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- ........ La vita non è un palcoscenico, ma molte volte luomo dimentica e
pensa di dover recitare, anzi di esibirsi sempre.
- Lartista tiene conto di questo
"vezzo da pavone" di molti uomini e di molte donne ed allora centra personaggi
ed interpreti.
- A. R. Sarnelli conduce operazioni di
"maquillage" e distribuisce aperte provocazioni, che, in realtà, celano
nascondimenti.
- Imbelletta, migliora, esalta varie e diverse
figure e, quindi, assicura in una voglia di "maquillage" una parte
dellumanità e, poi, con vogliosa e panoramica determinazione affina ed accerta
abili raffigurazioni di possibili nascondimenti.
- Non redige il falso il nostro artista,
dichiara le due facce della verità.
- Su di una faccia si mostra laspetto
mondano, quello che deve reggere il confronto con il mondo intero, e sullaltra si
depone lintimità, che quasi saccosta ai perimetri, tanto ha voglia di
sfuggire alla rappresentazione.
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- Lartista dichiara il doppio, come è
di principio nelle sue facoltà, e rilancia nello specchio delle deduzioni prodigi e
miserie di vita.
- Sarnelli non entra in conflitto, perché
rilancia ai suoi interlocutori, che si dividono tra tanti amici collezionisti e tanti
fruitori della sua arte, i suoi messaggi in codice, contraddistinti da una
"cifra" estetica, con i quali ha seminato incidenti incantesimi, dal segno
icastico, e profili dincantamento, dallatmosfera vaporosa.
- Nella progettualità di Sarnelli prende
corpo una doppia paradigmatica scala: la vita e il teatro.
- Non si pongono come valori staccati, perché
verificandoli accettiamo unetica del vivere a fronte di due coscienze, quella reale
e quella virtuale.
- Le opere di A. R. Sarnelli hanno tentato di
centrare luomo, con i suoi accordi con il mondo, ma hanno dovuto "mettere a
fuoco" anche i suoi disaccordi.
- Ma Sarnelli intuisce, e si lascia sfuggire,
che esperienze dolci o traumatiche o "performances" rallentate o forti non
vengono, talvolta, colte né dal pittore, né dal fotografo e né dal regista, perché
appartengono a quel soffio bello o drammatico di vita che è listante del
"fuoriscena".
- Quella nostra azione, che potrebbe rientrare
nella lente dingrandimento dei fatti e dei pensieri, non risulta, invece, inquadrata
nella tela, dalla macchina fotografica e dallattenzione di chi scrive articoli o di
chi mette in scena commedie o drammi o da chi, distratto, legge la vita in un altro angolo
o da chi, per strane coincidenze o combinazioni, perde lattimo giusto o da chi si
rifiuta, per una o per mille ragioni, di fermare quellattimo, che appartiene ed
apparterrà solo alla vita e alla memoria di chi lha vissuto.
- La memoria preserva ed identifica la nostra
esistenza e si coniuga quale interfaccia della nostra coscienza.
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- Napoli/Roma, 2003