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           Maurizio Vitiello su Antonella Mazzoni

"GLI INGREDIENTI DELL'ARTE SECONDO ANTONELLA MAZZONI"

 

 
 
..........     Alla "Dina Caròla Arte Contemporanea" (Via Orazio, 29 80122 Napoli; tel./fax 081/66.97.15) è stata inaugurata la mostra di Antonella Mazzoni.
..........     L'artista per quest'esposizione intitolata "Gli ingredienti dell'arte" associa saggiamente alla ritualità del preparare il cibo la ritualità del fare pittura.
..........     L'operatrice compie una decisa investigazione sul linguaggio della pittura che mette nettamente in discussione proprio il concetto di illusione del reale da cui ha preso le mosse.
..........     I quadri si offrono come enigmi o, meglio, rebus o test dove le immagini agiscono in funzione di forte stimolo e il titolo assume il valore di una didascalia sapientemente irreale, propone lo scollamento tra immagine e parola, tra definizione visiva e definizione verbale.
..........     Le opere sistemate con garbata misura nell'accogliente spazio posillipino estroflettono plurime letture.
..........     Si percepisce una polivalenza semantica e la possibilità di cogliere contese e riscontri visivi.
..........     Su catalogazioni paesaggistiche si materializzano ingredienti di una ricetta e le scaltre didascalie integrate nel campo visivo della scena costruita, con toni precisi e solvente pulizia, interrogano la scena, s'incuneano nel processo di selezione memoriale dell'immagine.
..........     Antonella Mazzoni sa pienamente dosare colori, calcolare scenari e sfondi e ben comporre slittamenti linguistici nell'orma intellettuale di Magritte.
..........     Sul rito del fare la stessa Antonella Mazzoni afferma, in una lunga dichiarazione scritta, quanto segue: "Avere consapevolezza del proprio fare vuol dire confrontarsi con una situazione artistica che tende ad abbandonare i materiali tradizionali ed a considerare servile la manualità. Il rituale della pittura non giustifica la sua sopravvivenza e da più parti si chiede un intervento d'eutanasia. L'assurdità della pittura è che rispetto alla velocità del suo consumo, il tempo della realizzazione è perversamente lungo: la supremazia del pensiero sembra voglia rendere inutile l'azione. Crudelmente cacciata, od utilizzata per ogni genere di sperimentazione, la pittura non suscita la pietà di nessuno e rischia di estinguersi senza l'intervento di qualcuno che difenda il suo habitat naturale. Ma attraverso i ritmi della pittura si vive il quotidiano come un'occasione di riflessione, di relazione con la ricerca del senso del sé. La pittura non è solo l'immagine che rappresenta, è l'ambizione ad essere qualcosa, è la consapevolezza dell'esserci nel tempo della realizzazione dell'opera. La mancanza di separazione tra lavoro e opera sposta il territorio dell'arte in ogni cosa della vita. Cosi la mia pittura non rappresenta la pittura, ma il pensiero che l'ha motivata. La pittura è oggi un problema di contenuti, all'interno del lavoro deve esserci una riflessione sul lavoro stesso. La pittura è anche un rituale collettivo che ognuno ha vissuto sulla sua pelle, un linguaggio che ognuno di noi si sente in grado di parlare, e che ci autorizza ad esprimere immediatamente una reazione, un pensiero. La pittura è il corpo fisico di un pensiero, di un'intuizione da offrire e condividere con gli altri. Nella serie GLI INGREDIENTI DELL'ARTE le immagini sono quelle che riproducono gli ingredienti di una ricetta. L'allusione è agli "ingredienti" che determinano la diversità di ciascuno di noi, "il gusto" della nostra vita. Il cielo rappresenta il tempo cronologico ed atmosferico, lo sfondo delle nostre esistenze. Su ogni opera è ripetuta la stessa frase, modificata nell'ultima parola. L'insieme delle parole modificate rappresentano GLI INGREDIENTI DELL'ARTE. Il tempo corre tra le parole e le immagini e trova nelle emozioni, nelle sensazioni, nelle illusioni, etc .... il significato del suo continuo ripetersi.
In omaggio alla città e alla galleria che mi ospita mi sono ispirata da "La vera cucina di Napoli" di Jeanne Caròla Francesconi."
..........     Maya Pacifico in un'intelligente scheda critica, approntata per l'occasione, precisa e sottolinea:
"Per questa mostra intitolata "Gli ingredienti dell'Arte" e realizzata appositamente per lo spazio della galleria "Dina Caròla", Antonella Mazzoni associa alla ritualità del preparare il cibo la ritualità del fare pittura. Nel suo lavoro il rapporto tra pittura e concetto è fondamentale, dipingendo un'immagine e affermando con una scritta sottostante che non si tratta propriamente di ciò che vediamo, compie un'investigazione sul linguaggio dell'arte tendente a porre in discussione proprio il concetto di illusione e rappresentazione del reale da cui ha preso le mosse. Il procedimento paradossale è l'unico in grado di conciliare un'arte di riflessione, un'arte fatta di idee con la necessità di usare lo strumento della pittura.
