Claudio Grandinetti      

OPERE

 

 

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Claudio Grandinetti, la forza espressiva dell’arte.
di Lara Pippucci
 
L’arte come gioco, ricerca continua, esplorazione perpetua, penetrante analisi della realtà.
 
Claudio Grandinetti rielabora nelle sue opere l’idea basilare delle avanguardie nate a partire dai primi anni del ‘900: l’arte che scardina i principi della realtà con la potenza di un uragano, che spazza via i vecchi valori creandone nuovi totalmente ‘altri’ e che critica in maniera assolutamente dissacrante la realtà contemporanea.
 
Le opere di Grandinetti sono un’esplosione di colori, un rombo di rimandi che echeggia nel reale scuotendo la nostra percezione della realtà circostante.
 
L’influsso della ‘Pop art’ americana appare lampante, così come la condivisione del nuovo concetto di ‘Arte’, così lontano dalla tradizione e dagli ambienti istituzionali, che scosse violentemente l’entourage artistico verso la metà del secolo scorso.
 
Tutta la sconfinata produzione artistica di Grandinetti e in modo particolare le ‘casette ludiche’, sono dei veri e propri concentrati di realtà, degli immensi raccoglitori di oggetti comuni che nella loro ‘ metamorfosi artistica’ acquistano significati, valenze e valori diversi.
 
L’artista ci comunica idee, condivide sensazioni e passioni, sussurra giudizi e condanne, usando quelle forme del reale tanto comuni, alle quali siamo così assuefatti da notare immediatamente  la loro nuova valenza espressiva acquisita durante la trasformazione.
 
In ‘Arte è Gioco e Gioco è Arte’, un comune mazzo di carte e un’ordinaria pedina della dama si fanno portatori di un programma artistico e incarnando le  intenzioni dell’autore, diventano i simboli di una specifica concezione artistica.
 
Gli oggetti incasellati nelle ‘casette ludiche’, apparentemente statici e immobili, acquistano paradossalmente una stupefacente carica esplosiva, trasformandosi in potenti veicolatori di significati e significanti. Come dei veri e propri mutanti, come i personaggi con una doppia identità, queste elaborazioni di pensiero in essere, rimandano ad un’altra dimensione.
 
Le tecniche del collage e delle applicazioni, realizzano pienamente quella commistione voluta tra realtà e irrealtà, di detto e immaginato, provocando nello spettatore un vero e proprio turbinio di pensieri, idee recondite, ricordi e sensazioni.
 
Grandinetti ha realizzato anche opere di grande espressività critica nei confronti del reale. Ad esempio l’immagine dell’aereo che lascia dietro a sé una colorata scia di fiori e le sue famose ‘teste scoperchiate’, spesso testimoni di genocidi e disastri umanitari, condannano la politica internazionale dell’ultimo secolo, celebrando il pacifismo e condannando la guerra.
 
La coscienza viene scossa. Il reale acquista un significato
 
Claudio Grandinetti
 
PENSARE STANCA
 
Le teste vuote. Un modo grazioso per sottolineare un problema del nostro tempo. Ma ci sono sempre state! La madre dei... è sempre
incinta recita un vecchio adagio. Ma nel nostro tempo questo credo è stato elevato con raffinatezze di venditori professionisti all'altare della scientificità. Un sistema che svuota, che succhia i cervelli come il contenuto di una lattina da parte di un assetato. La testa vuota è un prodotto grazioso, ben definito, dalla forma accattivante, sa di alluminio, di plastica, di qualcosa che è stato prodotto artificiosamente. Di un qualcosa che ha riempito le nostre vite sino alla nausea. Un monumento all'estetica del vuoto, del non pensare... un monumento evidenziato da Claudio Grandinetti per farci pensare. Il Pensare è l'essenza della vita umana...per qualcuno.
 
Giancarlo Da Lio
 
Profondamente
Mostra dedicata a Sigmund Freud a cura di Mimma Pasqua.
Aprile 2007 Biblioteca Dergano Bovisa (MI)

Claudio Grandinetti

EX / 2007 / Cassetta di legno con oggetti 30x30

Rilievi della mente, ricordi infantili di ex voto, raccolti in una piccola scatola, icona domestica e ludica. Le scatole della memoria sono fatte di oggetti dalle evidenti connotazioni affettive che li rendono significanti. È sicuramente una ricerca che si rifà a suggestioni dadaiste e al Nouveau Realisme. Niente di nuovo sotto il sole dell’arte d’oggi, ma le variazioni su tema annunciano un percorso con tracce di originalità, di recupero delle tradizioni e della simbologia del quotidiano.

Milano aprile 2007                                                       

                                                                                                                                                          Mimma Pasqua

 
 
Claudio Grandinetti, un artista poliedrico e il suo tempo
 
IL GUARDIANO DELL’ARTE 

 

A Cosenza la Mail Art, un patrimonio inestimabile composto da più di mille opere

 

