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MARIA PIA
DAIDONE E SALVATORE STARACE
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CON “SGUARDI
E SAGOME” PER TARANTO
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Sarà inaugurata sabato 13 marzo
2004, alle ore 18, allo Spazio Arte “IL SOPPALCO”, diretto da
Nuccia Pulpo, Corso Umberto I, 136 74100 Taranto (tel.
099/777.00.37 - cell. 339/458.65.85; e-mail: ilsoppalco@libero.it)
e resterà aperta sino a sabato 27 marzo 2004, la mostra,coordinata
e curata da Maurizio Vitiello, intitolata “Sguardi e Sagome”, con
opere recenti in tecnica mista degli artisti napoletani Maria Pia
Daidone e Salvatore Starace.
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Interventi, alle
ore 19, del critico ionico Pino Santoiemma e del critico
partenopeo Maurizio Vitiello.
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Sino a sabato 27
marzo 2004. Orario: l1/12 ? 17/20; chiuso: domenica e lunedì
mattino.
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Scheda della
mostra “Sguardi e Sagome”
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a cura di
Maurizio Vitiello
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Dopo le mostre di
Ciro Barbaro Balducci, Decio Carelli, Daria Musso ed Antonio Fomez
seguono a “Il Soppalco”, diretto da Nuccia Pulpo, le personali di
Maria Pia Daidone e Salvatore Starace e seguirà quella di Alfredo
Cordova e, così, si amplia la rassegna di mostre-scambio tra
artisti di Caserta, Aversa, Ragusa, Catania, Milano, Napoli e
Taranto, che sto curando.
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Maria Pia
Daidone, partendo dalla serie dedicata ai birilli, ha
elaborato, oggi, una sagoma certa, di sapore antico e magico.
E la
nostra memoria critica ci accompagna a ricordare una serie di
oggetti, provenienti dalla zona di Rocca San Felice, in genere
dedicati alla dea Mefite e a Cerere, conservati al Museo
Provinciale di Avellino. Il grande “Xoanon” e gli
altri reperti di intaglio in legno, collocabili tra il VI e il V
secolo a.C., furono rinvenuti nella Valle dell’Ansanto, presso il
tempio dedicato alla dea Mefite. Furono ritrovati in perfetto
stato di conservazione, favorito, probabilmente, dalla natura del
terreno. “Xoanon”, in greco, significava intaglio e con questo
nome si finì per indicare i volti delle divinità intagliate. I
fenomeni geologici, i pericolosi soffioni velenosi e le polle di
fango ribollenti impressionarono fortemente le popolazioni di
quella zona che trovarono nel culto della dea Mefite la loro
protettrice. I lavori attuali dell’artista serbano umori
ancestrali e riferimenti antropologici e richiamano, in parallelo,
le opere succitate.
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Le sagome, incise
o disposte su legno, su
cui
insistono segni, segnacoli, segnature, graffi, incisioni,
strofinature, accostamenti di sacro e profano, condensano sintesi
estreme e rivelano trattamenti di privilegiati
cromatismi “noir”. Le opere, quindi, risultano in parte lucide,
perché riscontro di accarezzamenti di cere, smalti, inchiostri e
vernici, ed in parte matte, perché ombreggiate dalla grafite e da
misurate sottrazioni opache. Queste
magiche sagome, esposte di recente al Museo Mineralogico Campano
di Vico Equense, raccolgono le vertigini del nostro tempo e ci
rimandano a tempi antichi, in cui un graffito si poneva come primo
elemento segnico-simbolico di interpretazione del mondo e di
comunicazione sociale.
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Salvatore Starace
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è riuscito a
fissare la parte costitutiva della ringhiera del ponte di Seiano
(amena frazione del Comune di Vico Equense, sulla costiera
sorrentina) in segno estetico. Si sa che le ringhiere dei ponti
proteggono la vita di chi vi transita o di chi vi si sofferma, ad
esempio, a rimirare panorami. Il ponte unisce, attraversa, ma può
anche dividere, e può essere rotto, interrotto, ricostruito,
superato, scavalcato, sollevato, affondato, sbriciolato, sospeso,
risistemato, abbellito, colorato ..... Insomma, il ponte, oltre
ad essere via di comunicazione, presenta tutte le caratteristiche
per alimentare punti d'osservazione. E il nostro contemporaneo,
con le sue luci e le sue ombre, è valutato e riportato da
Salvatore Starace in fresche elaborazioni, in tecnica mista.
L'artista, fondamentalmente, annoda, accoppia, stringe, associa
elementi vari, diversi e variegati con il riporto segnico-grafico
dei modulo della ringhiera dei ponte di Seiano. Il fruitore vedrà
sempre nelle sue opere il modulo della ringhiera, riproposto,
talvolta, con tagli di sezione, associato a ritagli fantasiosi o
legato a fatti contemporanei, ripresi da giornali o da riviste.
Quindi, un segno della propria identità territoriale fatto proprio
e metabolizzato in senso creativo assiste agli eventi del mondo o
accompagna ricerche, squisitamente impostate, di intelligente
caratura e di notevole carattere. Salvatore Starace racconta con
tocco premiante. Abbiamo controllato, a lungo, la sua ultima
produzione, che ha accolto ulteriori istanze e risulta ben
impostata negli equilibri, e l'abbiamo considerata,
immediatamente, di qualità per gli esiti raggiunti. L'artista,
estrapolando sintesi e toni da accorsate o quasi sconosciute
pubblicazioni, dispone carte, toccate o invase da colori,
affiancandole ad una base modulare, e calibra, così, rapsodiche
tracce iconiche. Addizioni fotografiche di oggetti comuni, in
qualità di cunei mediatici, e rilevate particolarità estetiche di
elezione, come il modulo della ringhiera del ponte di Seiano,
ricombinate in tagli estremi e definite in brillanti soluzioni,
segni fantasiosi, segnali politici ed etici, segnacoli di realtà
caleidoscopiche costituiscono una cifra corsiva, imbevuta di
alcuni tratti correnti e di intriganti velocizzazioni di notazioni
corsare. Le misurate immagini di Salvatore Starace coagulano
reliquati visivi ed informazioni attuali, ma, soprattutto,
corroborano una sapiente sintassi che sfuma la dimensione
figurativa ed impaginano sintetici colloqui col mondo.
Maurizio Vitiello
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