
Nasce a Torino nel 1909.
Pippo Oriani, dopo aver intrapreso studi di architettura si dedica alla
pittura entrando in contatto con Fillia e col gruppo futurista torinese
ma tiene contatti anche con gli architetti Pagano, Persico e Levi
Montalcini, nonchè con Casorati e col Gruppo dei Sei. Il suo esordio
espositivo avviene nel Padiglione Futurista alla mostra internazionale
di Torino del 1928. Coi Futuristi partecipa successivamente alle
rassegne di Mantova, della Promotrice torinese e di Barcellona dove le
sue scenografie sono premiate con medaglia d'oro, di Parigi e
Alessandria. A Milano allestisce una propria sala alla mostra dei
Futuristi italiani alla Galleria Pesaro ed espone alle mostre itineranti
del gruppo, di cui collabora ad aggiornare la poetica, sulle indicazioni
della cultura europea, soggiornando a più riprese a Parigi tra '29 e
'33, in contatto con i maggiori interpreti delle avanguardie, da Zadkine
a Lèger, Kandinsky, Delaunay, Le Corbusier, Prampolini. Nel 1929 espone
alla Galèrie 23 nature morte vicine a Severini. Nel '30 lavora sul
concetto di "simultaneità" in un ambito neocubista non privo di
inflessioni metafisiche e simboliche. L'artista assume un ruolo
significativo nell'ambito del Secondo futurismo a Torino. Tipica della
sua ricerca è una forte componente astratta che si innerva di eleganze
surrealistiche. Espone alla Biennale di Venezia del 1932 "Nascita della
simultaneità" che si considera il suo capolavoro, con il coevo
"Paesaggio interplanetario", esposto a Parigi e con l'inquietante
"Divinizzazione dello spazio" del 1933, ora alla Galleria d'arte moderna
di Torino. Nel '34 si rivolge all'aeropittura; nel '35 ritorna al
postcubismo braquiano mentre nella Biennale del '36 espone opere in
clima espressionista: nei suoi dipinti risultano comunque dinamicamente
sottolineati i ritmi plastici. Nel 1938 espone con Costa e Mino Rosso
alla Galleria Gianferrari di Milano; ancora con Mino Rosso a Torino nel
1939. Ampia la collaborazione dell'artista con scritti a riviste
futuriste. Lungo il quarto decennio Oriani lavora in architettura
accanto a Sartoris, Djulgheroff e Fillia, e con Rosso e Fillia
nell'allestimento di interni (i suoi lavori sono citati nel 1931 nel
volume di Fillia su "La nuova architettura"), con Martina e Cordero nel
campo della cinematografia d'avanguardia: con i citati realizza a Parigi
il film "Vitesse". Muore a Roma nel 1972.
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