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           Maurizio Vitiello su  Sant'Arpino
Inaugurata la Pinacoteca Comunale  d’Arte Contemporanea a Sant’Arpino (CE)
con dipinti di Nicola Andreace, Giovanni Carpignano, Antonio Gigante e Lucio Giummo
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E’ stata inaugurata con un clamoroso successo di pubblico e di critica la Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea “Massimo Stanzione”, allocata nel tardocinquecentesco Palazzo Sanchez de Luna d’Aragona di Sant’Arpino, in provincia di Caserta, ma a due passi da Napoli, capitale del Mediterraneo.
Il Comune di Sant’Arpino, con il saluto del Sindaco Giuseppe Dell’Aversana, e la nota di Gino Bagno, delegato all’arte e alla cultura della Pro Loco, nel ricordo dell’immatura scomparsa del Presidente della Pro Loco Amedeo dell’Anna, insieme ad altri intervenuti, tra cui i critici d’arte Giorgio Agnisola di Caserta ed Angelo Lippo di Taranto, hanno sottolineato l’avventura che ha permesso ad un piccolo comune di detenere una collezione d’arte interregionale contemporanea di tutto rispetto.
Difatti tra le presenze abbiamo notato quelle degli artisti pugliesi: Nicola Andreace (con la forte e simbolica tecnica mista su tela, del 2001, “Umanesimo tecnologico evocazioni ancestrali”), Lucio Giummo (con il sofferto e radicale olio su tela, del 1997, “Teseion”), Giovanni Carpignano (con l’icastico acrilico su tavola “Menhir”, del 1997), Antonio Gigante (con il ben trattato e pregevolmente mosso olio su masonite, del 2002, “Muro inventario”).
La donazione delle opere da parte degli artisti ha il merito di far conoscere istanze, esiti, palpiti e risultati di ricerche che vivono la necessità di confrontarsi, ma anche la cessione di opere da parte di autorevoli collezionisti ha aumentato l’attuale prestigio della collezione.
La raccolta via via, siamo sicuri, aumenterà a dimostrazione della ben riuscita prova organizzativa, dovuta principalmente al Direttore della Pinacoteca di Sant’Arpino, lo storico e critico d’arte Rosario Pinto, che ha meritato il plauso dell’intera comunità, ma anche quello degli “addetti ai lavori”, di solito, fortemente ostativi.
Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile ricognizione.
Lavori di ricerca e notazioni, ampiamente conosciute, che sostengono un contemporaneo visivo di forte carattere euro-mediterraneo, attivano oggi una prova espositiva per alimentare, in fondo, una solida apertura futura.
Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in crescita ed i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di luoghi di confronto per eventuali dibattiti.
La Pinacoteca di Sant’Arpino si pone come possibile volano per registrare esigenze culturali e per accogliere lavori e convegni, come quello, tenutosi nel novembre del 2001, intitolato “Memoria storica e conservazione dell’arte contemporanea”, che ha visto la partecipazione di personalità di rilievo nella critica d’arte, tra le quali citiamo: Giorgio Agnisola, Enzo Battarra, Vitaliano Corbi, Stefano De Stefano, Ugo Piscopo, Luciano Scateni, Nicola Scontrino, Ilia Tufano.
Abbiamo chiesto a Rosario Pinto, in sintesi, il punto sulla collezione, e così ci ha risposto: “Analizzando un po’ più partitamene la collezione, emerge dalla temperie “realista” e dai suoi esiti estremi la prova di Armando De Stefano e si dispone storicamente la sequenza che va, dall’ambito “neo-realista” degli sviluppi della lezione di Emilio Notte (Carmine Adamo, Gennaro Marra, Ciro Pinto) al “Realismo Sociale” (Sabino Manganelli), fino alla stagione dell’  “Iperrealismo” (Eugenio Siniscalchi, Silvano Battimiello).
Nell’ambito della pittura “informale” si va dalle prove dagli anni Sessanta di Carmine Di Ruggiero, fino alle declinazioni più “leggere” di Mario Lanzione, accogliendo la documentazione puntuale di altre declinazioni dell’ “Informale” che spaziano da Claudio Lezoche a Rosaria Matarese, a Guglielmo Longobardo, a Vittorio Fortunati, a Pasquale Coppola, ad Antonio D’Amore a Rosario Mazzella …
Prospettive “post-moderne” emergono nella pittura di Paolo Mamone Capria, di Enrico Moleti, dello stesso Enrico Fiore, di Antonio Brangi. 
Significativa spicca, poi, nel suo significato sintetico di un’esperienza artistica che ha attraversato ben più che non solo la seconda metà del Novecento la presenza di Renato Barisani.  
Una documentazione della produzione artistica “al femminile” è apprezzabile nei contributi non solo della già citata Rosaria Matarese, ma anche di Mathelda Balatresi, di Clara Rezzuti, di Maria Pia Daidone, Lucia Dell’Anno, Maria Luisa Casertano …
Il gruppo “MADI” è ben rappresentato da Saverio Cecere, Aldo Fulchignoni, Marta Pilone, Renato Milo, Antonio Perrottelli, Reale Frangi …
Interessanti pezzi di scultura documentano l’opera di Giovanni Ferrenti, Gerardo di Fiore, Ilia Tufano, Carlo Palermo, Franco Cortese, altro artista pugliese di fine sensibilità plastica,  Guglielmo Roehrssen, Paolo La Motta, Salvatore Vitagliano, Gerardo Iovino, Camillo Capolongo, Giovanni De Vincenzo, Antonio Giannino, autore, tra l’altro, del ”Monumento ai caduti di tutte le guerre” collocato in Piazza Salvo D’Acquisto, proprio a lato di Palazzo Sanchez de Luna d’Aragona …
Altre opere si collocano in uno specifico che sfugge alla definizione obbligante d’una compartimentazione rigidamente stilistica, come l’ “apittura” di Vincenzo De Simone, la “Poesia Visuale” di Stelio Maria Martini, il “Neo-Geometrismo” di Giovanni De Tora, e come le cose di Arturo Borlenghi o di Sergio Spataro che si sarebbe tentati di definire “informali” ma cui si stringe addosso troppo soffocante una simile definizione.
Analogamente riserveremo attenzione puntuale alle opere di Franca Lanni e Renata Petti che costituiscono delle aggiornatissime testimonianze di “Computer-Art”.
Di inizio secolo (1907) sono i busti marmorei di Leonardo De Candia che rappresentano, unitamente con un acquerello del 1881 di Giuseppe Pinto, le cose più antiche della Collezione.
Da segnalare anche un importante dipinto di Alberto Chiancone.”
In conclusione, la formazione di una pinacoteca è sempre la dimensione speculare di un tempo, dei suoi uomini e delle vicende che essi hanno saputo e voluto animare.
Questa pinacoteca non è solo un mero contenitore visivo epocale, ma sarà sede di iniziative di alto profilo e calamiterà, ad ampio spettro, ulteriori attenzioni intellettuali.
 
Napoli, 2003

Maurizio Vitiello

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