Gino De Dominicis  1947 - 1998

 
 
 
Sarcastico, intollerante alle novità estetiche, patafisico a honorem, indipendente, concettuale, giocoso, “tradizionale”, ma soprattutto pittore di vaglia Gino De Dominicis (1947-1998) è stato una delle personalità più interessanti e coinvolgenti dell’Arte italiana del XX° secolo.
Al “maestro”, anconetano d’origine - ma romano d’adozione dalla seconda metà degli anni ’60 fino alla sua dipartita -, la città nativa ha desiderato offrire recentemente un omaggio, esibendo l’opera Calamita Cosmica nella corte interna della Mole Vanvitelliana. Afferma il curatore dell’interessante iniziativa, Italo Tomassoni: “Vertiginoso scrutatore di profondità abissali, la costituzione e la struttura del suo linguaggio restano irraggiungibili dal lessico della modernità e dalle mode "concettuali", "povere", di "comportamento" o di attraversamento delle avanguardie con cui il Novecento ha concluso il suo ciclo. Ironico e provocatorio s’impone al grande pubblico già dai primi anni settanta con opere memorabili, come ad esempio il ragazzo affetto dalla sindrome di Down - che fissa un cubo invisibile - condotto alla Biennale di Venezia del 1972 ("Seconda soluzione di immortalità. L’universo è immobile").”
Personalità spesso sfuggente, radicale e sconcertante nelle sue posizioni estetiche - conducendo una ricerca emancipata, elaborata, a volte “occulta” riguardante il tema del transito del tempo, della conquista dell’immortalità, dell’invisibilità e del raggiungimento di obiettivi impossibili come nel Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno a un sasso che cade nell’acqua (1971), intrapresi sia con strumenti artistici usuali sia con performances e collocazioni in un gioco frequentemente beffardo come in Mozzarella in carrozza (1968), Zodiaco (1970), Statue invisibili (1979), fino a giungere all’installazione in oggetto: Scheletro (1990) -, De Dominicis tendeva a scoraggiare ogni definizione del proprio lavoro, resistendo tenacemente alla pervasiva uniformazione del mondo artistico, isolandosi in un ritegno strenuamente difeso con forti tratti temperamentali.
Benché centellinasse le proprie apparizioni in occasione di manifestazioni e rassegne, iniziò ad esporre nel 1966, non attribuendo alcun valore documentario ed espressivo alla fotografia - la sola immagine autenticata dall’artista è La foto ricordo della Seconda Risoluzione d’Immortalità (L’Universo è immobile) -, affidando il suo messaggio solo alle proprie opere e respingendo le “avances” del sistema dell'arte precostituito.
I suoi lavori ed installazioni sono stati però ugualmente contemplati in gallerie private e musei nazionali ed esteri, come a Roma, Napoli, Milano, Modena, Bologna, Grenoble, Londra, al Beaubourg di Parigi, presso il MOMA di New York, solo per citarne alcuni.
Dalla seconda metà degli anni ’70 in poi partecipò attivamente ad innumerevoli manifestazioni d’importanza internazionale, come Documenta di Kassel, oltre alle sue numerose presenze alla Biennale di Venezia.
L’impegno costante di De Dominicis - incentrato su una ricerca che si fondava su un eterogeneo sistema di pensiero estremamente radicato nella Storia, in particolare sui Sumeri e l’epopea di Gilgamesch - divenne il suo punto di partenza per una riflessione su tematiche esistenziali intrise di valori universali. La percezione del tempo, la vita, la morte, l’immortalità s’interiorizzarono in lui al punto di diventare la sua energia vitale, da rappresentare con ogni mezzo - letterario, pittorico, scultoreo… -, grazie ad una lucidissima e certamente sofferta riflessione sul proprio Io.
 
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