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           Maurizio Vitiello su Guglielmo Roehrssen
Nota con intervista allo scultore futurista Guglielmo Roehrssen mentre
è in esposizione la sua antologica alla "Casina Pompeiana" a Napoli
 

 

 

 

 

Da un po’ di tempo riesco ad inventarmi delle "serate futuriste".
Ritornando a casa, passo per il Vomero (zona alta di Napoli) e mi fermo a Via Giotto.
In questa strada abita il mio amico futurista Gugliemo Roehrssen.
Parcheggio l’auto e vado a trovarlo.
Parliamo a lungo di risvolti storici, di artisti e della prossima antologica alla "Casina Pompeiana", allocata nella bella e prestigiosa "Villa Comunale" di Napoli.
E’ una continua emozione conoscere fatti accaduti dalla viva voce di una persona che all’epoca c’era ed apprendere su personaggi della storia dell’arte.
E da qui è nata la necessità di fermare sulla carta squarci della nostra conversazione.
Dapprima credo opportuno segnalare, in breve, l’attività dell’artista e, poi, riprendere l’intervista che mi ha rilasciato:
Guglielmo Roehrssen e’ nato a Ercolano (Napoli) il 10.11.1913.
Cugino, per parte materna, di Pepe Diaz, discende dalla famiglia insignita del titolo di conte di Cammarata in Sicilia e, poi, erroneamente trascritto all’anagrafe napoletana in Cammerata.
Da giovane, è discepolo del bravo scultore Umberto Rancher e segue la "Scuola del Nudo" all’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Esordisce in pubblico come scultore futurista, esponendo "Volo" e "Motore" alla mostra futurista al "Gran Caffè dello Sport" di Napoli (16.03.1933), organizzata da Buccafusca, Cocchia e Caracciolo.
I temi preferiti sono quelli che si prestano al dinamismo plastico: concernono il mondo dello sport, la vita dei motori, avvenimenti politici, che esaltano fortemente l’orgoglio nazionale.
Tra le opere più significative in tale ambito sono: ""La parata" (1930), "Goal salvato" (1930), "Vortice" (1931)", "Giocatori di calcio" (1932) conservata al Museo dell’Istituto Statale d’Arte "Filippo Palizzi" di Napoli, "Sciatrice" (1932) bassorilievo acquistato dal Ministero della P.I., "Navigando verso est" (1933) terracotta, "Nastro azzurro" (1934) sottorilievo in terracotta, "Volo" (1934) gesso in stile boccioniano, "Motociclista" (1934) 1° Premio della Mostra "Napoli nel Mondo" del 1989, "Africa te teneo" (1935) terracotta.
Come grafico, realizza progetti per cartelle per la "Giornata della Tecnica" (1934), per la "Propaganda Aerea" (1935), e per cartoline come per la "Milizia Contraerea" (1936).
Partecipa a numerose esposizioni e ai concorsi dei Littoriali: II Mostra Sindacato Fascista Belle Arti Campano in Castelnuovo (Napoli, 1930), Mostra di Arte Sacra di Padova (1931), IV (1934) e V (1935) Mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista Belle Arti Napoli, Littoriali di Firenze e di Palermo (1934), di Roma (1935) e successivi.
Nel 1940 interrompe l’attività artistica per la chiamata alle armi.
Dal 1944 si dedica all’insegnamento di materie artistiche nelle scuole secondarie e solo nel corso degli anni Ottanta, riprende a scolpire, dipingere e progettare, coniugando interessanti moduli di dinamismo plastico con altri di tendenza astrattizzante.
 
 
Ecco, ora, la sequenza fedele dell’intervista:
MV) Quali studi hai completato ed in quali anni?
GR) Magistero d’Arte (1934) e Scuola del Nudo all’Accademia di Belle Arti (1936).
MV) Quando hai incominciato ad interessarti di arte?
GR) Negli anni in cui frequentavo il Magistero d’Arte.
MV) Per quali motivi o spinte?
GR) All’arte ci si avvicina per vocazione e la si coltiva per passione. Ammetto che un ruolo primario ha avuto la frequentazione dello studio del futurista Pepe Diaz.
MV) Ci puoi raccontare della tua prima mostra con artisti di respiro futurista? Chi t’invitò? Chi trovasti all’inaugurazione? Prendesti contatti? Come andarono le cose?
GR) Ho esposto per la prima volta ad una mostra sindacale (1931). In tale occasione conobbi Marinetti e vendetti per 200 lire una testa di terracotta.
MV) Con quali elementi del Futurismo hai collaborato e/o hai avuto più possibilità di contatti e di iniziative in comune?
GR) Ho avuto contatti con il Gruppo Circumvisionista, in particolare con Pepe Diaz, De Rosa e Lepore.
MV) Ci puoi parlare di questi artisti?
GR) D’accordo.
 
