.

        .

           Maurizio Vitiello su Elio Rizzo
                              
LE MELODIE MEDITERRANEE
DI ELIO RIZZO

Rizzo

Un'opera di Elio Rizzo

..........  Le tempere all’uovo di Elio Rizzo ci convincono dell’impegno, quotidiano e vigile, del bravo artista, che abita ormai da anni a Roma.
Le realizzazione di volute immagini svaporanti o in dissolvenza continua ci fanno comprendere che l’artista medita a lungo ed esplicita a più riprese, con un lavoro meticoloso e continuo, trame sezionate ed abbreviate e orditi repentini per appuntare soluzioni di valenza luministica.
In un gioco di finitime pronunzie e di sottilissimi rimandi, calibrati nella logica di un contrappasso segnico-cromatico, sottesa s’irradia una luce vivida tra sbalordimenti atmosferici.
Se in alcune opere si leggono ritmi e variazioni dinamiche, di umore post-futuristica, in altre si palesa il richiamo riverente alla natura.
Il pensiero pittorico di Elio Rizzo, quindi, oscillante da una pittura cosmica ad una pittura di ebbrezze naturali, è cadenzato da trasparenze coloristiche.
Celesti trapassanti, verdi sottili ed altre cromie leggere c’indicano un possibile viaggio da navigare nel quadro.
Ed entrando con l’occhio nella rete di frammenti si coglie un preciso dettato di combinazioni pulsanti, focalizzato da dosaggi variegati.
Elio Rizzo ha un notevole interesse per la materia, che sapientemente trasferisce, con levità, nel suo esercizio pittorico.
Le composizioni di Elio Rizzo, tessute da riflessive vibrazioni e da brevi scatti e vivificate da panico splendore, sono determinate, in fondo, a raccogliere dimensioni dinanzi all’esprit del mondo.
Elio Rizzo ha, però, anche guardato al paesaggio campano, fra cui il bimillenario consistente tratto del "Campi Flegrei" e negli ultimi anni ha redatto dei lavori ottenuti con rare tecniche, tra cui una denominata "punta di metallo"
La "punta di metallo" è una tecnica antica, ma non più frequentata e consiste nell’uso di una punta metallica, che può essere d’oro, d’argento o di piombo, su un foglio di carta opportunamente preparato, sul quale si segna una traccia sottile.
Nel caso della "punta d’argento" questa traccia è leggermente brillante, in quanto subisce l’ossidazione dal tempo.
Il foglio su cui si disegna viene preparato con una serie di strati, stesi con il pennello, costituiti da una miscela di bianco di Spagna o polvere d’osso, mescolata a colla.
La "punta d’argento" che è la più usata, può essere adoperata solo su una carta preparata appositamente, comunemente chiamata "carta tinta", che presenta un’ampia gamma di toni, dal blu al verde, al rosa, al giallo.
Questa tecnica trova applicazione e fortuna a partire dal quattordicesimo secolo e viene usata dagli artisti nordici, quali Jan van Eyck, Rogier van der Welden, ed in seguito, dagli artisti fiorentini e, soprattutto, tedeschi del quindicesimo secolo, fra i quali Albrecht Dürer ed Hans Holbein.
La "punta d’argento" è nota in Italia già in età medioevale e Cennino Cennini la cita nel suo "Trattato di pittura".
Ora questa tecnica viene raramente usata.

Maurizio Vitiello

frecciasu.GIF (1381 byte)  

 
CERIS ARTE
Contenitore d'Arte Moderna e Contemporanea