Claudio Grandinetti, artista poliedrico proponente a Cosenza della Mail Art, è custode di un patrimonio artistico del valore inestimabile conservato tra gli scaffali del suo studio composto da più di mille opere d’arte di artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo Claudio Grandinetti, uno dei maggiori mail artis internazionali, nasce il 27 Aprile del 1952 a Cosenza. Già da giovanissimo partecipa a mostre esponendo le sue opere. Su consiglio del professore Lupinacci, dal Liceo Artistico si iscrive al Liceo Artistico di Cosenza. Per alcuni anni insegna arte nelle scuole medie finché decide di trasferirsi a Milano dove lavora come pittore, scultore e web designer. Ma l’amore per la donna che successivamente sposerà lo riporta alla sua città natale, Cosenza, dove attualmente vive e lavora. Già dagli anni ’70 e ’80 la forza espressiva di Claudio Grandinetti è presente nelle raffigurazioni pittoriche con la realizzazione di oli su tela intitolati “I disegni impossibili”: tubi assemblaggi geometrici in apparente immobilità, fibre al microscopio, forme spaziali gigantesche estrapolate per essere racchiuse dentro lo spazio dell’irriconoscibilità, oggetti della quotidianità che Grandinetti ruba per consacrarli all’altare muto dei mostri della coscienza occidentale.
Sono chiamati disegni impossibili – dichiara l’artista – perché sono disegni concentrici con geometrie che nella realtà è impossibile farecoesistere. Inoltre molte immagini rappresentano movimenti impossibili che non esistono, che solo l’arte e il disegno possono rappresentare.”
Ma è proprio nel ventennio in cui, con “I disegni Impossibili”, la critica lo assurge ad astrattista surreale dei segni post-industriali che in Claudio Grandinetti si compie una nuova e magistrale metamorfosi espressiva. Con l’elaborazione di opere sculto-pittoriche nominate “Cassette Ludiche” si consacra, anche a livello mondiale, il carattere sfuggente e irrequieto del genio artistico di Claudio Grandinetti. Le “Cassette Ludiche” comprendono le opere di Claudio Grandinetti dalla fine degli anni ’80 ad oggi. Realizzate unendo tecniche pittoriche, sculture in gesso plastica o legno, stampe laser, illustrazioni e grafica. Ciascuna teca lignea si compone di finestre, una affiancata all’altra, al cui interno, compaiono piccoli enigmi che l’artista compone sapientemente richiudendovi oggetti e personaggi, come reminescenze, appartenenti al mondo tanto favoleggiante quanto patinato e plastico di un’infanzia disneyana apparentemente scanzonata e innocente. Oggetti che rappresentano la contaminazione del concetto astratto dall’oggetto fabbricato, effimero e minimizzante. Così è, ad esempio, per il concetto di amore rappresentato in Cuori del 2002 i cuori e cuoricini brillanti, monocromi, piattobombati, appesi come ciondoli, rossi o dorati, in legno o di ferro, lucidi o merlettati sono separati in scomparti distinti che seguono però una stessa tematica unificatrice.
Ma è grazie al movimento dell’Arte Postale, al quale Claudio Grandinetti aderisce nel 2002 con l’opera “La bestia è viva”, che diventa archivista di più di mille opere d’arte di artisti internazionali, ordinate tra gli scaffali del suo studio a Cosenza.
“L’arte postale nasce come dono. Si sceglie un tema e una volta realizzate le opere d’arte, esse diventano oggetto di scambio tra gli artisti che partecipano. Ad esempio per la morte di Enrico Baj con alcuni artisti internazionali abbiamo voluto realizzare una serie di opere in suo onore. La genialità della mail art è che l’opera d’arte diventa un veicolo immediato che non può essere venduto. Delle opere realizzate se ne creano delle copie rigorosamente numerate che l’artista decide di inviare ad amici, a conoscenti, ma anche a persone che non conosce o a uomini della politica”. Dal 2002 ad oggi l’archivio personale di Claudio Grandinetti comprende più di mille opere, spedite da un centinaio di artisti provenienti da tutto il mondo: Cristo e Jeanne Claude, Lovercraft, Hugo Navarro. E ancora: Jimenez, Iacomucci, Lacroix, Montoya, Nakamura, Maggi, Ferrando De Gaudenti, Alinari.
Moltissimi artisti - afferma l’artista – mi inviano opere semplicemente perché vogliono far parte del mio archivio. E’ stato il caso di un artista iracheno che dopo il terzo tentativo, è riuscito finalmente a farmi arrivare la sua opera d’arte. Ci sono opere che provengono dalla Francia dal Giappone dall’America, dall’Argentina, dalla Spagna, da luoghi del mondo che non immaginavo neanche. Sono doni che mi hanno commosso. E molti degli artisti a cui io stesso invio in dono le mie opere, pur non avendoli mai visti, li reputo miei amici”:
Di fronte all’inestimabile patrimonio custodito da Claudio Grandinetti tra gli scaffali del suo studio non ci si può non domandare a chi andranno un giorno le opere conservate nel suo archivio: “In genere le mail art che compongono un archivio si tramandano da artista ad artista, così come diventano opere di musei. I musei dell’arte postale dove vengono conservate ed esposte le opere”.
                                                                                                                                                                                   Manuela Piccolo
 
 
 
C’è bisogno di poesia e Claudio Grandinetti lo grida con la sua opera.
Un collage che ha il sapore di un certo tipo di grafica ideologico cul-
turale. Infatti ricorda anche alcuni manifesti della rivoluzione d’ottobre. Lo
stesso impatto e la stessa forza evocativa. Il grido dell’artista che invita il
mondo dell’arte ad essere meno arido e meno meccanistico. La poesia
aiuta a liberarci dai limiti del convenzionale e dell’aridità di un pensiero
mal imperante. Naturalmente lo stimolo poetico come atto è una neces-
sità con un oggi con sempre meno cultura se non quella trash destinata a
non lasciare traccia se non il disgusto per spettacoli di dubbio significato.
 
Giancarlo Da Lio
 
InsideoutsideBiennale
Parallel Event Biennale di Venezia 2011
 
 

 

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