Natale Scarpa Bentivoglio in arte Cagnaccio di San Pietro  1897 - 1946

 

                    

Natale Scarpa Bentivoglio in arte Cagnaccio di San Pietro è nato a Desenzano il 14 gennaio 1897 ed è morto a Venezia il 29 maggio 1946. Nato da Giovanni e da Angela Vianello, originari di Venezia, assume il nome d'arte di Cagnaccio, a cui aggiunse di San Pietro in onore del piccolo borgo marinaro, nell'isola di Pellestrina della Laguna Veneta dove visse la sua infanzia. Il soprannome di "Cagnaccio" venne attribuito ai nonni dell'artista per via di un cane piuttosto aggressivo e malmostoso che per anni disturbò i vicini. Avvicinatosi al futurismo, se ne allontanò dopo breve tempo, spostando la sua attività su ricerche di espressive maggiormente figurative. Si accostò quindi al Realismo Magico, dipingendo capolavori come "Dopo l'orgia" e "Rosario". Studente all'Accademia di Venezia, sotto la guida di Ettore Tito, sia della tradizione pittorica della terra bresciana dov'è nato, sia dell'insegnamento accademico ben poco rimane nella pittura di questo notevolissimo artista, che però ebbe alterna fortuna, soprattutto dopo la morte. Già è stato scritto dell'alito metafisico che sfiora le sue opere, dei riferimenti formali alla produzione casoratiana, per giungere alla Nuova oggettività tedesca, conosciuta forse attraverso Christian Schas presente in Italia sul fare degli anni Venti. Ma non va dimenticata anche la esperienza plastica affrontata in gioventù da Cagnaccio di San Pietro, anche se poi definitivamente abbandonata. Segno evidente della sua arte, espressa in nature morte, paesaggio, figura e ritratti appare la drammaticità, maggiormente incisa in opere quali: Naufrago, e ancor più in Bambino sul letto d'ospedale anticipatrice di elaborazioni artistiche denunzianti costrizioni e oppressioni. A Venezia, nel 1923 allestisce una mostra personale a Cà Pesaro; vi espone anche il Ritratto di mia madre acquistato da Giuseppe Fiocco; sempre a Venezia si ripropone alla «Bottega d'arte» (1929), alle «Sale d'arte» (1933). Numerose le partecipazioni a note collettive: se particolare valore assumono le presenze alle Biennali di Venezia degli anni 1924, 26, 30, 32, 34, 36, 40 e 1942; alla Mostra dei quarant'anni della stessa Biennale (1935), non meno significativi gli inviti alle Quadriennali e Biennali romane (1925, 1935) dove espone Il Rosario; le Mostre nazionali d'arte marinara (Roma, 1926, 27, 28); all'Opera Bevilacqua La Masa (Venezia, 1923, 24, 25, 1940); alla Intemationale d'arte sacra di Padova (1931) dov'è presentato il dipinto Luce nelle tenebre. Altre presenze ancora sono ricordate: a Venezia (1925, 33, 35, 1945), Genova (1935), Trento (1936), al Salon di Parigi e in altre città straniere. Nel 1948, nell'ambito della XXIV Biennale di Venezia, gli è stata dedicata una parete commemorativa accogliente cinque dipinti significativi: Livorno, Caldarroste, La Sorgente, Lilli e Zinie. Ma altre presenze di opere di Natale Scarpa sono ricordate a Milano («Galleria Cairola» 1957), a Firenze (1967), con l'autorevole segnalazione di C.L. Ragghianti, che ne ha rinnovato il ricordo, anche se scarsamente riecheggiato dalla critica. Il segno più evidente della volontà di collocare esattamente questo artista, di porlo nella giusta luce anche di fronte al pubblico, è del 1971, con l'ampia retrospettiva voluta dalla «Galleria del Levate» di Milano: mostra introdotta da Giovanni Testori e nello stesso anno giunta anche a Brescia, nella «Galleria S. Michele». Ben 75 opere, fra dipinti e disegni. Alcuni se ne ricordano: La sera (1923), Le due sorelle e Bambini che giocano (1925), Dopo l'orgia (1928), Il naufrago (1934), Testa di ragazza e Natura morta eucaristica (1938), Bambino (1940), I gransepori (1942); fra i panorami, un Paesaggio veneziano del 1942. Dipinti di Natale Scarpa sono in varie quadrerie private, anche lontane dall'Italia. Fra le pubbliche si citano le Gallerie d'Arte moderna di Roma, Venezia e Palermo.

   

   

  

  

 
 
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