.

        .

           Maurizio Vitiello su "Volerete tutti"
DIPINTI DI MARIA PIA DAIDONE E
FOTOGRAFIE DI VINCENZO MONTELLA

 

Nota Stampa n. 2 / Mostra “VOLERETE TUTTI”
 
CON DIPINTI DI MARIA PIA DAIDONE E FOTOGRAFIE DI VINCENZO MONTELLA
DAL 14 AL 22 FEBBRAIO 2004 AL CENTRO “IL RAMO D’ORO”.
 
Sarà inaugurata sabato 14 febbraio e resterà aperta sino a domenica 22 febbraio 2004, ore 18-22,  la mostra “Volerete tutti”, allestita al Centro d’Arte e Cultura “Il Ramo d’Oro”, in Via Omodeo n. 124 a Napoli, che può essere vistata dalle ore 16 alle 20, tranne il giovedì pomeriggio.
Presenta Paola Germana Martusciello,
All’inaugurazione anche uno “slide-showù” di Bruno Zingarelli, che ha collaborato con testate giornalistiche di grande respiro nazionale, intitolato “Luci ed ombre”.
Vincenzo Montella ha preparato delle interessanti e qualificatissime prove fotografiche del suo ultimo lavoro, che vede Pulcinella attraversare, sorvolare ed intrigare una metropoli fantastica.
Maria Pia Daidone, partendo dalla serie dedicata ai birilli, ha elaborato, oggi, una sagoma certa, di sapore antico e magico.
E la nostra memoria  critica ci accompagna a ricordare una serie di oggetti, provenienti dalla zona di Rocca San Felice, in genere dedicati alla dea Mefite e a Cerere, conservati al Museo Provinciale di Avellino.
Il grande “Xoanon” e gli altri reperti di intaglio in legno, collocabili tra il VI e il V secolo a.C., furono rinvenuti nella Valle dell?Ansanto, presso il tempio dedicato alla dea Mefite.
Furono ritrovati  in perfetto stato di conservazione,  favorito, probabilmente, dalla natura del terreno. “Xoanon”, in greco, significava intaglio e con questo nome si finì per indicare i volti delle divinità intagliate.
I fenomeni geologici, i pericolosi soffioni velenosi e le polle di fango ribollenti impressionarono fortemente le popolazioni di quella zona che trovarono nel culto della dea Mefite la loro protettrice.
I lavori attuali dell’artista serbano umori ancestrali e riferimenti antropologici e richiamano, in parallelo, le opere succitate.
Le sagome, incise o disposte su legno, su cui insistono segni, segnacoli, segnature, graffi, incisioni, strofinature, accostamenti di sacro e profano, condensano sintesi estreme e rivelano trattamenti di privilegiati cromatismi “noir”.
Le opere, quindi, risultano in parte lucide, perché riscontro di accarezzamenti di cere, smalti, inchiostri e vernici, ed in parte matte, perché ombreggiate dalla  grafite e da misurate sottrazioni opache.
Queste magiche sagome, esposte anche di recente al Museo Mineralogico Campano di Vico Equense, raccolgono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano a tempi antichi, in cui un graffito si poneva come primo elemento segnico-simbolico di interpretazione del mondo  e di comunicazione sociale.

Maurizio Vitiello

 

 
Contenitore d'Arte Moderna e Contemporanea