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            Da Tiscaliart

                             

Andy Warhol. Un mito americano

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Opere di Andy Warhol

La mostra Andy Warhol. Un mito americano, uno dei principali avvenimenti culturali della primavera, propone un centinaio di opere create tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta: dalle celebri lattine di Campbell's Soup (1969) alle importanti serie dei decenni successivi dedicate ai travestiti di colore (Ladies and Gentlemen, 1975), agli ebrei del ventesimo secolo (1980), alle specie in via di estinzione (1983), e naturalmente ai Miti americani come Marilyn Monroe, James Dean, Superman, Mickey Mouse...
La mostra costituisce un esauriente omaggio al personaggio Andrew Warhola (Pittsburgh 1928-New York 1987) che divenne, per una voluta abbreviazione del nome, lo yankee Andy Warhol, il grande vate della società dei consumi americana degli anni Sessanta. Società della massificazione e della produzione in serie, che sono le prerogative stesse del lavoro dell'artista, per lo più incentrato sulla serigrafia. Il consumo frenetico di immagini coinvolge infatti anche l'arte la quale, tuttavia, pur emulandone le leggi riesce a evidenziare i meccanismi di ricezione passiva. Immagini positive della pubblicità o negative della cronaca vengono decontestualizzate e ricreate da Warhol con interventi di colore abbagliante e si presentano allo spettatore con prepotente allegria e sottile inquietudine.

L'opera grafica di Warhol assume un'importanza decisiva all'interno della sua produzione a partire dall'inizio degli anni Sessanta, quando l'artista adotta la tecnica serigrafica. In questo modo Warhol diventa anche il più autentico rappresentante della pop art, con scelte che mirano dritto al cuore dell'immaginario collettivo dal barattolo della Campbell's Soup, che è parte del vissuto quotidiano di ogni americano, al volto di Marilyn Monroe, incarnazione del sogno e dell'ideale femminile del grande pubblico, imposto anch'esso ai media, al pari di ogni altro prodotto commerciale.
È il tema del consumismo il filo che unisce tra loro le immagini proposte da Warhol nei suoi lavori e l'adozione di una tecnica come la serigrafia, con la sua meccanica serialità da prodotto di massa, scaturisce da una logica e diretta conseguenza dell'assunto di base: il consumismo, infatti, con il suo corollario di assoluta massificazione, è inteso come la perfetta negazione dell'atto creativo dell'artista, che quindi si limita a riprodurre immagini del déjà-vu, dei prodotti commerciali di largo consumo e di volti divinizzati dai media, in modo del tutto meccanico e senza alcuna apparente partecipazione personale.
Se i primi lavori degli anni Sessanta sono realizzati con la tecnica della serigrafia su tela, a partire dalla metà del decennio Warhol passa a realizzare dei "multipli", sempre uguali a se stessi e diretti a un pubblico più vasto.
Ogni foglio, sebbene ripetuto, diventa un'entità autonoma e separata, grazie all'uso di gamme cromatiche diverse, che si trasformano e deformano visi e oggetti caricandoli di valenze emotive differenti. Mao (del 1972) è il primo soggetto ad apparire contemporaneamente sia come dipinto che nelle cartelle grafiche, dimostrando così che per l'artista le due tecniche hanno la stessa valenza.

A Brescia fino al 29/06/2003
Andy Warhol. Un mito americano
Palazzo Martinengo
Via Musei 30
ORARIO: 9.30 - 19.30; chiuso il lunedì
INGRESSO:
intero € 7,00; ridotto convenzioni € 5,00; gruppi, over 65, weekend famiglia € 4,00; ridotto super scuole € 3.
Visite guidate gruppi € 40,00; visite guidate scuole € 16,00
INFORMAZIONI: Brescia Mostre tel. 030 297551; fax 030 2975517; www.bresciamostre.it
informazioni@bresciamostre.it
CATALOGO: Editore Mazzotta

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