
Filippo Tommaso Marinetti, nato ad Alessandria d’Egitto
nel 1876, costituisce una sorta di figura simbolo nel clima
d’avanguardia novecentesco. Strettamente a contatto con la cultura
parigina del periodo, orienta la propria attività letteraria verso
un’edificazione della cultura rinnovata. Sceglie un prestigioso giornale
di Parigi, Le Figaro, per lanciare, nel 1909, il
Manifesto del Futurismo, che sancisce in modo ufficiale la nascita
del movimento stesso. Propone un rifiuto
radicale del passato, servendosi delle tecniche più evolute come la
réclame, la diffusione editoriale, non senza fare appello, in alcuni
casi, a provocazioni e scandali. Attivo politicamente, è difensore di
un’ideologia individualistica e antidemocratica, della quale vede una
possibile realizzazione nella politica fascista. E però dai suoi scritti
che emerge la spinta innovativa. Nel Manifesto tecnico della Letteratura
Futurista del 1912, le critiche sono rivolte ai valori tradizionali,
alla poetica corrente, giudicata sentimentale e nostalgica. Per lui i
nuovi capisaldi sono la tecnologia ed il progresso, la città, la
velocità. Meno noti ma non per questo meno importanti sono gli altri
manifesti futuristi redatti da lui stesso o grazie alla sua
collaborazione, si possono citare il Manifesto della Danza, Il Manifesto
della Politica. Curioso è il fatto che Marinetti si occupi anche di arte
culinaria, nel suo “La cucina futurista”. Si spegne a Bellagio (Como),
nel 1944. Sono notevoli le influenze del poeta sugli autori
novecenteschi, da Palazzeschi a Pirandello, fino ai giorni nostri. La
rete offre numerosi siti sul letterato futurista, la ricerca dovrà
essere eseguita selezionando quelli più interessanti, per evitare di
incorrere in disinformazione e banalità. I siti rintracciabili puntano
la loro attenzione sui Manifesti redatti dal poeta, mentre la
trattazione delle altre sue opere non è ancora molto sviluppata.
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