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           Maurizio Vitiello su Romolo Paradisi
"L'IDENTITA' NEGATA" FOTO DI ROMOLO PARADISI

 

 
.......... La fotografia assolve per sintesi più della pellicola cinematografica e dei nastri magnetici a funzioni sociali.
.......... Un istante fondamentale su un fotogramma può fermare e dettare la verità.
.......... Le fotografie che Romolo Paradisi presenta, tra maggio e giugno del 2001, all'Associazione Operatori Culturali (via Flaminia, 58 00196 Roma; tel. 06/36.10.411 - fax 06/32.00.317) rappresentano il sunto di un reportage, realizzato nel 1988, sui manicomi italiani, quando la legge Basaglia, che nel 179 decretò la chiusura degli ospedali psichiatrici, era ancora lontana dalla sua totale applicazione.
.......... Da queste foto è escluso il luogo fisico della follia, il manicomio.
.......... L'autore si sofferma, invece, sul particolare, come punto di partenza per cogliere la dimensione d'insieme delle cose e come antidoto alla rimozione.
.......... La fotografia colpisce la mente e va dritta al cuore con il potere dell'immediatezza.
.......... L'immagine fissa rende visibile l'invisibile.
.......... Ecco allora che l'occhio dell'obiettivo incontra lo sguardo esausto e stralunato di uomini e donne che sembrano tutti ripetere all'infinito la stessa disperata domanda: "chi sono io?"
.......... Ma al di là di quegli occhi possiamo indovinare un groviglio di emozioni, sentimenti e idee che inaspettatamente ci portano ad osservare in una luce nuova e autentica una realtà - quella della malattia mentale - che spesso preferiamo dimenticare.
.......... Il mondo interiore di questi ammalati rimane il più delle volte tragicamente inespresso e silenzioso; ma quando riesce ad estrinsecarsi rivela una creatività geniale che ci ha dato alcuni tra i più grandi artisti di tutti i tempi.
.......... Quando operatori della sanità capaci ed attenti riescono a far emergere finalmente quella creatività, tenuta muta per anni, si possono cogliere aspetti interessanti di latitudini di pensieri e d'immagini, che seppur sofferenti e sofferti, agitano una vita di concetti e di visioni e di segni e di colori.
 

Maurizio Vitiello

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