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           Maurizio Vitiello su Milena Motti

"Nonsoloemozioni"

 

 

Milena Motti ha voglia di raccontare e di raccontarsi, di “fermare” e centrare quelle emozioni che sono corollario e corredo di una vita spesa a curiosare e ad indagare il senso della creatività.
L’operatrice è oggi presa dalla pittura.
Il cavalletto ha invaso il suo studio, i colori e le tele litigano sui tavoli.
Nel respiro dell’arte confina, stringe, fa palpitare e lievitare le sue emozioni.
Milena Motti con questa mostra d’esordio nell’accogliente ambiente di EVALUNA, ormai spazio ampiamente riconosciuto nella geografia animata del centro storico della città,  si mette in discussione e ritorna sui pensieri che si rincorrono.
Con molta umiltà entra nel giro espositivo partenopeo, che ogni giorno propone artisti storicizzati ed emergenti, movimenti e scuole, sapendo che ogni mostra non è una meta, ma inizio di nuovi percorsi estetici.
Napoli si sta proponendo come "vetrina" attendibile, tra il serio e il mondano, dell’arte consolidata e delle istanze delle nuove intelligenti giovani generazioni.
Una serrata selezione dei suoi lavori di questi ultimi anni offre uno spaccato di gravidi ed intimi umori, di atmosferici solleciti e di implosi riferimenti memoriali, sui quali gli amici e i frequentatori di spazi espositivi potranno ampiamente discutere.
E’ giusto approfondire sui dipinti “Il mostro marino”, “Casa nel bosco”, “L’eruzione”, “Deserto verde”, “Nascita”, “Illusione”, “Mare con tempesta”, “Fiori”, “Palme”, “Il caldo”, “Le foglie”, “Seconda illusione”, “L’atomica”, “Sole d’inverno”, “Girandola”, “Mondo sommerso”, “Papaveri sotto il mare”, che eleggono nella brevissima titolazione echi e riverberi romantici, richiami vitali, rispondenze esistenziali e note rilevanti di passaggi di vita.
Milena Motti sa bene che dovrà ri-significare e corroborare in un’impaginazione accattivante e di rigore una "cifra" estetica, che permetta alla sua produzione di essere ri-conosciuta e di essere accolta nel novero delle novità.
Ci rendiamo conto che sensibilità estreme sono raccolte in queste opere, anche se devono essere ispessite e/o limate duttili rese dell’impasto cromatico per affrontare convenientemente le questioni di linguaggio.
Si dimensiona, così, il rapporto con circostanze secrete, discrete fantasie e si rincorrono incidenze icastiche.
Milena Motti intende sottolineare e raccogliere i suoi respiri, trattenuti nel vedere il mondo, e i molteplici cambiamenti che regolano continuamente nuovi scenari.
Tra tensioni attuali e scenari inseguiti battagliano le notazioni figurali sulle campiture cromatiche ed irrompono caratterizzazioni iconiche.
Il “fare artistico” per Milena Motti configura un’estroflessa caratura di un portato critico di diverse e variegate  situazioni ed ogni sua tela diventa base speculare di ricerche esistenziali, nonché calamita di reliquati memoriali.
Precipitano nella sua pittura motivi singolari, intriganti vedute, scene atmosferiche, ma anche vegetazioni dai forti e consistenti contrasti cromatici.
Gli scenari desertici o i motivi su cui impera una rigogliosissima flora raccolgono plurime emozioni del contesto odierno e ragguagliano una rapsodica e consumata notazione d’affetti, che risale tutta intera a gorgogliar memoria.
In fondo, riassumono un mondo su cui transitano riporti figurativi e s’aggregano profili di orizzonti mentali.
 
Napoli, ottobre 2003

Maurizio Vitiello

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