Luigi Pepe Diaz (Napoli, 25.9.1909 – Milano, 12.02.1970) scrive un romanzo "E Poi", edito da Morano. Marcia su Roma, poi si rivolge al comunismo e per questa sua nuova tendenza politica deve emigrare a Parigi, ma artisticamente trova un terreno favorevole. La sua tecnica possiamo definirla plastico-pittorica. Le sue sculture esposte a Napoli sono di carattere futurista. Nel 1946 emigrò a Milano e condusse una vita difficile. Muore in un incidente d’auto.
 
Gildo De Rosa (Napoli, 08.01.1908 – 28.08.1969) nel 1928 entra
nello studio di Pepe Diaz come aiutante. Col passare del tempo rivela la sua attitudine alla pittura e segue le orme di Pepe Diaz, ma si esprime in modo sintetico e geometrico. Espone anche a Venezia con i Circumvisionisti nel 1930. Essenzialmente è decoratore. Scenografo alla II Mostra Sindacale a Napoli, espone al mio fianco con Lepore e Diaz.
 
Mario Lepore (Napoli, 09.03.1908 – Milano, 18.05.1972) negli anni ’30 frequenta, ma per poco, lo studio di Diaz, perché parte per Milano nel 1932. Qui ci siamo incontrati alcune volte. Carattere rivoluzionario ed alla ricerca delle innovazioni si dedica alla critica ed al giornalismo. Unitamente con De Rosa ci incontriamo alla II Sindacale Napoletana in Castelnuovo (1930).
 
MV) Napoli anni Trenta che atmosfera si respirava a Napoli?
 
GR) Erano anni di fermento culturale.
MV) Si avvertiva il senso della politica fascista con il peso del regime?
GR) No. C’era completa libertà nella scelta delle tecniche e dei soggetti.
MV) Condividevi le direttive del governo o ti sentivi oppresso?
GR) Non mi sono mai sentito oppresso, ed ho sempre lavorato in assoluta libertà ed autonomia.
MV) Gli artisti che tu frequentavi quale orientamento politico seguivano?
GR) Non so quale fosse la tendenza politica degli artisti che frequentavo (Fabbricatore, Franco, Foristieri, Balestrieri, Barillà). Le nostre discussioni si basavano solo ed esclusivamente sull’arte.
MV) Sei stato militare?
GR) Sono stato combattente nella Seconda Guerra Mondiale col grado di Sottotenente di Artiglieria. Ho ricevuto anche (1942) un encomio solenne. Durante il servizio militare ’40-’43 ho anche eseguito dei lavori: la stele in onore della Medaglia d’Argento Della Rocca (m. 1,20 x 1,00) in gesso e un pannello (m. 2 x 2) raffigurante Napoli e dintorni, con le postazioni militari dell’epoca. Questo pannello di legno nel ’43 fu preso dagli americani ed oggi, forse, è alla Nato.
MV) Tu eri fascista? Avevi la tessera del P.N.F.?
GR) Si, ero fascista (come tutti gli italiani). Avevo la tessera del Gruppo Universitario Fascista.
MV) Che pensavi di Benito Mussolini?
GR) Era un grande uomo politico, dal grande carisma.
MV) Che pensavi dei gerarchi fascisti?
GR) Erano, in genere, persone oneste.
MV) A Napoli c’era Aurelio Padovani, che morì precipitando con altri camerati da un balcone a Via Generale Orsini, nella zona di Santa Lucia. Mi puoi segnalare se l’hai conosciuto? Ricordo che fu eretto un monumento in suo onore a Piazza Santa Maria degli Angeli, su a Pizzofalcone, vicino al "Teatro Politeama". Tu partecipasti e con chi alla costruzione? Che fine ha fatto quel monumento? Tu te ne sei interessato?
GR) No. Non l’ho mai conosciuto. Ho scritto un articolo in merito al monumento a lui dedicato.
[In questa sede si ripropone, integralmente, il testo, intitolato "Che fine ha fatto il monumento a Padovani?", di Guglielmo Roehrssen inserito nella rubrica "Lettere" pubblicato sul numero 28-29 del 1999 della rivista "Il Cerchio", diretto da Giulio Rolando:
 
