualmente minuziosi nelle
scene di vita campestre come in quelle di esotiche foreste, attinti nel primo caso dalla
profondità di un'incredibile memoria visiva, nel secondo da una immaginazione ancora più
prodigiosa.