..........     Il Rito del Fare si congiunge con il tempo del Fare la Pittura con il suo tempo di produzione, con la lenta elaborazione della manualità: tracciare il fluire dell'esistenza attraverso i frammenti, le immagini isolate dei quadri, che mostrano una realtà sempre parziale, significa anche riportare i grandi fatti, l'Arte, alle piccole cose alle cose dell'esistenza di un quotidiano inespresso ma che scandisce il tempo e in particolar modo il tempo dei ricordi. L'ironia si confronta soprattutto con il meccanismo dei media come se per noi tra il gesto consueto e la percezione del messaggio esistesse un divario incolmabile, una sorta di vuoto mentale. Nei suoi lavori più recenti la Mazzoni indirizza il pubblico a percepire in ogni opera più di una chiave di lettura, e cioè che il senso non è mai univoco. In questo modo il linguaggio dell'Arte, e quindi la pittura, diventa una forma aperta, una forma che contiene una pluralità di letture - il che è molto diverso dall'ambiguità o dalla pluralità di significati. Quindi il titolo in rapporto all'immagine gioca un ruolo fondamentale, sottrae l'opera al suo codice di significazione, agisce mediante il potere della parola creando un senso nascosto, non immediatamente percepibile che è la sua cifra, la chiave del sogno, il meccanismo del motto di spirito, quel godimento estetico derivato dal doppio senso o dal suo continuo decentramento che è l'attrazione fluttuante di ogni discorso latente. Anche il recupero della dimensione originale fa parte di un discorso concettuale applicato alla pittura. Per Antonella Mazzoni: "La dimensione del cinema ingrandisce le cose, la televisione le rimpicciolisce, quella virtuale non è affidabile ... "Dunque il recupero del valore reale dell'esatta dimensione degli oggetti ha una funzione quasi documentaristica, introduce a un rapporto con l'opera che è più mentale. Ciò che conta non è l'opera in sé stessa, il suo valore formale, ma il procedimento intellettuale che l'opera fa scattare nella mente dell'osservatore sconvolgendone le tranquille aspettative teoriche e visive. Il quadro si dà come un enigma o, meglio, un rebus o un test dove le immagini agiscono in funzione di stimolo e il titolo assume il valore di una didascalia irreale, propone lo scollamento tra immagine e parola, tra definizione visiva e definizione verbale. Con la sua banalità, con la sua epopea del quotidiano che fa del passato un'ipotetica memoria comune da cui pescare a caso frammenti di un discorso senza tempo né riferimenti individuali, caratterizzato solo dalla sua opacità esistenziale. Il gesto modesto, piccolo, poco visibile della Mazzoni, il suo riprendere una procedura artigianale è la rappresentazione di un eterno presente che ci si erge di fronte e ci avvolge, che al di là di sé è aperto alle altre forme del tempo - alla chiarezza di spirito della scelta tra credere che il presente ci sia o l'eternità esista. La dimensione originale, la didascalia come in Magritte, la normalità di una pittura tranquilla, composta, è insieme un gesto estremo, smodato nella sua non trasgressione esibita. L'arte non deve raggiungere la realtà. Se mai farsi raggiungere e toccare da essa come da un virus interno e invisibile. L'artista nasconde la mossa più radicale costringendoci fin dall'inizio, con un'opera che corrisponde a un certo standard visivo, ad avanzare in un territorio in cui il linguaggio è una forma che contiene una pluralità di letture. Tutta l'attenzione è rivolta al processo di interpretazione, lo spettatore non è altro che una lettura in più, un nuovo istante di questa somma che non finisce, la costellazione formata dal forse incerto di ogni lettura."
..........     Su questa lunga ed interessante notazione critica di Maya Pacifico siamo concordi.
..........     Con quanto espresso in maniera elegante e convincente da Maya Pacifico siamo sicuri che il fruitore accorto troverà alimento per ulteriori riflessioni sul campo dell'arte contemporanea.
..........     Le arti visive colgono periscopicamente l'attualità segnica e le coordinate esistenziali e meritano, pertanto, particolare attenzione, perché decifrano gli umori emergenti e le istanze diverse che salgono all'orizzonte.

Maurizio Vitiello

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