"Egregio Direttore,
recentemente archiviando la mia biblioteca, la mia attenzione cadde su di un libro che presenta i monumenti di Napoli. Sfogliando tale guida ho rivisto la stella dedicata al Capitano Padovani, animatore del fascismo partenopeo, e mi sono ricordato di una recensione riferita a tale scultura apparsa su "Il Mattino" dell’11 novembre 1932.
L’articolo riportava l’esito del concorso per la composizione di tale monumento. La competizione fu vinta dallo scultore Carlo De Veroli e dall’architetto Canino ed io, anche se solo diciannovenne, collaborai con i due fregiando i lati della statua. Con la caduta del fascismo fu demolito anche il monumento dedicato a Padovani e le sue macerie furono gettate prima nel fossato del Maschio Angioino lato destro, e successivamente andarono disperse.
Voglio sottolineare che tale provvedimento preso dalle Autorità dell’epoca è da considerarsi sbagliato in quanto ritengo che l’arte sia l’espressione di un periodo storico e che non vada quindi cancellata con un colpo di spugna ma che debba
nel bene e nel male rimanere una testimonianza per i posteri.
Vorrei ora spiegare un altro motivo che mi ha spinto a scriverle: ho riletto attentamente ed ho apprezzato l’articolo di Benedetta de Falco Micillo apparso sul n. 20 della rivista "Il Cerchio" ed ho notato che nell’articolo si fa cenno alle mie opere degli anni ’30. L’autore non ha potuto quindi, ovviamente, fare alcun riferimento ai miei lavori moderni esposti nella mostra tenutasi nel novembre del 1998 presso lo studio Parisio in Piazza Plebiscito. Le opere in mostra erano 28 sculture di gesso, terracotta e bronzo e 15 grafici, tra i grafici tengo a citare il manifesto per la piscina "28 ottobre 1938" collegato al vecchio stile degli anni ’30 in cui è riprodotto l’interno della piscina che fu distrutta dai bombardamenti su Napoli del 1942.
L’esposizione ha riscosso un grande successo di critica ed a tale proposito vorrei citare un inserto comparso su "Campania News": "Doveva essere un omaggio ad un artista ottantenne, una felice occasione per testimoniare stima ed affetto all’amico e maestro Guglielmo Roehrssen che grazie al patrocinio dell’I.A. Palizzi espone le sue opere. L’improvvisa morte dell’amato figlio, l’architetto Alberto ha alterato l’inaugurazione che nonostante tutto il vecchio maestro ha voluto mantenere". Ci tengo quindi a precisare che ancora oggi sento, come nella mia giovinezza, la stessa voglia di ricercare nuove forme di espressione senza però tralasciare le mie radici artistiche futuriste.
La ringrazio per la Sua attenzione e colgo l’occasione per inviarle i miei più cordiali ringraziamenti e saluti."]
 
