-
- ..........Con Lucio Statti è piacevole conversare.
- ..........Apprezzo la sua proverbiale discrezione e il distacco con cui vede e vive
il mondo.
- ..........E' interessante conoscere la sua idea di qualche mostra, che visiona in
maniera discreta, perché è attento al territorio dell'arte, che frequenta silenzioso.
- ..........Nelle varie gallerie che visita assimila umori e novità.
- ..........Nella sua pittura tratta il gioco come metafora della vita e ripropone
tradizionali balocchi, in posizione di riposo, su tele grandi e piccole.
- ..........Il tutto è già accaduto o dovrà accadere?
- ..........L'impostazione dei lavori sostanzia un processo di sottesi intendimenti,
che regola atmosfere di sospensione.
- ..........Lucio Statti prende a prestito balocchi e giocattoli vissuti, che accomoda
e sistema in pose mai attive, ma riflesse, per suggerire uno spaccato temporale,
fondamentalmente interrogativo, ma credo, rivolto, però, più al passato che al futuro.
- ..........Recuperando grappoli di giocattoli, sicuri oggetti d'affezione
dell'infanzia, profila sorrisi spezzati e speranze inattuate dell'uomo d'oggi.
- ..........Queste scene, ben governate, ottimamente trattate e mai accese, perché
temperate da Statti con pennello sicuro, che attinge da una muova e più dosata scala
cromatica, che indulge verso colori eleganti e pieni, si offrono come parabola pittorica
delle negligenze resistenti e delle pause attuali che l'uomo sopporta.
- ..........L'artista, dopo aver redatto assemblee ludiche di grandi dimensioni,
restringe, per rispondere ad una spedita ricerca della sintesi, il novero delle figure dei
giochi e pone, da qualche mese, un pupazzetto su un filo immaginario, quasi in bilico tra
grigi serrati e neri fondi.
- ..........A quest'altra pagina pittorica, che riassume e compendia valenza e sogni
dell'uomo in un tempo bloccato, segue un'ulteriore versione metafisica, che racchiude il
senso perduto dei nostri giorni moderni.
- ..........Dopo diligenti situazioni inanimate, già collaudate, si motiva una nuova
dimensione scenica, che stringe l'attenzione dell'artista sulle icastiche "archeologie
industriali", spente come le costruite espressioni dell'infanzia, poc'anzi succitate.
-