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           Maurizio Vitiello su XXX Premio Sulmona
 
XXX Premio Sulmona. Ad marginem
 

 

 
 
          Non credo che altri premi sulle arti visive contemporanee vantino un credito di affetto e di sensibile attenzione come il Premio Sulmona, rassegna che ogni anno è accolta nella raffinata cornice dell’ex Convento di Santa Chiara, in Piazza Garibaldi.
La manifestazione peligna, che si aspetta con rispetto, perché  una delle iniziative espositive più prestigiose nel campo dell’arte contemporanea,  risulta un appuntamento significativo nel panorama artistico italiano ed internazionale.
E’ promossa dal Circolo d’Arte e Cultura “Il Quadrivio” e vede la  partecipazione della Regione Abruzzo, della Provincia dell’Aquila e del Comune di Sulmona, sotto l’alto patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Integrano il significato del Premio Sulmona, la sezione dedicata annualmente alla critica d’arte e al giornalismo, con un riconoscimento particolare per gli storici dell’arte.
In tale ambito sono state premiate a Sulmona, con significativi echi nella stampa nazionale e nelle principali emittenti radio-televisive, le più note “firme” del giornalismo e della critica d’arte.
Di speciale rilevanza è il fatto che il Premio Sulmona non si esaurisce nel momento espositivo, ma che tramite le acquisizioni del premio stesso, consente ogni anno di accrescere, notevolmente, la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea della città di Ovidio, che può considerarsi una delle più significative d’Italia.
Quest’anno, la commissione per gli inviti composta dai critici Rossana Bossaglia, Carlo Fabrizio Carli, Giorgio Di Genova, Renzo Margonari, Dino Pasquali, Ciro Ruju, Claudio Strinati, Leo Strozzieri coordinata dal pittore Gaetano Pallozzi, direttore artistico de “Il Quadrivio” e della Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Sulmona, ha selezionato 106 artisti, di cui 26 stranieri in rappresentanza di 18 nazioni, tra i più rappresentativi delle attuali diverse e variegate ricerche.
La mostra omaggio è dedicata ad Aldo Turchiaro, uno dei maggiori protagonisti della linea figurativa italiana contemporanea.
Venticinque opere, riferite a vari periodi dell’attività dell’artista, costituiscono una vera e propria antologica.
Sono stati presenti all’inaugurazione varie autorità da Margherita Boniver, Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, ad “addetti ai lavori” come il critico d’arte Carlo Fabrizio Carli.
Erano inoltre presenti, come tradizione, molte personalità note ed affermate dell’arte contemporanea, dello spettacolo come le attrici Paola Quattrini ed Elsa Martinelli, oltre alla presenza della RAI.
A conclusione della rassegna con una cerimonia sono stati attribuiti i premi e i riconoscimenti assegnati dalla giuria.
Con l’intervento del Sen. Enrico La Loggia, Ministro degli Affari Regionali, e con la presentazione di Claudio Strinati, critico e storico dell’arte, nonché Soprintendente Speciale per il Polo Museale Romano, nella serata della premiazione per la XXX Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea sono stati omaggiati Giorgio Celiberti, Marcolino Gandini e Rosario Mazzella, primi ex-aequo, Antonio Fiore e Jorge Romeo, secondi ex-aequo, e Cuqui Trujillo, terzo premio.
Giulia Napoleone ha ricevuto la targa d’argento del Presidente della Repubblica, mentre sono stati premiati per la sezione giornalismo Franco Bechis, Direttore de Il Tempo, Gigi Marzullo, e Paola Saluzzi, giornalisti di Raiuno.
Per la sezione di critica d’arte premio ex-aequo a Toti Carpentieri e ad Enzo Di Martino.
Ora passiamo ad elencare tutti gli artisti, soffermandoci su alcuni, che per vari motivi hanno attirato e/o destato la nostra attenzione: Antonio Auriemma (con i suoi cieli inventati di candori e di aquiloni), Costantino Baldino, Marzio Banfi, Erio Baracchi, Paolo Baratella, Nevio Bedeschi, Simon Benetton (artista sorgivo che piega il metallo alla sua volontà), Balàzs Berzsenyi, Paride Bianco, Gastone Biggi, Benedetta Bonichi, Dino Boschi,  Doina Botez (con la sua pittura solida e ben costruita appartiene a quella linea della figurazione ricercata anche nelle città interne, tipo Avellino, dove ha più volte esposto alla Galleria L’Approdo), Edi Brancolini, Brigitte Brand, Ennio Calabria (che abbiamo più volte apprezzato perché pittore di concetto e di sentimento, ora è sempre più incline ad un informale calato in un immaginario visionario e, talvolta, caustico), Donatella Calì, Massimo Cantini, Tonino Caputo, Eugenio Carmi (sempre puntuale nel far baciare alla geometria spicchi di colori), Enzo Carnebiana, Andrés David Carrara, Angelo Casciello (artista che con le proprie forze è riuscito a rivalutare le radici arcaiche dell’ambito vesuviano e a meritare attenzione, tanto che può vantare presenze alla Biennale di Venezia e mostre in sedi