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L'appellativo "Fluxus" fu concepito nel 1961
negli Stati Uniti durante una serata musicale organizzata da
George
Maciunas, fondatore del movimento e della rivista omonima.
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Il progetto mirava alla fusione di tutte le arti, rispettandone comunque specificità di
medium e di funzione (abolita dunque ogni distinzione tra categorie fisse come arti
visive, musca, teatro, letteratura ma anche tra arte colta e popolare, arti maggiori e
minori).
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All'origine di questo movimento si possono individuare fenomeni strettamente connessi
quali gli happenings (primo tentativo di fusione tra diverse forme di espressione), la
lezione di Dada (in particolare di Duchamp) e l'insegnamento liberatorio della
musica sperimentale di J. Cage a NewYork.
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Più che un movimento che ha elaborato modi espressivi ben definiti, il Fluxus è
un'atteggiamento nei confronti della vita, un tentativo di eliminare ogni separazione tra
esistenza e creazione artistica.
Gli esponenti di questo movimento, con una serie di azioni di "disturbo" contro
tutte le codificazioni di arte come oggetto di consumo, hanno operato una sorta di
progressiva "contaminazione" raccogliendo adesioni da ogni paese
Consapevoli dell'incessante divenire delle cose, (George Brecht,
Nam June
Paik,
Yoko Ono,
Antoine Patterson,
Wolf Vostel,
Robert Watts) professano l'essenza
effimera, casuale e quotidiana dell'intervento artistico, non più basato su un oggetto
privilegiato reso sacro dal nominativo 'arte', ma costituito piuttosto da un insieme di
gags e di giochi infantili.
Animati da una concezione ludica dell'arte, essi
sovvertono i valori estetici (in particolare in reazione all'Espressionismo astratto
dominante) praticando lo humour e il non-sense.
Oltre e performances e concerti, gli artisti di Fluxus producono libri, multipli e films.
Un'opera di Nam June Paik ed una di George Maciunas
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