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           Maurizio Vitiello su Andrea Petrone
                     
"Carissimo Pinocchio, Carissimo Totò"

 

 
 
Ho rivisto, a fine dicembre 2002, dopo tanti anni, Andrea Petrone, amico carissimo, alla "Sala Consiliare" della Provincia nella "Rocca dei Rettori" a Benevento.
In questo luogo fa mostra di sé un grande affresco, 2 x 3 m., di Giuseppe (Antonello) Leone, intitolato "Le nuove città", presentato a "La Biennale" di Venezia del 1940, posizionato su un telaio di legno, incastrato con maglia di ferro zincato e terracotta, sul quale poggia uno strato cementizio su cui risulta steso l’ arriccio, con sabbia grossa fracassata stretta, ed, infine, l’ intonaco di sabbia lavata e calce di 1 cm.
A Casale San Michele, frazione di Pratola Serra (AV), G. A. Leone prelevò delle pietre rosse, che dopo essere state macinate, offrirono un rosso particolare, fortemente resistente, che s’evidenzia in quest’affresco ed in nessun altro lavoro, perché mai stato in commercio.
Dopo la digressione storica, ritorniamo immediatamente ad Andrea Petrone, che sostenuto dagli amici della rivista "Proposta", animata da Antonio Petrilli, presentava una "Tombola d’Artista" , al contempo singolare e suggestiva, storica ed attuale con 90 personaggi "glocal".
L’amico-artista, tra "e-mail" e posta prioritaria, mi tiene continuamente informato sulle sue iniziative, che ora sono tutte completamente concentrate su Pinocchio e sulla specularità offerta da Totò.
Né deriva, né caposaldo è quanto offre Totò, bensì integrazione mediterranea ad una metafisica, punto fermo della letteratura italiana, che ha interessato, nel tempo, cinema ed animazione grafica.
Il Pinocchio di Carlo Collodi, tradotto cinematograficamente dal bravo Luigi Comencini e, poi, recentemente dal Premio Oscar Roberto Benigni, "toscanaccio" di quelli "doc", è vissuto, soprattutto, dalle generazioni italiane come amico dell’infanzia.
E chi guarda al mondo d’oggi cerca prestiti pesanti dal mondo dell’infanzia, per sopportare meglio questa terra di conflitti.
E già nel 1994 Andrea Petrone, operatore sensibile ad iniziative di civiltà, prestava la sua collaborazione ad un’organizzazione umanitaria, che si vedeva, poi, privata di alcuni membri, perché non più tornati da Serajevo.
Andrea Petrone si rimboccò le maniche e da perfetto "homo neapolitanus", o se preferite da "signore-signore delle arti", con materiali poveri e con tutto ciò che natura ed ambiente gli offrivano produsse un pinocchio più grande, un pinocchio più piccolo, un pinocchio più alto, un pinocchio più basso sui quali alitava un’anima mediterranea ed inserti del buon Totò.
Tutti furono venduti.
Si ottenne un realizzo, che servì a dare concretezza alla solidarietà.
Oggi Andrea Petrone continua, da quel lontano 1994, la sua missione creativa.
E qui ci sembra il caso di precisare che l’architetto-designer-scultore-pittore Riccardo Dalisi ha prodotto un anno dopo, nel 1995, "Totocchio", un burattino disarticolato, un po’ Totò un po’ Pinocchio.
Questo burattino di latta è protagonista dei due libri di Riccardo Dalisi, appena usciti per i tipi dell’elegantissimo editore Massa, con il progetto grafico del figlio dell’architetto, presentati a corredo della mostra alla "Galleria Toselli", a Milano.
"Totocchio", il primo volume con introduzione di Alessandro Mendini, è riedizione di un libro che accompagnò la mostra del 1995 nella "Basilica del Palladio" a Vicenza, mentre "I nuovi viaggi di Totocchio" risulta il seguito.
Proprio mentre Geppetto intagliava Pinocchio nelle suggestive campagne toscane, a Napoli, in Rua Catalana, strada popolare, dove si sono rifugiati gli artigiani in via di estinzione, nasceva timidamente un burattino a forma di caffettiera, Totocchio, per mano di un maestro fontaniere, don Vi, quello stesso che lavorò per anni la latta per l’architetto Riccardo Dalisi, ma non volle mai farsi vedere da lui, e nel quale il grande Eduardo De Filippo riconobbe uno dei suoi personaggi teatrali, che aveva imboccato la singolare strada della comunicazione attraverso la creatività, come lo zi’ Nicola di "Questi Fantasmi".
Andrea Petrone con misura e gusto realizza, con l’ausilio di tecnici esperti, "cd" di gran pregio, in cui registra le sue invenzioni grafiche, i suoi sogni di pittore, i suoi trasalimenti di creativo.
Le sue opere, che si potranno vedere prossimamente in vari spazi pubblici ed in accorsate gallerie, italiane ed europee, registrano un nuovo sussulto immaginativo e si legano ad una nuova conferma d’interesse, da parte di pubblico e di critica.
Il suo "TotòPinocchio" impresso su navigazioni mentali fabulistiche e campiture informali domina la scena, ma, forse, la intriga di magia e di sensi di surrealtà abbracciati a futurismi.
Anche l’imprimere su buste ecologiche questo nuovo soggetto ci rende un’ironia consapevole e ci fa sorridere di grazia.
La serie che vede "TotòPinocchio" di profilo, con il naso affilato che rimanda ombre, ci permette di percepire tutta la voglia di Andrea Petrone di stilizzare una sagoma ballerina, nonché la tensione per far incontrare il fantastico con il reale, di far convergere il pensiero ludico di una marionetta con le piroette sublimi di un prodigio della scena, che risaliva le vertigini di una comicità aggettante.
Ma anche i profili della volpe e del gatto ci entusiasmano, perché manifestano l’interesse dall’autore su personaggi che animano il racconto ed accompagnano il buon Pinocchio.
L’ultima produzione di Andrea Petrone, siamo sicurissimi, incontrerà il favore del fruitore d’arte, dell’appassionato, del collezionista, perché rende percebile sogni dettati da una volontà della memoria, ed in più rende con un linguaggio chiaro e semplice una fusione d’intenti.
Pinocchio e Totò si legano.
Il primo, riconosciuto come "il piccino" dall’inconscio collettivo italiano, e l’altro, introdotto nella "repubblica delle favole", acquistano dignità d’immagine, fusa dall’abilità di Andrea Petrone, che sembra voler continuare a ad inseguire i sentimenti.
 
Napoli/Roma, 2003

Maurizio Vitiello

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