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Aveva solo 53 anni
Leoncillo, uno dei protagonisti del Novecento italiano, quando morì
improvvisamente nel 1968 a Roma. Leoncillo (al secolo Leoncillo Leonardi)
era nato a Spoleto nel 1915. La sua arte promuove la ceramica, di solito
relegata a ruoli di "decorazione", a dignità di originale esperienza
"alta". Negli anni Trenta Leoncillo sviluppa una fantasia fra neobarocco
ed espressionismo, attenta alla lezione di Scipione. Negli anni
Quaranta, l’impegno politico durante la Resistenza e l’irruzione dei
linguaggi "europei" determinano una fase nuova , fra postcubismo e
Picasso.
Ma Leoncillo diventa famoso dalla metà degli anni Cinquanta, quando
inventa una "via italiana" all’Informale, il linguaggio nuovo
internazionale. Colate di ceramica nei colori primari (bianco, nero,
rosso) trattata come lava incandescente che si raggruma e si rapprende,
danno luogo a figurazioni percorse da tagli netti o solchi. Insorge una
natura allo stato primigenio che sembra alludere ad alberi folgorati, a
sconvolgimenti tettonici. Ma natura che è anche figura umana, corpi
martoriati , crocifissi, mutilati. Una recente retrospettiva nei Sassi
di Matera ne ha riproposto la lezione intensa e sofferta: con Manzù e
Marini, scrisse Cesare Brandi, Leoncillo è uno dei "tre grandi" della
scultura italiana.
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