prestigiose, come il Palazzo Reale di Napoli), Stefano Cecchi, Giorgio Celiberti, Quirino Cervelli, Luis Chan (Fu-Shan Chen), Claudia Chianucci, Franco Cilia (ci fa ricordare l’abilissima pittrice partenopea Maria Pia Daidone, che ha sempre prodotto opere di forte impatto e deciso carattere, motivate dalla ricerca di umori antropologici e precisate da una declinazione radicale arcaica, che rientrano nei motivi memoriali del linguaggio pittorico contemporaneo; Cilia è un pittore di profili antichi su fuochi mediterranei ed artista d’indubbio temperamento, detiene, poi, fertili contatti e condivisoni con Ennio Calabria, che lo ha impressionato in un validissimo ritratto, che abbiamo avuto l’opportunità di vedere a maggio a Ragusa, durante una lettura, ad una platea di giovani studenti di un istituto tecnico, di un libro formulato con ironia dall’artista siciliano), Athos Collura, Eolo Costi, Francesco Cremoni, Luciano De Dominicis, Fabio De Sanctis, Maurizio De Simone, Armando De Stefano (grande artista, fine disegnatore, plastico raccontatore delle vicende rivoluzionarie del 1799 della Repubblica Partenopea, ma poco conosciuto per delle bellissime opere informali degli anni Sessanta, comunque presentate alla mostra “Fuori dall’ombra” al Castel Sant’Elmo di Napoli), Antonio Di Fabrizio, Massimo Di Febo, Lino Dinetto, Marco Dolfi, Edith Dzieduszycka, Stefania Fabrizi, Paolo Favaro, Antonio Fiore, Ezio Flammia, Antonio Fomez (da Umberto Eco a Gillo Dorfles, da Angelo Trimarco a Vincenzo Trione hanno commentato i suoi vari cicli e lui, nel 1993, molto prima di Antonio Bassolino, aveva inventato  una Piazza del Plebiscito completamente sgombra dalle auto, che la soffocavano, trasferendola, addirittura, a Parigi; presentò una serie legata a questo motivo metropolitano al piccolo, ma famoso, spazio di AcomeArte di Napoli, del compianto Pasquale Forgione), Silvio Formichetti (giovane artista che cerca di farsi strada, inseguendo sue particolari rincorse emotive), Simonetta Gagliano, Marcolino Gandini, Lia Garofalo, Paolo Giorgi, Alessandra Giovannoni, Moani Haghighi (siamo stati i primi a considerarlo e a scrivere sulla sua pittura, ricca di rimandi orientali e di acutezze occidentali, organizzando e curando la prima mostra alla Galleria Dehoniana di Napoli; una curiosità su Haghighi: è stato, lui a dipingere murales, nella città partenopea, con l’effigie di Maradona);  Katsutomi Horiki, Rui Huang, Giorgio Kiaris, Alessandro Kokocinski, Ana Maria Laurent, Grazia Lodeserto (artista tarantina interessata a tendere parallelismi tra arte e letteratura), Stefano Lustri, Cesco Magnolato, Ferruccio Maierna, Mauro Maltoni, Paolo Marazzi, Francesco Marcangeli, Renato Marini, Rosario Mazzella (le sue pitture sedimentano incrostazioni cromatiche e risultano gravide di umori classici), Sandro Melarangelo, Monticelli & Pagone M & P (giovani con una gran voglia di progettare, di elaborare e di sintetizzare immagini), Franco Mulas, Giulia Napoleone, Silvio Navarra, Gianfranco Nicolato (del Gruppo Madi, tutto proteso alla ricerca di forme curve, moderne e plurimodulari)  Impero Nigiani, Romano Notari, Ogata, Giancarlo Ossola, Achille Pace (fine comunicatore che con un semplice “fil rouge” su di una campitura estrema materializza un’estroflessione tattile che testimonia la coscienza dell’uomo), Gaetano Pallozzi (serio indagatore del quotidiano ed icastico descrittore di interni sociali), Emanuele Pandolfini, Francesco Parisi, Paolo Pasotto, Roberto Pedrazzoli, Dietlind Petzold, Italo Picini, Ewa Pietka, Giuliano Pini, Giuliano Presutti, Nuccia Pulpo (operatrice tarantina con l’opera Rosa Mediterranea, che rientra nel suo ultimo ciclo pittorico Poli Mediterranei, un nuovo ed interessante impegno dell’artista, inteso come rivisitazione delle radici della sempre fertile cultura mediterranea),  Antonio Rauco, Joaquin Roca-Rey, Jorge Romeo, Nathan Mac Ryde, Ruggero Savinio, Sarai Sherman, Vitaliy Shtanko, Antonio Spinogatti, Lolita Timofeeva, Luigi Timoncini, Cuqui Trujillo, Josiane Vaccari, Alberto Venditti, Cordelia von Den Steinen, Zhiwei Zhou, Giuseppe Zigaina (amico di Pier Paolo Pasolini, interprete in un suo film, dal segno asciutto e scavato), Carmelo Zotti.
Tutto questo abbiamo appuntato nella nostra memoria … dopo aver comunicato con i quadri e le sculture.
Quando siamo usciti proprio contenti ci è capitato di vedere il libro A SUD DEL CONFINE, A OVEST DEL SOLE di Haruki Murakami, giovane scrittore giapponese, legato al programma radiofonico Farhenheit di Radio3, che faceva capolino, accattivante, tra tante opere, su di una balaustra.
Variazioni, trasmutazioni, originalità si rincorrono per dichiarare vitalità ai nostri occhi, ma anche tutti gli atti visivi hanno bisogno non solo di spazi di rassegne o di musei, ma di un libro per consegnarsi alla memoria …
2003

Maurizio Vitiello

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