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       Maurizio Vitiello sui Madisti Italiani

"I Madisti Italiani"

 
...........Resterà aperta sino al 21 luglio 2002, al Museo d'Arte delle Generazioni Italiane del '900 "G. Bargellini" (Via Rusticana, 1 40066 Pieve di Cento - Bologna, tel. 051/68.61.545; fax 051/68.60.364) la mostra "Arte Madì Italia 1991-2002", promossa dal Museo e dall'Associazione Culturale Centro Internazionale d'Arte Contemporanea "Arte Struktura" (Via Mercato, 1 20121 Milano tel. 02/80.54.469; fax 02/87.58.84).
La rassegna, curata da Anna Canali, motivata Presidente di Arte Struktura ed abile segretaria del "Movimento Madì Italia", comprende 100 lavori a parete e tridimensionali, venti dei quali, con i relativi progetti, provengono dalla collezione dell'imprenditore bresciano Gianfranco Bonomi.
Il Movimento Madì è stato fondato a Buenos Aires nel 1946 da Carmelo Arden Quin e da altri artisti aniconici, che già avevano collaborato alla rivista "Arturo" nel 1944, in pieno periodo peronista, spinti dal desiderio di modificare la tradizionale concezione del quadro, sia accorpando diverse superfici dipinte sia abolendo la cornice, che per secoli ha imprigionato i dipinti.
Gli artisti Madì si prefiggevano con l'introduzione della poligonalità, del movimento reale, della componente ludica, la distruzione di tutti i condizionamenti e limiti imposti dalla tradizione geometrica europea, chiusa nei quattro angoli retti del supporto tradizionale del piano, nonché della cornice, un ulteriore sviluppo delle intuizioni di alcuni pionieri costruttivisti di inizio secolo, tra i quali Laszlo Perì, Christian Schad e Vladimir Tatlin, che si concretizza in un vero e proprio cambiamento.
Il Madì rappresenta l'avanzato traguardo raggiunto dall'arte aniconica, dopo il Concretismo e il Costruttivismo, che ha coinvolto inizialmente molti artisti latino-americani e poi di altri paesi, facendo proseliti dalla metà degli anni Ottanta e soprattutto dell'inizio degli anni Novanta in Italia.
La rassegna attraverso le opere dei seguenti venti artisti Angelo G. Bertolio, Saverio Cecere, Elena Fia Fozzer, Mirella Forlivesi, Reale F. Frangi, Aldo Fulchignoni, Franco Giuli, Gino Luggi, Vincenzo Mascia, Renato Milo, Giuseppe Minoretti, Gianfranco Nicolato, Antonio Perrottelli, Marta Pilone, Gaetano Pinna, Salvador Presta, Hilda Reich Duse, Giuseppe Rosa, Rino Sernaglia e Piergiorgio Zagara documenta una situazione riferita al presente di una tendenza importante, proponendo un viaggio all'interno delle creazioni dei "madisti" italiani, che con le loro opere danno una attuale ed originale testimonianza di come il "Madì" continui ad essere pensiero, sperimentazione, invenzione, una condizione di coscienza e conoscenza, rielaborazione di tecniche tradizionali e ricerca stimolante di forme e materiali nuovi, in rapporto con gli sviluppi della società contemporanea, che ha provocato una reazione critica inizialmente caratterizzata da momenti di perplessità, inevitabile per cambiamenti incisivi e dirompenti, ma che ha comunque finito per riconoscere al movimento la rigorosità della ricerca e la validità dei risultati.
Chi visiterà la mostra si troverà nel bel mezzo di una creatività, che, oltre ad aver scardinato all'interno di una produzione fortemente radicata alla geometria, la consueta struttura del quadro, ha ripensato l'uso del colore in direzione gioiosa, creando oggetti estetici che portano a rivedere le codificate normative del fruire l'opera d'arte e sarà stimolato a riflettere non solo sulle prospettive della creatività moderna, ma anche sulle sterminate e articolate possibilità dell'arte fine a se stessa e che su se stessa riflette, basandosi esclusivamente sugli strumenti del suo specifico linguistico, non piegati -come scrive il critico Giorgio Di Genova- "alla schiavitù della mimesi della natura o della realtà".
Il catalogo della mostra, dovuto alla coedizione di Arte Struktura, Light For You e Bora, progettato dall'arch. Leonardo Canali, ritagliato agli angoli secondo i principi del Madì, comprende, oltre alla riproduzione a colori delle opere esposte e le biografie dei venti artisti qui presenti, i testi di Giulio Bargellini, fondatore del Museo pievese, del collezionista Gianfranco Bonomi, del Direttore Artistico del Museo Giorgio Di Genova, autore del saggio "Oltre la cornice.
Una neoavanguardia che viene da lontano", con il quale, oltre a ricostruire la storia dell'arte aniconica del ventesimo secolo, precisa la collocazione del Madì nel versante dell'arte post-concretista, ripercorrendo in particolare le vicende che hanno portato il Madi in Europa e in Italia, di Camelo Arden Quin, Salvador Presta, Anna Canali, Maria Lluisa Borras e Raffaella A. Caruso.
Il Movimento "Madì" offre un fronte di novità e gli ultimi esiti confermano che tutti gli artisti cercano nuove forme e ricercano su queste.
Il buon lavoro di sistemazione critica, operato da Giorgio Di Genova, riesce ad evidenziare le forze in campo, sempre più interessate a tessere rapporti internazionali, perché il Movimento "Madì" abbia il più largo respiro.
Nell'attuale panorama delle arti visive contemporanee il "Madì" presenta una manifesta condizione di chiarezza dei termini operativi.
 
Napoli, giugno 2002

Maurizio Vitiello         

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