MV) Apprezzavi l’architettura del periodo fascista? Il "Palazzo delle Poste" e la "Mostra d’Oltremare", ad esempio, ti piacevano?
GR) Si, perché semplici e razionali. Oltre ai monumenti già citati ritengo di alto valore artistico anche il monumento a Diaz e la statua della fontana di Piazza Cavour del De Veroli.
MV) Credi di aver usato in arte un linguaggio di propaganda, di corrente, nuovo o moderno?
GR) La mia arte nasce dalla mia sensibilità. Tutto quello che ci circonda può essere soggetto artistico. Mi ritengo, comunque, figlio del futurismo e del "dinamismo" in particolare.
MV) Sei soddisfatto dei lavori eseguiti negli anni Trenta e Quaranta?
GR) Si, perché nella loro semplicità erano espressioni di un ragazzo che muoveva i primi passi nel mondo dell’arte.
MV) Quali opere di quel periodo hai prestato ad importanti mostre? Mi puoi citare lavori e rassegne?
GR) Ecco, in sintesi:
"Motore" e "Volo" alla mostra futurista del 1933 al "Gran Caffè dello Sport" in "Galleria Umberto I°" a Napoli; "Nastro Azzurro", "Vortice", "Virata", "Annunciazione" alla rassegna "Futurismo e Meridione", allestita al Palazzo Reale di Napoli, nel 1996 ; "Vortice", "Naviganti verso ovest", "Annunciazione", "Nastro Azzurro" a "Villa Pignatelli" [altra sede era Castelnuovo, conosciuto come Maschio Angioino] per l’esposizione "Arte a Napoli dal 1920 al 1945. Gli anni difficili", curata da Mariantonietta Picone Petrusa, nel 2000.
MV) Quale lavoro ti è costato particolare studio, sacrificio e determinazione?
GR) Il progetto per la fontana in Piazza Vanvitelli, a Napoli (concorso che designò vincitore Carlo Cocchia e secondo Antonio Rega, ma l’opera non è mai stata realizzata).
Le opere esposte ai Littoriali e il monumento a San Matteo a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.
MV) Quali idee ti ispiravano?
GR) La natura e lo sport.
MV) Quali simbologie ti attiravano?
GR) Nessuna in particolare.
MV) Pensavi e cercavi di riprodurre e/o riproporre velocità, azione, dinamicità, ritmo, sequenza?
GR) Queste caratteristiche sono l’essenza ideologica del futurismo, ed è ovvio che anche io le abbia espresse nelle mie sculture.
MV) Perché per un lungo periodo non hai più prodotto?
GR) Purtroppo non si può vivere di sola arte. Fino agli anni ’80 mi sono dedicato all’insegnamento ed essenzialmente alla composizione architettonica ed all’urbanistica oltre che alla docenza statale nei licei.
MV) Quando hai ricominciato e perché?
GR) Ho ricominciato negli anni ’80, perché sentivo di avere ancora molto da dare all’arte.
MV) Ami di più la grafica, la pittura o la scultura?
GR) Preferisco esprimermi attraverso la scultura, ma non disdegno la grafica.
MV) Una provocazione: ti senti artista o scultore?
GR) Le due cose sono inscindibili!
MV) Pensi di continuare nello stesso stile la tua prossima produzione?
GR) Ricerco sempre nuovi soggetti e nuovi stimoli, ma lo stile e la voglia di esprimermi è lo stesso della mia giovinezza.
MV) E’ vero che lavori sul terrazzo della tua casa vomerese?
GR) Si, tengo una veranda chiusa.
MV) L’hai attrezzato a piccolo laboratorio?
GR) Si. Molto completo di attrezzi.
MV) Con Vittorio Piscopo e Giuseppe Antonello Leone ti senti, ti vedi?
GR) Vittorio Piscopo è stato mio compagno di studi fin dal 1934. Ci vediamo poco, ma spesso ci sentiamo telefonicamente. Conosco da poco Leone. Non conosco le sue varie opere futuriste.
MV) Con Vittorio Piscopo e Giuseppe Antonello Leone hai avuto la possibilità di esporre nella rassegna "Futurismo a viva voce", allestita a "Villa Bruno" a San Giorgio a Cremano, curata dal "Centro Studi Lafayette", di cui è appassionato animatore Carmine De Novellis. Ce ne puoi parlare?
GR) E’ stato un incontro molto stimolante. Amo confrontarmi con altri artisti.
MV) Ti ricordi che io ho intervistato te, Piscopo e Leone per un video realizzato con Simonetta Funel, che abbiamo presentato, poi, in una scuola della cittadina vesuviana, dove, appunto, era stata organizzata la vostra mostra futurista?
GR) Si, ricordo con piacere l’incontro.
MV) Ti senti soddisfatto della tua vita napoletana e delle tue estati a Castelvolturno sulla costa domiziana?
GR) Sono molto soddisfatto della mia vita. Sento di aver dato molto alla società ed alla mia famiglia tutto il mio sapere, la mia vitalità ed il mio amore per l’arte.
MV) Sai, ricordo con piacere la tua antologica, ad agosto del 2001, al "Palazzo Comunale" di Castelvolturno, accompagnata a corredo da un catalogo con il mio contributo critico. Rammento che partii da VicoEequense, dove ero in vacanza, per presentare la tua significativa mostra, con te a fianco. Che emozioni!
GR) Ho apprezzato molto il tuo contributo per la realizzazione del catalogo della mia personale. Esporre per me è sempre stimolante. La critica dei visitatori può essere anche costruttiva.
Con questa parole chiude l’intervista Guglielmo Roehrssen, che mi sembra abbia fornito qualche ulteriore contributo alla lettura delle esperienze futuriste a Napoli e in Campania e, quindi, di alcuni tratti del Novecento, ormai un secolo alle nostre spalle.

Maurizio Vitiello

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