ORFISMO

 

                  Il termine fu usato per la prima volta dal poeta Guillaume Apollinaire nel 1912 in occasione di una mostra di Robert Delaunay alla galleria berlinese "Der Sturm", intendendo con esso distinguere il nascente movimento della giovane pittura contemporanea che propugnava la preminenza del colore nella composizione pittorica.      
                 Riferendosi al modo di dipingere a cerchi concentrici del gruppo di Delaunay, Kupka e Picabia, appunto nel 1912 a Berlino, parlò di "Cubismo orfico": …L’arte di dipingere dei nuovi insiemi con degli elementi presi a prestito non alla realtà visiva ma interamente creati dall’artista e dotati da lui di una potente realtà…
                 Apollinaire, in sostanza, valutando tutta l’importanza del passaggio dal figurativo al non oggettivo, inventa il termine Orfismo per designare tutte le manifestazioni coloristiche che riscaldano di speranza la rigorosa e fredda monotonia del Cubismo. In realtà Delaunay, partito alla ricerca di qualcosa che non fosse più lacerato, drammatico, frantumato, compose le sue "Finestre" definendole Frasi colorate, vivificanti la superficie della tela secondo misure cadenzate che si succedono accavallandosi in movimenti di masse colorate. Il colore questa volta, è pressoché fine a se stesso…
                   Egli rinunciava alle immagini derivate dalla realtà abolendo gli oggetti che potevano corrompere l’opera coloristica.
                   Apollinaire, in definitiva, costatando come le manifestazioni di estrema vitalità della giovane pittura traducessero una novità d’evasione dalle rigide armonie di Picasso e di Braque, profetizzava una vera esplosione del cubismo. Ispirandosi ai poemi del suo Le Bestiaire d’Orphée (1900), il poeta amico dei pittori accostava così le esperienze di Delaunay, di Kupka e dei giovani pittori appartenenti al loro gruppo, ai giochi poetici e musicali, la cui fantastica immaginazione, lo affascinava. Secondo il poeta francese Delaunay riteneva che, se un colore semplice non determina il tono complementare si frange nell’atmosfera e provoca simultaneamente tutti i colori dello spettro solare. Delaunay da parte sua osservava che …nella pittura moderna il fondamento di ogni espressione pura non potrà essere che il contrasto simultaneo : unico mezzo per assicurare il dinamismo dei colori e la loro composizione nel quadro. Una esaltazione della funzione dinamica del colore che determinerebbe un’arte interamente nuova, con proprie leggi creative, staccata da ogni obbiettiva e visuale rappresentazione della natura. In realtà, il concetto basilare di una pittura orfica risalirebbe alla "legge del contrasto simultaneo dei colori" formulata da Michel Chevreul che espose sotto l’omonimo titolo le sue teorie ancora nel 1838 e che Delaunay aveva studiate. In precedenza Delaunay aveva sottolineato la sua fedeltà ai colori puri dell’Impressionismo, e in seguito aveva esaltato il contrasto del colore, ammirando la geniale trovata di Seurat, per giungere ad affermare che il principio di tutta la pittura moderna era espresso dal simultaneo contrasto dei colori. Una teoria che portò al dinamismo del colore e alla costruzione dei quadri secondo un concetto primario. L’esaltazione del colore portava per conseguenza la totale inutilità, nel dipinto, dell’oggettiva rappresentazione della natura.
                   L’Orfismo, come il Cubismo aveva ricomposto diversamente gli oggetti nel dipinto, ricercava nella ricomposizione della luce il suo attuarsi, e Delaunay la compose e ricompose a caso affidando la bellezza del dipinto a una nuova realtà luminosa. Egli fu seguito da Kupka e Picabia, il primo nella ricerca di sovrapporre superfici colorate e piani di colore che si intersecano e innestano gli uni negli altri con singolari effetti; il secondo, Picabia, soggiacendo all’Orfismo nella sua costante ricerca di verità e per il suo interesse connaturale per la poesia che nella concezione dell’Orfismo appare tanto suggestiva quanto fondamentale. Naturalmente Robert Delaunay rimane la figura più rilevante dell’Orfismo che egli iniziò tornando alla pittura, per così dire, pura, dove appunto il colore diveniva soggetto. Ancora, tra gli orfisti, ricordiamo la stessa moglie di Delaunay, Sonia Terk, che seguì l’esperienza cubista e orfica del marito per vivere in seguito una sua propria vicenda nel campo dell’Astrattismo volgendosi particolarmente all’abbigliamento e alla decorazione.
 
delaunay terk delaunay family
Un'opera di Rober Delaunay, una di sua moglie Sonya Terk ed una loro foto.
 
 
CERIS ARTE
Contenitore d'Arte Moderna e Contemporanea