-
Tendenza affermatasi soprattutto negli Stati Uniti all'inizio degli anni Settanta (1972) e
caratterizzata da un ritorno alla realtà colta nei suoi aspetti più consueti,
quotidiani, a volte banali.
-
Il prefisso "iper" indica rispetto alla tradizione del realisrno americano, non
tanto una accentuazione della qualità illusionistica dell'immaigine, quanto piuttosto il
suo divenire, attraverso la mediazione della tecnica fotografica immagine
"seconda": l'artista, cioè, rielabora un testo fotografico, ovvero l'oggetto
quale appare attraverso il filtro non innocente della macchina.
-
La descrizione dettagliata delle forme, la loro riproduzione "oggettiva", in una
parola il trompe I'oeil non cancella la deformazione subita dall'ingrandimento del
negativo: gli oggetti, perdute la dimensioni consuete, divengono paradossali e insoliti.
-
Si avverte, nella ricerca di "neutralità" propria del ricorso alla fotografia,
un'aria di famiglia con le di poco precedenti esperienze della pop-art incentrate, almeno
in alcuni degli esempi più significativi, sulla cancellezione del tocco della mano
dell'artista.
-
Esponenti di questa tendenza sono, negli Stati Uniti, Malcom Morley,
Richard Estes, Ralph Goings
,
Chuck Close,
Howard Kanowitz, Colville,
S. Posen, John Salt,
Noland Richard e in Italia in particolare Domenico Gnoli.
Opere di Estes, Colville e Goings
|